Tuesday 1 April 2008
Crisi del vino a Montalcino: intanto si fa due passi fra le vigne del Brunello

Le notizie fioccano da un giornale all'altro, sul web si discute animatamente, qualcuno è sbalordito altri lo danno come un fatto risaputo. In tutti i casi ben venga la chiarezza, escano fuori i nomi, magari a tempo debito, quando le indagini confermeranno le eventuali frodi, o no? No, i nomi, alcuni nomi sono già usciti, ma ce ne sono altri, un giorno sono 3, poi 4, poi 7, il numero può solo crescere ma non diminuire. Si corre ai ripari cercando di salvaguardare l'immagine del Brunello di Montalcino, soprattutto all'estero, dove ormai ci guardano con una diffidenza difficilmente ricuperabile. Troppi scandali, troppi inciuci, troppe porcherie che escono fuori, magari alcune enfatizzate proprio da noi, dalla stampa italiana che è fatta di giornalisti che con lo scoop ci ricavano non pochi vantaggi. Ma queste cose in realtà si sanno, non c'è nulla di nuovo all'orizzonte. Lo scoop è solo nell'averle annunciate.

Quello che è certo, l'indagine deve andare avanti, sarà una lotta fra avvocati, una sfida fra i diversi poteri, tutti hanno diritto a difendersi, ci mancherebbe altro. Intanto nei forum, nei blog, si accende il dibattito, si parla di guide, di scoprire se fra quei vini che sono stati più volte premiati ci sono proprio quelli taroccati. Già ma taroccati con vino del sud o con cabernet, syrah e merlot presenti in vigna? La prima ipotesi è stata subito scartata, quindi le famose cisterne fantasma sono destinate a rimanere tali. Si punta ai vitigni internescional, quelli che spuntano fuori tra degustatori e poi, stranamente, al momento degli articoli, si riducono drasticamente a poche, sporadiche, incerte citazioni. Beh, nessuno ha il naso e il palato tecnologici, eppure molti hanno più volte avuto le stesse impressioni, certi Brunello non convincono, e non perché rinfrescati o particolarmente concentrati, ma proprio per le caratteristiche organolettiche. Alcuni degustatori sono certi, non hanno dubbi, alcuni produttori pure, si trovano in zona, ci vivono, si conoscono, ma più che parlarne privatamente non si può.

Certo le indagini erano iniziate già da qualche tempo, ma chi si aspettava che la soffiata sarebbe arrivata proprio ora, in questo momento già abbondantemente critico e difficile per il Paese, che deve fare i conti con la mondezza, con le mozzarelle, con l'Alitalia, con la Thyssen, con le morti bianche, con le elezioni. Forse, in attesa degli eventi, è il caso di prendersi una pausa, perché no, magari passeggiando fra i vigneti di sangiovese grosso, pensando che anche se con qualche nuvola c'è una bella giornata, chiacchierando d'altro con Anna Maria e Andrea, proprietari dell'azienda Podere Paganico, situata a Torrenieri, poco più di 3 ettari di vigna, di cui 2,5 destinati a Brunello e Rosso e mezzo destinato alla doc Orcia, tutti rigorosamente con uve sangiovese.

Anna Maria parla con mia moglie Laura, l'atmosfera è tranquilla, ci sono due cani squisitamente pigri e tre bambini deliziosi, che Andrea pensa già "saranno le mie braccia future". A tavola ci aspetta un bel salame di cinta senese preparata da Anna Maria, gustosissimo, "i maiali si nutrono di ghiande", che bontà, potrei pranzare anche solo con quella. Poi tocca a delle saporite tagliatelle con la cinta, l'agnello con le patate al forno, intanto si sorseggiano il Rosso di Montalcino 2004, i Brunello 2003, 2004 e 2006 (splendido, figlio di un'annata dove tutto sembra avere già trovato il migliore equilibrio).
