Wednesday 2 July 2008
L'azienda vinicola Baroncini di S.Gimignano devastata da un incendio
Questa notte, un incendio di probabile origine dolosa ha causato gravi danni alla nota azienda vinicola Baroncini di San Gimignano (Siena). Dalle prime indagini sembrerebbe che l'incendio sia stato appiccato da un membro della famiglia dopo una violenta discussione. Le fiamme si sono sviluppate negli uffici e poi si sono propagate in tutta la tenuta, raggiungendo l'abitazione del custode dove vive anche una famiglia dello Sri Lanka che si è messa fortunatamente in salvo. Il danno ammonta, secondo le prime stime, a 300 mila euro.
La famiglia Baroncini ha una lunga tradizione vitivinicola e olivicola, tramandata di generazione in generazione; oltre a produrre vino sotto il proprio nome, la famiglia è proprietaria di un gruppo di aziende sotto il marchio "Terre Vitate": Il Faggeto, dove viene prodotto il Nobile di Montepulciano, Aia della Macina, in Maremma, dove nasce il Morellino di Scansano, Poggio Castellare a Montalcino per il Brunello e il Rosso, Fattoria Sovestro e Torre Terza dove vengono prodotti numerosi vini fra cui il Chianti Colli Senesi e la Vernaccia di S.Gimignano, infine la Georgian Vineyard, situata a Kvareli in Georgia, dove si produce il Cabernet Saperavi.
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Tuesday 1 July 2008
Si va in vacanza all'estero? Informiamoci sugli eventi enogastronomici
Poi non venitemi a dire che non mi preoccupo che abbiate tutte le informazioni necessarie per non rimanere a bocca asciutta, ovvero senza vino e cibo! Avete in progetto di andare in Cina, in California, in India e non sapete se e quando fanno eventi enogastronomici che vale la pena andare a vedere? Detto fatto, con una certa fatica vi ho preparato uno schema con tutti i loghi e gli indirizzi delle principali manifestazioni internazionali e italiane. Non sono tutti, questo è certo, sia perché non tutti hanno il sito, sia perché non tutti sono già pronti con data e luogo. Ma direi che come assortimento non è male no? A proposito, le stesse cose le potete trovare nella sezione "Mostre e fiere" di laVINIum, ovviamente con i relativi aggiornamenti. Buona visione!
Expovina Primavera Zürich, 15-18 lug. 2008 |
Finger Lakes Wine Festival Watkins Glen, 18-20 lug. 2008 |
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26ème Fête du Vin et de l'Artisanat d'Art Saint Rémy de Provence, 25-27 lug. 2008 |
10° Salon des Vins d'Aniane Aniane, 26-27 lug. 2008 |
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Vintage Ohio Kirtland, 1-2 ago. 2008 |
Foire aux Vins d'Alsace Colmar, 08-17 ago. 2008 |
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Rambling Rosé San Antonio, 16 ago. 2008 |
Supermarket Expo Cairo, 28-31 ago. 2008 |
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Sonoma Wine Country Weekend Sonoma Valley, 29-31 ago. 2008 |
International Exhibition and Conference for the Food & Beverage Industry Shanghai, 3-5 set. 2008 |
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International Food Industry Exhibition Almaty, 4-7 set. 2008 |
Wine, Food & Music Festival Chicago, 5-6 set. 2008 |
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The 24th Annual Winesong Fort Bragg, 5-6 set. 2008 |
Marché des Vins de Saumur Saumur, 6-7 set. 2008 |
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Vinea Sierre, 6-7 set. 2008 |
Speciality & Fine Food Fairs London, 7-9 set. 2008 |
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Rassegna del Vino Pigato e degli altri Vini Doc Liguri Albenga, 9-14 set. 2008 |
Salone Professionale dei Prodotti Alimentari Kortrijk, 10-11 set. 2008 |
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20° Salone Internazionale del Naturale Bologna, 11-14 set. 2008 |
Wine, Food & Music Festival Naperville, 12-13 set. 2008 |
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Festival of the Vine Geneva, 12-14 set. 2008 |
