Esalazioni Etiliche


Thursday 18 October 2007


Il nostro contributo su KelaBlu, il blog di Massimo Bernardi

Chi non lo conosce ancora, farebbe bene a fargli una visitina, perché KelaBlu, il food tabloid del Gambero Rosso (molto meglio di "blog" no?), è una fonte continua di idee e informazioni affrontate con competenza e ironia da Massimo Bernardi. Per questa ragione io e Alessandro abbiamo accolto con enfasi l'invito a partecipare, insieme ad altri comunicatori di provata esperienza come Andrea, Barbara, Fiorenzo, Franco, Giampiero, Lizzy, Luciano, Marco, Max, al Vino del Giorno. Una rubrica quotidiana dove ciascuno di noi propone in un linguaggio personale e scanzonato un vino su cui riflettere, buono o cattivo (finora solo buoni, ma si tratta solo di tempo...), a buon mercato o costoso, premiato o ignorato, noto o sconosciuto, controverso o comunicativo, imperdibile o assolutamente perdibile. Non vi resta che seguire la rubrica, partita il 3 settembre.
Intanto noi vi proponiamo le nostre prime quattro degustazioni:

16 ottobre
Carmignano Terre a mano 2002 - Fattoria Bacchereto

11 ottobre
Lambrusco Salamino di S.Croce 2005 - Luciano Saetti

28 settembre
Terlaner Classico 2006 - Cantina di Terlano

13 settembre
Vigne di Licigno 2004 - Kandie

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Thursday 4 October 2007


Un incontro enoico a Panicale, nel cuore dell'Umbria: quando la semplicità fa piacere

Quando mi è arrivato l'invito a partecipare ad una degustazione in giro per le strade di Panicale, un grazioso comune in provincia di Perugia, l'ho accolto con entusiasmo. Sapevo bene che, anche se era rivolto ai professionisti, non sarebbe stato un incontro in pomposa e pesante livrea. Piuttosto una passeggiata fra amici, informale, volta a far conoscere le numerose realtà vinicole della zona.

Si trattava del 1° banco d'assaggio dei vini dei Colli del Trasimeno, organizzato sabato 15 settembre dal Gal Trasimeno Orvietano, in forma di educational con un percorso di degustazione guidato da un sommelier Ais, inserito all'interno di una manifestazione molto nota in Umbria, la XXXII Festa dell'Uva di Panicale.
L'eseprienza era per me del tutto nuova, intendo dire quella di essere "guidato" nella degustazione da un sommelier A.I.S., risentire le parole e i termini che nove anni fa avevano iniziato a farmi entrare nel mondo "tecnico" del vino mi dava una sensazione di "ringiovanimento dello spirito".
Al contrario degli eventi di grido, dove tutto avviene in modo assai più formale e distaccato, il drappello di partecipanti era piacevolmente accompagnato dal Presidente della Pro Loco di Panicale Enzo Bacherini, dal Sindaco Luciana Bianco, dalla coordinatrice del Gal Francesca Caproni e da Tiziana Del Frate dell'Agenzia di Stampa Akropolis, che mi ha segnalato l'evento. La degustazione era organizzata a tappe lungo i vialetti che da Piazza Umberto I si addentravano nel centro storico, presso negozi o cantine appositamente attrezzate. Un'occasione per visitare uno dei pochi paesi umbri che ancora non conoscevo, vista la mia antica passione per questa regione confinante con la mia, il Lazio.