Le preoccupazioni appaiono lontane, si parla d'altro, l'atmosfera è serena e la giornata migliora poco a poco. Questo momento è tutto nostro e ce lo godiamo in santa pace, nel silenzio di questi luoghi, per oggi ci prendiamo una meritata pausa.
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Thursday 28 February 2008
A.A.A. Cercasi Rosato disperatamente
Non c'è che dire, siamo un popolo strano, d'altronde questi governi che abbiamo avuto e, probabilmente, continueremo ad avere, sono la dimostrazione di una profonda fatica al cambiamento, fatica che si esprime in mille modi diversi, anche quando si tratta di scegliere un vino. Si, perché nonostante in Italia non manchino certo i produttori di qualità in grado di sfornare ottimi vini rosati, c'è ancora molta gente, enotecari e ristoratori per primi, che pensa siano vinelli, scarti di produzione e nulla più. E' curioso che invece il Novello, questo si, ottenuto con uve di scarto e con un processo di vinificazione che non gli consente di arrivare neanche alla primavera successiva, riesca a trovare ancora molti acquirenti, nonostante il prezzo sia ormai equiparabile a quello di un buon Dolcetto di Diano d'Alba o ad un Chianti Classico (uno su tutti quello eccellente di Castellinuzza e Piuca in vendita a 7 euro, provare per credere!).
Insomma, a parte le regioni di più antica tradizione in rosa, come la Puglia e l'Abruzzo, vi sono zone dove questo vino fatica a trovare terreno fertile nel mercato interno, mentre non ha problemi all'estero. E' quanto accade ad Andrea Rinaldi, produttore dell'Alessandrino che vende il suo Aurora quasi tutto in Danimarca. Eppure è un vino ottimo e, fra l'altro, originale, ottenuto da brachetto 85%, cortese 10% e bonarda 5%, un uvaggio non casuale, il primo vitigno fornisce la gamma aromatica, il secondo l'acidità e il terzo il colore. La versione 2006 (non riportato in etichetta poiché si tratta di un vino da tavola, dato che in Piemonte non esiste l'Igt e non è previsto il rosato in nessuna denominazione d'origine) presenta un colore di un bel chiaretto luminoso con venature granate, profumo che richiama la rosa, il lampone, la ciliegia, ma anche una delicata nota di mandorla, suggestioni minerali e di sottobosco. In bocca ha una bella freschezza, una leggera ma piacevolissima tannicità, una beva succosa con quel retrogusto amarognolo che rende il finale particolarmente gradevole e invitante al riassaggio. E l'Aurora 2007, imbottigliato da poco, appare ancora più interessante e profumato, esprime un frutto più nitido e spiccato, anche la trama floreale è mollo bella, un buoquet gradevole ed elegante che spazia dalla rosa al ciclamino, dalla fragolina di bosco al lampone e alla ciliegia, una particolare sfumatura agrumata che ricorda l'arancia gialla, forse frutto della piccola percentuale di cortese, poi la melagrana, il ribes rosso. Al palato è fresco e appena tannico, con un corredo aromatico fine ed elegante, molto particolare l'effetto amaricante avvolto di sapidità che si percepisce nel finale. Vino godibilissimo, vibrante e persistente, originale e da tenere presente per tutti gli appassionati di questa fin troppo sottovalutata tipologia.
Azienda Agricola Rinaldi di Andrea Rinaldi Via Roma, 31 - 15010 Ricaldone (AL) Sito internet: www.rinaldivini.com E-mail: info@rinaldivini.com rinaldi_vini@libero.it Tel. 0144/74144.