International Food Ingredients Show Polagra, 15-17 set. 2008 |
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6th Foodstuffs, Drinks, Packaging and Equipment Exhibition Atyrau, 17-19 set. 2008 |
16th International Exhibtion of Food & Drink Bangkok, 17-20 set. 2008 |
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Wine & Spirits Australia Melbourne, 22-25 set. 2008 |
Fine Food Australia Melbourne, 22-25 set. 2008 |
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Cape Wine 2008 Cape Town, 23-25 set. 2008 |
X Festival Nazionale dei Primi Piatti Foligno, 25-28 set. 2008 |
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Salon de l'Alimentation Brussels, 4-19 ott. 2008 |
The Restaurant Show London, 6-8 ott. 2008 |
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Wine for Asia Singapore, 16-18 ott. 2008 |
Rocky Mountain Wine & Food Festival Calgary, 16-18 ott. 2008 |
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Food & Wine Festival Atlantic City, 17-19 ott. 2008 |
Mostra dei Merlot d'Italia Aldeno, 17-19 ott. 2008 |
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Foire du Vin Roeselare, 17-19 ott. 2008 |
5° Forum dei vini autoctoni Bolzano, 20-21 ott. 2008 |
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Rocky Mountain Wine & Food Festival Edmonton, 23-25 ott. 2008 |
Wine, Food & Good Living Helsinki, 23-26 ott. 2008 |
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The Wine Show London, 23-26 ott. 2008 |
Pinot On The River Festival Forestville, 24-26 ott. 2008 |
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The Wine Exhibition of The Iberian World Miami, 25-27 ott. 2008 |
International Wine Fair Miami, 25-27 ott. 2008 |
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Salon du Vin Bâle, 25 ott.-2 nov. 2008 |
Fiera Campionaria Regionale Artigianato, Gastronomia, Enologia Biella, 25 ott.-2 nov. 2008 |
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World Food Ukraine Kiev, 28-31 ott. 2008 |
International Wine Festival Denver, 29 ott.-1 nov. 2008 |
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National Barbecue Festival Douglas, 31 ott.-1 nov. 2008 |
Salon Gourmet Sinne, 31 ott.-1 nov. 2008 |
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Salon du Vin et du Fromage Floreffe, 31 ott. - 2 nov. 2008 |
BBC Good Food Show Glasgow, 31 ott. - 2 nov. 2008 |
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Giornate del Riesling Alto Adige Naturno, 4-9 nov. 2008 |
6th International Conference Agriculture and Food Industry Almaty, 5 nov. 2008 |
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Wine & Gourmet Asia Macau, 5-7 nov. 2008 |
New World Wine & Food Festival San Antonio, 5-9 nov. 2008 |
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Salone Professionale Tecnica ed Equipaggiamenti per Viticoltura ed Enologia Lisbona, 6-8 nov. 2008 |
23rd Annual Wine Food & Show Ottawa, 7-9 nov. 2008 |
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Good Food & Wine Show Brisbane, 7-9 nov. 2008 |
International Wine Fair Monaco, 7-9 nov. 2008 |
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Salon Normand du Vin & de Produits de Terroir Rouen, 7-11 nov. 2008 |
International Exhibition Foodstuffs, Drinks, Packaging and Equipment for Food Industry Dushanbe, 11-13 nov. 2008 |
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48° European Trade Fair for the Beverage Industry Dushanbe, 11-13 nov. 2008 |
International Exhibition and Conference for the Food & Beverage Industry Mumbai, 13-15 nov. 2008 |
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 BBC Good Food Show London, 14-16 nov. 2008 |
 The Northwest Food and Wine Festival Los Angeles, 15 nov. 2008 |
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 Gourmet Food & Wine Expo Toronto, 20-23 nov. 2008 |
 International Exhibition for Packaging & Processing of Raw Materials for the Food Industry Moscow, 25-28 nov. 2008 |