Sette le aziende partecipanti: Madrevite (della famiglia Chiucchiurlotto), Il Poggio, Pucciarella, La Querciolana, Terre del Carpine, Boschetto, più una "fuori zona", Cantine Colli Perugini, la più grande realtà vinicola dell'Umbria.
Dell'azienda Madrevite ho degustato il Colli del Trasimeno Glanio 2005, assemblaggio di sangiovese 70%, gamay 20% e merlot 10%, dal colore rubino con evidenti riflessi granati, caratterizzato da note di ciliegia e mora mature, pepe rosa e sfumature vegetali, bocca morbida, ancora vegetale, non molto coinvolgente e finale piuttosto amarognolo.
Per quanto riguarda la Cantina Colli Perugini, della vasta gamma produttiva era presente una selezione; io ho degustato il Colli Perugini Rosso Colle Regio 2005 (sangiovese, sagrantino, cabernet sauvignon), rubino con riflessi porpora, orientato su toni di amarena e ciliegia nera, una punta di ribes nero e leggero chiodo di garofano; al palato denota una buona freschezza e una leggera sapidità, ma anch'esso non brilla per complessità né originalità; il Colli Perugini Rosso Landone 2005 (sangiovese, merlot e altre varietà) mi ha lasciato decisamente poco convinto, naso non pultissimo anche se si coglie una sfumatura di viola, bocca squilibrata, tannino poco elegante, liquirizia e poco altro.
Con Il Poggio, dopo opportuna ripulita dai vini rossi, ho puntato per curiosità al Vermentino 2006, purtroppo non freschissimo, che al naso fatico a riconoscere, ma la zona è diversa, qui appare molto floreale e agrumato ma anche venato da note di banana, mentre al palato mi sembra un po' esile, poco ampio nella trama che ripropone i toni fruttati e una leggera spinta speziata, ma la temperatura non gli ha certo giovato. Piuttosto banale il Colli del Trasimeno Merlot 2004, fruttato di ciliegia, venato da una leggera sfumatura di pepe, mentre in bocca appare morbido, rotondo, niente più.
Uno dei vini che ho più apprezzato, sarà la mia forte passione per questa tipologia, è il Rosato di Boldrino 2006, un ciliegiolo dell'azienda La Querciolana, davvero gustoso, fresco, pimpante, profumato di fiori e piccoli frutti di bosco, un piccolo gioiellino. Interessante il Colli del Trasimeno Grifo di Boldrino Riserva 2004, dal bel colore rubino vivace, molto lontano da quelle iperconcentrazioni a cui siamo abituati con moltissimi vini rossi. Sicuramente perderebbe punti nelle sessioni di degustazione presidiate da amanti del vino impenetrabile già nel colore. Il bouquet ci dona deliziose sfumature di marasca, lampone e cannella, mentre all'assaggio propone un tannino levigato, un buon frutto e un finale appena amarognolo.
Con Pucciarella entriamo in un altro mondo, qui c'è la mano di Riccardo Cotarella, che come al solito si sente ma la materia prima è decisamente interessante: il Colli del Trasimeno Agnolo 2006, frutto di una miscellanea di trebbiano, grechetto, chardonnay e malvasia colpisce subito per la freschezza dei profumi, un vero e proprio bouquet floreale, arricchito da note di frutta fresca e in minima parte esotica, con un sottofondo minerale interessante; fresco e succoso in bocca, molto pulito e con un bel sottofondo sapido. L'Arsiccio 2006 è uno chardonnay in purezza, molto fine, con note di biancospino, mango e pesca, intenso al palato, mostra ancora una decisa presenza del legno, che lascia toni dolciastri e mielati. Il Colli del Trasimeno Berlinger 2005 è un blend di sangiovese, merlot e gamay, come da disciplinare, molto fresco e piacevole con note di mirtillo, mora, ciliegia, mentre al gusto denota qualche amaritudine di troppo ma è complessivamente piacevole. Il Sant'Anna 2005 (sangiovese, merlot e una piccola percentuale di ciliegiolo) sosta in botti grandi ed esprime un colore rubino fitto e concentrato (guarda caso), prevedibile nel suo sviluppo espressivo, molto tecnico ma con poca anima. L'Empireo 2004 (merlot, sagrantino e cabernet) si fa un bel riposino in barrique per 14 mesi, proponendoci un naso dolce e sornione, maturo nel frutto, corrispondente in bocca, dove lo ritroviamo denso e compatto, rotondo, succoso ma con poco slancio di freschezza. Il Colli del Trasimeno Vin Santo 2001 (una vera chicca da queste parti) è composto da trebbiano e malvasia, riposa sui graticci a lungo, al naso ci offre un bel cesto di frutta candita e secca, un'ampia speziatura e una freschezza decisa che si ritrova anche all'assaggio, rendendolo straordinariamente dinamico e godibile; il prezzo in cantina è di soli 8 euro.
Infine da una piccola azienda che si trova proprio nei pressi di Panicale, il Boschetto, l'unico vino prodotto, un Rosso da tavola 2005 che porta lo stesso nome, ottenuto da sangiovese 60%, canaiolo 20%, merlot 10%, ciliegiolo 10%, dal naso molto profumato, di ciliegia croccante, cannella, cardamomo, pepe rosa, in bocca ha un bello slancio, tannino fine ma ben presente e uno spunto pepato assai stimolante.