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Tuesday 15 January 2008
La Brugherata e quel Moscato di Scanzo che non basta mai
Devo all'amico Giovanni Vattani, grande appassionato di vino, organizzatore di eventi enogastronomici e collaboratore di laVINIum, se ho potuto cogliere l'occasione per riassaggiare quello straordinario vino passito che nasce sulle colline di Scanzorosciate (BG) all'interno della Doc Valcalepio, dalla quale si è giustamente reso indipendente nel 2002, che prende il nome di Moscato di Scanzo. Giovanni ha infatti organizzato proprio ieri sera, presso Domus Talenti, in via Quattro Fontane 113 a Roma, una degustazione dal titolo "La sottile linea rossa: Viaggio nell'Italia in rosso da Nord a Sud", con quattro aziende partecipanti: Azienda Agricola La Brugherata (Scanzorosciate - BG) Azienda Agricola Trabucchi (Illasi - VR) Castello di Magione (Magione - PG) Azienda Agricola Disisa (contrada Disisa, Grisì, Monreale - PA).
Il Moscato di Scanzo è un vino passito ottenuto dall'uva omonima, portata sui colli di Scanzo dai coloni romani (secondo il Calvi era già presente a metà del tredicesimo secolo); sebbene la sua storia remota il vitigno è stato iscritto al catalogo nazionale delle varietà di vite per uva da vino solamente nel 1981. In passato è stato erroneamente confuso con l'aleatico e la negrara trentina. La Doc è una delle più piccole d'Italia con circa 40 ettari vitati e una produzione media di 50 mila bottiglie da 50 cl. Per darvi un'idea, l'azienda La Brugherata, che è uno dei massimi produttori, dispone di due soli ettari di moscato di Scanzo. Ecco perché si tratta di una vera e propria chicca, non facile da trovare, anche perché è molto richiesto all'estero.
Ieri sera ho avuto modo di degustare l'annata 2003 de La Brugherata, di cui sono state prodotte solo 1500 bottiglie da mezzo litro, in quanto è stata un'annata assai difficile e torrida, tanto da aver letteralmente bruciato alcuni filari di vite, costringendo ad una selezione ancora maggiore del solito. Dopo la raccolta (che solitamente avviene agli inizi di ottobre, mentre nel 2003 è stata anticipata a metà settembre) i grappoli vengono posti ad appassire in locali condizionati per un periodo che va dai venti ai quaranta giorni (in situazione normale fino a metà dicembre). Dopo la fermentazione il vino viene affinato per due anni in contenitori di vetro o acciaio, semplicemente perché quest'uva ha chiaramente dimostrato di non tollerare il legno. Il vino che ho degustato si presentava di un colore ancora rubino, molto bello, naso affascinante, con impatto iniziale di frutta in composta, lamponcini, ciliegie, fragole, per poi aprirsi a bellissime note floreali di rosa e giaggiolo, e ancora macchia mediterranea (in azienda c'è una quantità enorme di erbe e fiori), spezie miste, noce moscata, incenso. Ogni volta che portavo il calice al naso scoprivo nuovi profumi. Al palato i 15 gradi si facevano sentire, l'annata è stata caldissima, ma c'era abbastanza freschezza e una dolcezza contenuta che gli davano un equilibrio quasi perfetto. Il finale, delicatamente sapido, era talmente piacevole che era impossibile accontentarsi del classico "sorso".
Azienda Agricola La Brugherata di Bendinelli Silvia & C. Via Medolago n. 47 - Scanzorosciate (frazione Rosciate) (BG) Tel: 035/655202 Fax: 035/6590467 e-mail info@labrugherata.it sito www.labrugherata.it
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Tuesday 27 November 2007
Alla riscoperta del Boca: viaggio appassionante nel Nord Piemonte
Ci sono luoghi che a volte faticano a conquistare la giusta notorietà, forse perché situati in zone distanti dai grossi centri urbani, luoghi che occupano un perimetro modesto, un puntino appena visibile su una carta geografica a scala nazionale, e magari meriterebbero una maggiore attenzione, potrebbero rivelarsi delle piccole perle, dei gioielli ricchi di storia. E' sicuramente il caso del territorio collocato a nord di Novara, che comprende una piccola ma importantissima Denominazione di Origine, il Boca.