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 World Food Market London, 26-27 nov. 2008 |
 BBC Good Food Show Birmingham, 26-30 nov. 2008 |
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 Ein Prosit Tarvisio-Malborghetto, 29 nov.-3 dic. 2008 |
Vinitech Bordeaux, 2-4 dic. 2008 |
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India's Food, Drink & Hospitality Professional Meet New Delhi, 2-4 dic. 2008 |
Food & Hospitality Shanghai, 4-6 dic. 2008 |
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Food & Live Monaco, 4-7 dic. 2008 |
Mostra Mercato dell'Artigianato e dell'Enogastronomia Roma, 11-14 dic. 2008 |
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Salone Internazionale Svizzero del Gusto Lugano, 12-14 dic. 2008 |
India International Food & Wine Show New Delhi, 15-17 gen. 2009 |
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Salone Internazionale Gelateria, Pasticceria e Panificazione Artigianali Rimini, 17-21 gen. 2009 |
Salon des Vins de Loire Angers, 2-4 feb. 2009 |
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Marlborough Wine Festival Marlborough, 13-15 feb. 2009 |
XVIII International Wines & Spirits Contest Chisinau, 14-15 feb. 2009 |
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Wines & Spirits Exhibition Chisinau, 18-21 feb. 2009 |
Boca Bacchanal Celebrating Wine & Food Boca Raton, 27 feb.-1 mar. 2009 |
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Montecarlo Wine Festival Montecarlo, 28 feb.-2 mar. 2009 |
International Exhibition for Food & Ingredients S. Pietroburgo, 1-3 apr. 2009 |
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Scottsdale Culinary Festival Scottsdale, 14-19 apr. 2009 |
19th Annual Florida Winefest & Auction Sarasota, 23-26 apr. 2009 |
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Food & Hotel Vietnam Ho Chi Minh City, 1-3 ott, 2009 |
Salon d'affaires international pour les acteurs des filières Vin et Fruit et Légumes Montpellier, 1-3 dic. 2009 |
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Salone dell'Agricoltura Tulln, 2-6 dic. 2009 |
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Friday 27 June 2008
L'appello in difesa dell'identità del vino italiano: fanatismo enoico secondo Focuswine
E' passato ormai un mese da quando è partito l'Appello in difesa del vino italiano (al momento quasi 1000 firmatari) scritto e pubblicato sulla versione online di Porthos, il cui testo è frutto dell'impegno di Marco Arturi e Sandro Sangiorgi. Un appello il cui testo chiarisce in modo inequivocabile quale pensiero ne abbia determinato l'esigenza, e che invito a leggere per esteso tutti coloro che ancora non lo hanno fatto e a firmare se ne condividono gli intenti. Trattandosi di una rivista a pagamento, vi riporto un estratto dell'articolo di Mancini:
"La vicenda Brunello, con il suo lungo strascico, non solo sta causando danni economici e d'immagine ma ha generato un livore da barricate tra comunicatori ammantando l'intero comparto di un'atmosfera cupa. Nei momenti di difficoltà si dovrebbero innescare solidarietà, coesione, riflessione costruttiva, ma così non è. Ancora una volta si rischia di gettare al vento l'opportunità, sia pure sofferta per come si è determinata, di un ampio confronto tra addetti ai lavori per giungere a un chiarimento onesto che spinga il settore fuori dalle sabbie mobili nelle quali sta sprofondando. Ma i puristi, lancia in resta, tornano all'assalto armati fino ai denti di micidiali autoctoni." E' evidente che Mancini si riferisce alla questione del disciplinare del Brunello di Montalcino e a quel benedetto 100% di sangiovese previsto. Ma che i "puristi" si siano fissati sul sangiovese per un forte amore per l'autoctono è cosa assai ridicola oltre che riduttiva. Le motivazioni sono altre e ben più profonde e si inseriscono in un discorso più ampio che coinvolge l'intero comparto vitivinicolo e, ancora di