Thursday 29 November 2007
Sette produttori di una piccola denominazione del Nord Piemonte
Un distributore di vino svizzero, un progettista di impianti elettrici, un architetto e un professore universitario, tre sorelle amanti dell'arte, un ristoratore, un ragioniere mancato, in direttore di un'officina meccanica. Chi sono? I magnifici sette produttori di Boca, una doc del novarese che grazie ai loro sforzi congiunti farà sempre più parlare di sé. Teneteli bene a mente perché prossimamente ve ne parleremo dettagliatamente su laVINIum:
- Le Piane di Christoph Künzli
- Podere ai Valloni di Anna Sertorio
- Cantine del Castello di Elena, Anna e Paola Conti
- Tenuta del Boca di Massimo Zonca
- Giancarlo Marcodini
- Davide Carlone
- Antico Borgo dei Cavalli di Sergio Barbaglia
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Friday 23 November 2007
Podere Sanlorenzo: una nuova realtà di Montalcino che farà parlare di sé
A distanza di quattro mesi sono tornato a trovare Luciano Ciolfi, giovane e ambizioso vignaiolo che dagli inizi del terzo millennio si occupa anima e corpo della sua azienda, Podere San Lorenzo, con la consulenza dell'enologo Claudio Gori. Di Luciano e del suo sogno di fare un grande Brunello e, perché no, un altrettanto grande Rosso di Montalcino, vi avevo ampiamente parlato in questo articolo. Ho degustato tutto quello che era possibile, dalle botti e dalle vasche, ricavandone un'impressione generale davvero positiva.

Qui le condizioni sono ottimali, la terra è quella giusta, siamo in collina a oltre 500 metri di altitudine, zona sempre ventilata. Le uve maturano bene, gli interventi difensivi sono assai rari e contenuti, non ci sono praticamente rischi di attacchi di muffe indesiderate. Luciano spera molto e attende pazientemente che il suo primo Brunello, annata 2003, sia pronto per essere messo in commercio (la prossima primavera). Assaggiato a più riprese, sta dimostrando una freschezza e una vivacità che non fanno percepire neanche lontanamente i limiti di quella che è stata una delle annate più calde e siccitose della storia. Si evolve bene, straordinariamente pulito ed equilibrato, con tannini che stanno polimerizzando in modo esemplare. E' già un gran piacere degustarlo mentre matura in botte.

Per ora sono in commercio il Rosso di Montalcino 2004 e 2005, quest'ultimo valutato ben 92 punti dalla brava giornalista americana Kerin O'Keefe, sposata con un italiano (simpaticissimo) e residente in Italia dal 1989, autrice fra l'altro di uno splendido libro dedicato a Franco Biondi Santi, della collana I Semi di Veronelli Editore. Due vini che evidenziano, nonostante le piante siano ancora giovani, le enormi possibilità di questa azienda. Io stesso, pur non essendo stato così generoso nei miei giudizi, non ho potuto fare a meno di innamorarmi di questi vini, un esempio di quanto possa essere grande il sangiovese quando le condizioni sono quelle giuste.

Certo Luciano ha le sue preoccupazioni, sa bene quanto sia difficile emergere nella zona del Brunello: oltre 200 imbottigliatori in un lembo di terra che fa da perimetro al comune di Montalcino. Ma soprattutto alcuni nomi che fanno da punto di riferimento e condizionano non poco sulla strada da intraprendere per riuscire a guadagnarsi la giusta fetta di mercato. Perché ancora oggi, negli States, che rimangono gli acquirenti più ambiti, vanno forte certi vini, potenti, rotondi, dal colore impenetrabile, con tratti che ovviamente non rispecchiano né le peculiarità del sangiovese, né tantomeno quelle del territorio ilcinese. Sono vini fatti in cantina, studiati per il mercato e per le guide, che vincono premi e costano cari, ma continuano ad essere richiesti. Poco importa se quei vini non hanno eleganza e finezza, da quelle parti non sono richieste, si mangia e si beve in modo assai diverso.