In conclusione, l'impressione generale è che la zona vive in un'atmosfera di confusione, evidenziata già dalle varietà utilizzate, poche delle quali sono legate realmente al territorio e possono offrire spunti interessanti. I vini non spiccano per carattere, spesso appaiono prevedibili, non emozionano, sembra mancare un lavoro di approfondimento, una ricerca mirata per conoscere più a fondo le potenzialità sia ampelografiche che di territorio. Lo stesso disciplinare (ma anche gli altri di zone limitrofe) sembra essere stato concepito in un'epoca dove non era la qualità l'elemento principe; i tempi sono cambiati ed è necessario rivedere un po' tutto, cercando possibilmente di non imitare ma di dare vita a qualcosa che abbia un significato proprio, frutto di ricerca e impegno, elementi oramai indispensabili per ottenere risultati importanti e duraturi nel tempo.

Madrevite
Via Cimbano, 36, Loc. Vaiano, Castiglione del Lago tel. 075/9527220
info.madrevite@libero.it

Cantine Colli Perugini
Zona industriale sud - Marsciano (PG)
tel. 075/8749523 - 075/8749510

Terre del Carpine
via Formanuova, 87 Magione
tel. 075/840298 - Fax 075843744

Il Poggio
Via Petrarca, 8 - 06060 Macchie - Castiglione del Lago
Tel. 347/9229671 - Fax 075/9589923
info@vitivinicolailpoggio.com

La Querciolana
Via Vieniche, 4 - Panicale
Tel. 075 837477
info@laquerciolana.it

Pucciarella
Viale Perugia , Loc. Villa - MAGIONE
tel. 075/8409147
fax 075/8408440
azienda.pucciarella@virgilio.it

Boschetto
Via Boschetto, 14 - Panicale

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Friday 17 August 2007


Vacanze in Alto Adige

BUONE VACANZE!

Una settimana, dal 18 al 25, in Alto Adige con la mia consorte, con base a Lagundo di fronte alla Val Venosta. Non so se visiterò cantine poiché l'obiettivo principale della vacanza è il riposo e, perché no, una pausa anche dai doveri enologici. Non mancheranno però le cene e i vini di accompagno, per cui non è detto che ogni tanto non scriva qualcosa. Per ora mando a tutti coloro che ancora non hanno "staccato" dagli impegni, un augurio di massimo svago e divertimento secondo le vostre aspettative. E NON GUIDATE DOPO AVER BEVUTO!