più, il modus operandi e la filosofia del mondo commerciale. Se Mancini vuole fare finta di non aver capito è suo diritto, ma farebbe bene a concentrarsi sui reali contenuti del pensiero di chi non è d'accordo con questa linea che segue pedissequamente l'andamento di un mercato che non ha alcun interesse verso la qualità e la diversità di ciascun territorio. Il concetto è molto ben espresso proprio nel testo di presentazione dell'appello: "I disciplinari di produzione sono stati creati allo scopo di salvaguardare e garantire l'identità e l'integrità dei vini italiani. Negli ultimi quarant'anni, con la complicità e la disattenzione delle autorità di controllo, alcuni dei territori più significativi sono stati trattati come dei contenitori da riempire, occupare o allargare a dismisura. In numerosi luoghi la vite si è trasformata da coltura specializzata a coltivazione dominante, togliendo varietà e respiro al paesaggio. Sì è assistito a un'invasione di vitigni alloctoni con l'obiettivo di "migliorare" le specialità italiane e realizzare prodotti più facili da consumare, senza badare allo svuotamento di contenuti a cui molti vini sarebbero andati incontro. L'establishment continua a modificare i disciplinari senza alcuna progettualità, ma fotografando di volta in volta il cambiamento proposto dal marketing. Tutto ciò in nome di un riscontro economico immediato e seguendo i capricci del mercato. Un grave errore dal punto di vista etico ma anche sotto il profilo economico: la standardizzazione dei nostri vini ha come diretta conseguenza, nel medio-lungo periodo, un calo delle vendite e dell'attrattiva turistica esercitata dalle zone di produzione."
E' proprio questo il punto focale. Ogni giorno si scopre che in una zona a denominazione, qualcuno non ha rispettato le regole del disciplinare, disciplinare che è stato creato dai produttori stessi. Come dire: "Vi dimostriamo che siamo seri stabilendo delle regole da rispettare", per poi scoprire che da un numero variabile di aziende questi stessi disciplinari non vengono rispettati. Allora qual è la proposta dei "non puristi", di quelli che, come Mancini stesso propone, sono per il "parliamone"? Visto che molti non rispettano i disciplinari, visto che per il consumatore quello che conta è che il vino sia buono e non costi molto, perché non adeguare i disciplinari alle esigenze del mercato? E visto che ad essere sotto inchiesta a Montalcino sono le aziende più grosse e importanti, cioè coloro (e Biondi Santi non conta nulla?) che hanno reso famoso il Brunello nel mondo, perché non dargli una mano rendendo legale ciò che oggi non è? E' questo il modo di affrontare i problemi? A quanto pare non è un tema caro solo a certi nostri politicanti, ma l'idea di modificare le regole in base alle proprie esigenze appare un fenomeno sempre più di massa.
Continua Mancini: "Anche dinnanzi a fatti oggettivi gravidi di conseguenze si persevera a inneggiare istericamente alla tradizione dall'alto della propria torre d'avorio, con un atteggiamento intriso di snobismo drammaticamente distante da ciò che realmente chiede il consumatore. Cioè un vino buono e dal prezzo accessibile al di là della purezza di razza vegetale." Dunque secondo Mancini il consumatore se ne frega delle regole, se ne frega delle tradizioni e della cultura da cui nasce il vino, peccato che oggi più che mai si stia avvicinando con grande interesse ai cosiddetti "vini veri" o "vini naturali", espressione certamente colorita e non proprio corrispondente, ma è un fatto che non sono tutti dei semplici "compratori". La cultura, la conoscenza, la semplice curiosità, le miriadi di corsi a cui un sempre più vasto numero di persone partecipano, sono la dimostrazione lampante che la gente non è tutta uguale e che chi si informa, chi capisce come vanno le cose, di certo non condivide una politica basata solo su interessi economici totalmente privi di qualsiasi etica.