Ne abbiamo parlato a lungo, non è facile trarre conclusioni in un senso o in un altro. E' bello pensare di fare il proprio vino, ma è necessario che il frutto delle proprie fatiche non rimanga in cantina, bisogna rientrare dei costi altrimenti si chiude. Le cose però non stanno andando affatto male. Nonostante non ci sia ancora il Brunello che è il vino che trova una maggiore risposta sul mercato, il Rosso sta andando benissimo, si vende soprattutto all'estero, ma progressivamente sta conquistando spazi importanti anche da noi. Come ho più volte detto a Luciano, le condizioni per fare due grandi vini ci sono tutte, è giusto sperimentare, fare prove, verifiche, ma non bisogna farsi prendere troppo la mano, altrimenti si finisce per perdere la strada da cui si era partiti e il vino non ne trae alcun vantaggio.

Il prodotto finale non deve essere frutto di un caso né deve essere fatto per compiacere questa o quella moda, perché ciò che piace oggi domani sarà diverso, c'è una sola vendemmia all'anno e cambiare direzione non è così facile, soprattutto se non si sa più da dove si era partiti. Sono convinto che i vini di Podere Sanlorenzo riscuoteranno grandi successi, perché hanno dalla loro un equilibrio e una piacevolezza che raramente si può riscontrare in gioventù, se non nei vini molto "lavorati", che perdono però il più delle volte quelle sfumature, quella straordinaria bellezza che li rende unici e irripetibili. A gennaio del prossimo anno, con molta probabilità, Luciano avrà modo di presentare in anteprima in un locale di Roma, il suo Brunello 2003 e una mini verticale del Rosso di Montalcino. Sarà un'ottima occasione per conoscere questi eccellenti prodotti e anche per colloquiare e confrontarsi con lui. Bere buoni vini è una gran cosa, ma conoscerne l'autore e il suo pensiero è un tassello fondamentale per comprenderli meglio.
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Thursday 27 September 2007
Virna Lisi: il fascino e la bravura non si ottengono col bisturi
Virna Lisi, 71 anni, bella, affascinante come poche, così lontana dalle sempre più numerose donne dell spettacolo, ma anche della vita di tutti i giorni, che si deturpano, si stravolgono viso e corpo, diventando spesso una vera e propria maschera inespressiva. Virna, delle sue rughe ne ha fatto un dono prezioso, oggi è un'artista ancora più straordinaria.



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Friday 6 July 2007
Quando l'umanità fa la differenza: tre amici di Suno, Cureggio e Borgomanero

C'è una provincia del Piemonte alla quale sono particolarmente affezionato, per la splendida gente che ho conosciuto, per la bellezza dei luoghi e il fascino della loro storia, per la qualità dei vini e dei cibi, per le emozioni che mi ha lasciato dentro: il Novarese. Per questa ragione, anche se raramente ho occasione di frequentarla a causa della notevole distanza (oltre 700 chilometri), mi fa piacere poterci tornare almeno con la mente e con il cuore. E questa volta desidero dare maggiore risalto alle persone, tre in particolare, che mi hanno lasciato dei bellissimi ricordi e mi hanno permesso di arricchire la mia esperienza sotto tutti i punti di vista.
Persone come Alfonso Rinaldi, la cui simpatia ed energia ti coinvolgono sin dal primo momento, dandoti l'impressione di averlo sempre conosciuto e di far parte in qualche modo della sua famiglia, non capitano tutti i giorni. Da anni Alfonso coltiva con un amore sincero e appassionato la sua piccola vigna di greco del novarese o erbaluce a pochi chilometri dal comune di Suno, proprio di fronte alla casa dove abita, in via Botticella 13. Il suo unico vino, Colline Novaresi Bianco Costa di Sera dei Tabacchei è sempre motivo di emozione: in quel nettare si percepisce la fatica e l'impegno nel curare e seguire passo passo ogni pianta con attenzione certosina, nell'aiutare i tralci a prendere la direzione migliore, nel garantire sole ma anche copertura fogliare sufficiente a non cuocere gli acini, nel fornire quel minimo di risorsa idrica che a volte le stagioni calde richiedono. Per la vinificazione e l'imbottigliamento, invece, ha dovuto affidare il compito alle Cantine Guidetti, non disponendo di una propria cantina, ma con l'aiuto degli amici che credono in lui e nelle grandi qualità del suo vino, sta finalmente lavorando per concretizzare il suo sogno e poter seguire il processo produttivo in modo completo. Alfonso mi ha scritto più di una volta, anzi ci ha scritto, visto che ha conosciuto anche Laura, mia moglie, e le sue lettere davvero gradite sono la testimonianza di una persona calorosa e onesta, legata ancora ad una vita fatta di cose semplici ma di valori concreti. A pensarci bene è l'unica persona che conosco, che per comunicare non usa il computer, non invia mail, ma preferisce la classica lettera da affrancare e spedire, cosa davvero stupenda perché su quella busta e nel foglio in essa contenuto c'è un aspetto comunicativo della persona, che emerge attraverso la sua calligrafia, che con il mezzo elettronico non sarà mai riproducibile.