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Thursday 9 August 2007


Quando la passione va oltre il puro interesse commerciale

C'è un'enoteca a Roma, anzi un'enoteca-dolciumi, che vale la pena andare a visitare anche se si proviene da un quartiere lontano, perché il titolare è una persona speciale, uno di quegli uomini che nonostante siano decenni che sta dentro questa attività, non ha mai smesso di provare curiosità e passione, di tenersi sempre informato e cercare nuovi stimoli e idee. Augusto Di Biagio gestisce con impegno e indiscutibili capacità, non solo commerciali, un ampio negozio situato in Piazzale Jonio 6-7, una specie di supermercato selezionato, suddiviso in due reparti ben distinti ma in qualche modo correlati. Certo del supermercato ha molto poco, se non nella varietà di marche e prodotti che offre, ma di un livello qualitativo assai diverso. Una volta entrati ci si immerge subito nel variegato mondo degli alimenti dolciari, dai biscotti alle cioccolate, dalle confetture ai differenti tipi di miele, con un occhio sia al prodotto interno che estero. E' assolutamente improbabile che si esca dall'enoteca senza aver acquistato nulla, perché in realtà la sfera alimentare tocca anche le produzioni salate, come confezioni di tonni pregiati, acciughe, bottarga, salse prelibate, sughi, per poi spostarsi sugli aceti e gli oli, ovviamente di ottima qualità, fino alle birre italiane ed estere artigianali. Poi arriviamo all'altra sala, dove troviamo una vetrina con esposti vari tipi di calici e accessori per il vino, una cantinetta con lucchetto con i vini "di grido", una serie di scaffali con le bottiglie ordinate per regione, ampio spazio alla spumantistica e una buona presenza di vini esteri.

L'esperienza si può arricchire partecipando ai numerosi cicli degustativi che si susseguono ad ogni stagione (basta iscriversi alla mailing list per essere sempre informati), di vini e specialità alimentari. Le degustazioni del martedì e del giovedì sono serali, si effettuano al tavolo e sono accompagnate da mini-lezioni sul tema tenute da esperti in materia. Il sabato pomeriggio, invece, avvengono durante l'orario di apertura dell'enoteca, mediante l'allestimento di un tavolo "volante" dove saranno i sommeliers che lavorano in enoteca a commentare il prodotto proposto. Infine, periodicamente, vengono organizzati dei mini corsi di approfondimento sul vino, otto appuntamenti dove si affronta la teoria e la pratica di degustazione.

Tutto questo sarebbe già un ottimo motivo per fare una visita a Piazzale Jonio 6, ma in realtà, la differenza la fa il titolare: persona riservata, quasi d'altri tempi, ma che dallo sguardo lascia trapelare una voglia di fare e un desiderio di diffondere per quanto gli è possibile la cultura del buon bere (e mangiare). Augusto sa perfettamente che, se si limitasse a contattare i produttori che può comodamente trovare sulle guide di settore, la sua sarebbe un'enoteca come un'altra, priva di iniziativa e di spunti di interesse. E' proprio qui la differenza, nella volontà di tentare altre strade, di sperimentare personalmente le diverse realtà che possono avere qualcosa da dire che non sia prevedibile ma fortemente radicato nel territorio, e soprattutto la voglia di dare spazio a coloro che il vino lo fanno con la stessa passione, magari senza avere alle spalle cantine ultramoderne ideate da architetti che amano stupire, ma semplicemente "quello che serve per fare in modo che la vite restituisca nella bottiglia tutto il patrimonio della terra dove è stata allevata".

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Friday 18 May 2007


Incontro con Antoine Gaita all'Enoteca Bistrot Uve e Forme

Devo agli amici Sabrina e Pietro, proprietari e bravissimi animatori dell'enoteca Bistrot Uve e Forme, se ieri sera ho potuto partecipare ad una splendida verticale di Fiano di Avellino Vigna della Congregazione in presenza del produttore, Antoine Gaita, con ottima cena abbinata.