Questa piccola Doc nata nel 1969, che comprende i comuni di Boca, Grignasco, Maggiora, Prato Sesia e Cavallirio, prevede la produzione di un vino rosso importante, appunto il Boca, a base di nebbiolo (dal 45 al 70%), vespolina (20-40%) e uva rara o bonarda novarese fino al 20%. Per dare l'opportunità di conoscerla meglio, sette produttori storici di questa denominazione si sono riuniti per la prima volta per una serata di presentazione e degustazione, condotta dal giornalista olandese Paul Balke, che si svolgerà giovedì 29 novembre al mitico Ristorante Pinocchio di Borgomanero. Un'occasione unica, organizzata con la collaborazione di Paolo Ferraro, autore di un sito fondamentale per conoscere la storia, la cultura, i luoghi e le persone delle Colline Novaresi. I sette produttori sono Antico Borgo dei Cavalli di Sergio Barbaglia, Carlone Davide, Marcodini Giancarlo, Cantine del Castello, Le Piane di Christoph Künzli, Podere ai Valloni e Tenuta del Boca di Massimo Zonca.
Per informazioni e prenotazioni: Ristorante Pinocchio giovedì 29 novembre 2007 - ore 20,30 Cena con degustazione euro 45,00 Via Matteotti, 47 28021 Borgomanero (NO) Tel. 0322/82273
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Monday 22 October 2007
Che c'azzecca il Friuli con la cucina della Sabina? C'azzecca, c'azzecca...
Lo so, la prima cosa che ti insegnano riguardo gli abbinamenti cibo/vino è che i migliori sono quelli regionali, tipo "con il cotechino ci vuole il Lambrusco". A parte gli scherzi, in effetti è spesso così, ma sarebbe triste se ci limitassimo ad accettare per scontato questo concetto. In realtà, grazie a Dio, visto che nessuno ci punta dietro una pistola, quando andiamo al ristorante abbiamo la possibilità di sperimentare, tentare voli pindarici (tanto il rischio è tutto nostro...e dei malcapitati che potrebbero subire i nostri capricci maniacali), accostamenti azzardati, semplicemente per il gusto di verificare "cosa potrebbe succedere".
Ieri, domenica 21 ottobre, giornata decisamente fredda a causa di una tramontana che toglieva qualsiasi fantasia di fare "passeggiate romantiche", la mia inseparabile consorte ed io abbiamo deciso di pranzare al Ristorante degli Angeli, situato in Località Madonna degli Angeli a Magliano Sabina (0744/91377), in provincia di Rieti. Ambiente sobrio e perfettamente in tono con lo stile delle tipiche dimore d'epoca della Sabina, vanta una cucina legata alla tradizione locale con un tocco di originalità. La carta dei vini è più che soddisfacente, suddivisa per tipologia di vino e per regione, con uno spazio giustamente ampio per i vini della zona, ma che offre alcune perle come i tre Sorì di Angelo Gaja.
L'abbinamento "non standard" che ho voluto fare è stato la Faraona alla leccarda con crostini di interiora (piatto tipico sabino, del costo di 8,60 euro) e il COF Cialla Schioppettino 2003 dell'azienda friulana Ronchi di Cialla (proposto a 36 euro). Ebbene, niente di più azzeccato, chi l'avrebbe mai detto! il piatto era intenso, saporito, abbastanza succulento ma senza eccessi in grassi, mentre il vino possedeva una notevole forza espressiva, giocata su note appena selvatiche, frutti di bosco e una bella sfumatura di pepe bianco, mentre al palato il tannino maturo ma ben presente stemperava molto bene e il frutto abbondante, arricchito da una bella speziatura, bilanciava perfettamente l'intensità e la persistenza aromatica della faraona. Uno esaltava l'altro, facendomi dimenticare la temperatura piuttosto rigida che mi attendeva all'esterno. Una gran bella soddisfazione.
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