E poi c'è Gianluca Zanetta, proprietario con la moglie Raffaella di un bellissimo agriturismo situato nei pressi di Cureggio, La Capuccina, dove si mangia egregiamente e si dorme in assoluta beatitudine, lontano dai rumori fastidiosi della città. A Gianluca devo molto, perché è stato proprio lui a farmi conoscere più a fondo la realtà, i luoghi e le persone di questa zona straordinaria; è un personaggio incredibile, una fonte di idee, una mente fervida e attiva, instancabile. Parlare con lui è elettrizzante, istruttivo, coinvolgente, sia che si tratti di un argomento di cucina che di uno spaccato di storia locale. Gianluca è fondamentale, perché la sua energia e le sue convinzioni fanno breccia anche sugli altri, ce n'è bisogno, perché questa è una zona bisognosa di farsi conoscere e apprezzare meglio, dove nel raggio di pochi chilometri ci sono denominazioni importanti e mai abbastanza riconosciute come la Docg Ghemme, che coinvolge il comune omonimo e il vicino Romagnano Sesia e nasce da uve nebbiolo, qui chiamato "spanna", con il contributo di vespolina e uva rara (o bonarda novarese); le Doc Boca, che si estende a nord di Ghemme ed è ottenuta sempre da nebbiolo ma con una percentuale maggiore di vespolina e uva rara, Sizzano, situata invece subito sotto Ghemme e ottenuta sempre con le stesse uve, Fara, ancora più a sud, quasi a ridosso di Novara, stesse uve con percentuali diverse. A queste si va ad aggiungere la Doc Colline Novaresi, che abbraccia l'intero territorio e prevede le tipologie Bianco (erbaluce in purezza), Rosso (anche da monovitigno) e Novello. Il nebbiolo rimane il vitigno di base e dimostra di apprezzare pienamente queste terre di origine morenica, ricche di granito, porfido, detriti ghiaiosi e formatesi dai depositi trasportati a valle e accumulati nel tempo dal ghiacciaio del monte Rosa. Infatti i vini sono spesso segnati da note minerali, hanno più eleganza che potenza, esaltano alcune caratteristiche del vitigno e in molti casi possono evolvere molto bene.
Gianluca è nipote di Piero Bertinotti, straordinario chef e conoscitore di vini, proprietario del ristorante Pinocchio a Borgomanero, una vera perla del territorio che va assolutamente conosciuta. Piero è un'altra di quelle persone che mi sono rimaste nel cuore, così come la moglie Luisa e la figlia Paola. Non crediate che la gestione di un ristorante come Pinocchio sia facile, i successi, la clientela, la qualità elevatissima dei prodotti e della cucina, sono cose che si conquistano con grande fatica e lavoro, dedizione, sacrificio, tanto che Piero si è trovato a dover combattere con problemi fisici dovuti al continuo operare sempre in piedi. Sta di fatto che l'umanità di queste persone va ben oltre il semplice "trattare bene la clientela", l'atmosfera che si respira non è mai fredda o formale, il dialogo diventa un fatto naturale che va ben oltre la semplice descrizione dei piatti creati da Piero. Fra le "opere" che più mi hanno emozionato ricordo l'uovo in piedi, una pietanza difficile da preparare, con ingredienti che variano secondo le stagioni e che Alain Ducasse ha richiesto di poter inserire nel menu del suo ristorante Essex House a New York. Una tappa da non mancare per tutti coloro che nella cucina cercano emozioni che vanno ben oltre il semplice bisogno di soddisfare la propria fame. Quello che più mi piace è la straordinaria misura, non c'è nulla di eccessivo né esteticamente né nella scelta dei sapori, c'è una forte corrispondenza di linguaggio fra la presentazione e il gusto, e questo fa la profonda differenza.
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