Conosco da tempo questo straordinario fiano, ma non avevo ancora avuto occasione di incontrare Antoine, un personaggio di grande simpatia e disponibilità, che non nasconde le sue convinzioni né la sua posizione critica sui numerosi aspetti contraddittori del mondo del vino. Nato in Belgio da una famiglia di minatori, ha imparato ad apprezzare il vino molto presto, tanto da sentire l'esigenza di diventare viticoltore una volta finiti gli studi. Trasferitosi in Italia è riuscito a realizzare il suo sogno a Montefredane, nel 1980, proprio con quel vigneto che dà il nome al suo vino, esposto a nord ma protetto dal freddo e dal vento dai vicini rilievi montuosi. Sperimentatore accanito, ha sempre avuto ben chiaro in mente di voler produrre un vino importante, diverso da tutti quelli allora prodotti nella zona, un vino che avesse la finezza e la longevita di un grande bianco francese, ma mantenendo sempre vive le caratteristiche e le peculiarità del territorio e del vitigno. A dire il vero Antoine aveva un altro sogno nel cassetto, produrre un grande pinot noir, ma i vari tentativi effettuati fino agli inizi degli anni '90 non hanno dato gli esiti sperati. La prima annata di Fiano risale al 1993, il vino aveva una gradazione alcolica del 13,5%, impensabile a quell'epoca, dove la maggior parte degli enologi si basavano sull'idea che i grandi vini bianchi francesi nascessero dal freddo e pertanto non potessero avere una gradazione elevata. Alla fine degli anni '90 Antoine volle accostare alla versione in solo acciaio, una vinificata in barrique "sur lies", abbandonata alcuni anni fa, ma Antoine ci ha confessato che ha intenzione di riprovarci. Sono già parecchi anni che utilizza metodi biologici, dal sovescio del favino nero del Vesuvio (la tecnica del sovescio consiste nella semina di una coltura erbacea, in questo caso di una leguminosa, allo scopo non di raccoglierne il prodotto, ma di interrarne la massa verde per fertilizzare il terreno e arricchirlo di azoto) alla classica poltiglia bordolese, evitando qualsiasi intervento chimico o fitosanitario (a parte il classico rame, in piccole dosi, consentito dal disciplinare biologico). Stranamente ha alcuni preconcetti sul metodo biodinamico, ma a mio avviso frutto di un suo mancato approfondimento sul tema.

La verticale
Le annate presentate erano '97, '98, '02, '03, '04 e in anteprima la '05. Non voglio dilungarmi con le classiche note di degustazione, due delle quali sono già presenti su Lavinium, desidero però esprimere alcune impressioni avute attraverso il colloquio con Antoine Gaita e sull'annata 2002 che è quella che mi ha più emozionato. Dal 1980 a oggi sono passate 26 vendemmie (a breve 27), Antoine dimostra di essere tuttora alla ricerca del suo vino, o meglio della sua idea di vino, e come tutti gli "artisti" non si accontenterà mai, ma cercherà sempre nuovi traguardi (non a caso di recente è uscito con l'Aglianico 2004 ed ha appena prodotto il suo primo rosato in soli 1.000 esemplari). La cosa che più mi ha colpito è che questo suo continuo movimento si riflette perfettamente nei vini, tutti diversi anche se legati da un filo conduttore, tutti comunque espressione delle diverse annate, ma come accade spesso a chi è artefice di un'opera, questi non sempre è la persona più indicata per giudicarla. Perché dico questo? Perché attorno a quel tavolo dove abbiamo degustato è stato l'unico ad aver dichiarato di non amare la versione 2002. Il suo giudizio potrebbe essere fuorviato dal fatto che la 2002 non è stata una buona annata, e che il vino non ha quella concentrazione che Antoine vorrebbe. Ma questo non è necessariamente un limite, anzi, in questo caso sembra che il vino abbia avuto la possibilità di acquistare in finezza, di trovare una dimensione di grande respiro, che stia evolvendo magnificamente, ricco nei suoi tratti minerali (ricorda l'odore della roccia umida), nelle sfumature di agrumi maturi e miele, nei richiami di mandorla, cenere, caramella mou; in continua metamorfosi il bouquet si espande abbracciando note di lievito, popcorn, salvia. La grande sapidità che emerge al palato, l'ancora buona spinta acida, la leggera tannicità che si avverte, l'ottima corrispondenza gustativa sono tutte garanzia di un percorso evolutivo che non è terminato, a dimostrazione che l'eccellente lavoro di vigna, gli accorgimenti ad evitare qualsiasi forzatura in cantina hanno contribuito a garantire un'ottima riuscita da un'apparente piccola annata, e questo ne determina ancor più la grandezza. Questione di gusti, ovviamente...

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