E l'articolo prosegue: "Altro elemento pesante come un macigno, continuamente rimosso e sempre rotolato a valle, come la pena eterna di Sisifo, è quello dei controlli. Così come congegnati evidentemente non funzionano, ne abbiamo già le prove ma certamente altre ne arriveranno. Parliamone!" Giusto, peccato che poi prosegue: "Certi disciplinari di produzione galleggiano sospesi in galassie poste a distanza siderale dal mercato, quindi dai consumatori; senza addentrarci in filosofiche acrobazie attorno al concetto di tipicità e tradizione, forse è il caso di intervenire con qualche ritocco. E il problema non riguarda soltanto il Brunello. Parliamone!" E ricadiamo nello stesso furbesco tema, modificare i disciplinari perché vecchi, obsoleti ecc., dimenticando che il parametro con cui si vorrebbe considerarli vetusti non ha nulla a che vedere con la qualità e la grandezza dei vini prodotti. Nel caso del Brunello di Montalcino, sono forse "vecchi" i vini di Soldera, Palmucci, Salvioni, Le Potazzine, Salicutti per citare i primi che mi vengono in mente?
Infine Mancini conclude: "L'immobilismo al pari del puro discettare sono molto pericolosi come sta dimostrando l'esperienza. Ecco perché faccio molta fatica a comprendere l'appello dei colleghi di Porthos dai toni così esasperati, estremi rivolto contro un mostruoso nemico: l'establishment", "...Ma il riscontro economico non è alla base di qualsiasi attività imprenditoriale? E saper interpretare la domanda del mercato non è una sana quanto necessaria abilità? Ma di cosa stiamo parlando, di un'attività economica, sia pure dalla straordinaria ricchezza storico-culturale, oppure di un gingillo da vetrina per feticisti? Su questo tema provo un naturale feeling per molti colleghi, mentre altri, pur stimandoli come professionisti, non riesco a comprenderli e tra questi proprio i firmatari dell'appello. Forse, riconoscendone l'onestà intellettuale, il loro peccato è l'eccesso d'amore. E troppo amore può anche soffocare, essere fatale e scatenare fanatismi. Il vino ha bisogno sì di passione ma soprattutto di lucidità e visioni strategiche di mercato, altrimenti gli amici di Porthos non potranno più godere del loro "Nutrimento dello spirito"."
Senza troppi giri di parole, il concetto è e rimane di una banalità sconcertante, ovvero solo adeguando costantemente i disciplinari all'andamento del mercato si può rimanere competitivi", errore madornale che non tiene conto minimamente dell'inevitabile appiattimento, in parte già ben visibile in molte denominazioni, a cui si andrebbe incontro, della mancanza totale di progetti a medio e lungo termine, dell'enorme rischio di perdere definitivamente proprio ciò che più ci rende unici e inimitabili, che fa del nostro vino una ricchezza fondamentale, il nostro patrimonio ampelografico, culturale e territoriale. Patrimonio che viene soffocato da pratiche sempre più spinte, e sulle quali i nostri "vecchi" disciplinari sono già molto "larghi". Ma allora perché non essere del tutto onesti? Togliamoli del tutto, i disciplinari, che senso ha mantenerli se vanno bene solo se modificati ogni volta che cambia il vento?
Come dice bene il testo dell'appello: "In questo momento le aziende vinicole possono utilizzare prodotti sistemici che, progressivamente, tolgono vita alla terra e ai vigneti; nella realizzazione del vino non lesinano lieviti, batteri ed enzimi selezionati dalla biotecnologia; inoltre, sono autorizzate sostanze, giustificate da una supposta origine enologica, che dovrebbero aggiustare il liquido. Tutte queste azioni rendono vano il concetto di territorialità". E aggiungo che sono il sintomo di una politica dissennata, volta esclusivamente a compiacere un mercato viziato ma anche senza strumenti per potersi evolvere verso una cultura del vino, pressato a sua volta da un concetto produttivo massificante, dove la ragione non deve entrare, perché il denaro è l'unica regola e l'unica ragione. Il vino ridotto a puro fenomeno industriale, di business, non può che impoverirci tutti, la terra e gli uomini, perseguendo un fine autodistruttivo e autolesionistico, come sta avvenendo in modo a quanto pare inarrestabile in tutti i settori. Consumare meno e meglio è un bello slogan, peccato che finché le regole le detteranno le grandi industrie non potrà essere mai realizzato.
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Friday 27 June 2008
Guida Completa ai grandi vini dell'Irpinia

Luciano Pignataro ricomincia dall'Irpinia. Il giornalista del Mattino dopo le prime due edizioni della Guida Completa ai Vini della Campania (alle quali anche il sottoscritto ha contribuito) cambia formula e decide di procedere con una nuova impostazione scannerizzando il vino campano provincia per provincia in cinque volumi autonomi (il progetto sarà completato entro il 2008). Scelta forzata, più che probabilmente, dal proliferare di aziende su tutto il territorio, un fenomeno inarrestabile che rende sempre più difficile contenerle in un unico testo potendo assicurare a ciascuna il giusto spazio. In compenso questa scelta aiuta una più agevole consultazione e da la possibilità al lettore di acquistare, eventualmente, solo i volumi che possono essere di suo interesse. Si comincia, così, dalla zona più importante per l'enologia campana essendo l'Irpinia a detenere le uniche tre Docg della regione: Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi. Una guida senza vincitori né vinti che si propone come obiettivo principale l'esaustività e la specificità dell'informazione. Per la prima volta, in quest'ottica, sono state segnalate anche le aziende esterne alla provincia ed impegnate con le tre docg. Ogni cantina viene presentata attraverso dettagliati riferimenti anagrafici, una breve storia aziendale e le schede dei vini prodotti. La valutazione dei vini, ripeto, non prevede punteggi. Inevitabile deroga la segnalazione dei 40 vini del cuore attraverso i quali l'autore ripercorre e ricostruisce vent'anni di assaggi. Nella descrizione delle diverse etichette viene privilegiata l'indicazione delle caratteristiche generali del vino al fine di poter individuare lo stile del produttore evitando il riferimento all'annata. Per i più smaliziati questo potrà apparire, forse, l'unico limite. Solo nel caso di vini con uno storico importante alle spalle sono, comunque, indicate le annate più siginificative. In appendice troviamo i disciplinari, la produzione, i wine bar e i ristoranti. Una guida indispensabile per tutti coloro (semplici appassionati ed operatori del settore) per orientarsi attaverso una panorama produttivo sempre più affollato e complesso.
Guida Completa ai grandi vini dell'Irpinia
Edizioni dell'Ippogrifo
234 pagine, 10 euro
{ Inserito da fabiocimmino in letture istruttive }
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Thursday 26 June 2008
Brunello di Montalcino: disciplinare si, disciplinare no. Cosa si può fare oggi?
Già, cosa si può fare oggi, tenendo conto che i produttori di Brunello di Montalcino sono ormai oltre 250? Non c'è blog o forum enoico che non si sia posto il problema, che non abbia attivato dibattiti accesi sul tema. Ci sono gli irriducibili che trovano assurdo e insensato andare a ritoccare il disciplinare per consentire la possibilità di produrre legalmente questo vino storico con una ipotetica percentuale di altre uve (leggasi merlot, cabernet, petit verdot, syrah ecc.), modifica che fra l'altro verrebbe interpretata, alla luce delle attuali indagini, come un'ammissione di colpa e un atto di debolezza che rimarcherebbe il fatto che non si può fare un grande vino senza di esse. Ci sono quelli che ritengono altrettanto assurdo pretendere che si produca un vino con un disciplinare rigido, voluto in passato dagli stessi produttori, quando si è dimostrato ampiamente che al mercato estero, dove va a finire oltre il 60% della produzione, piace più un Brunello morbido, colorato, con una buona potenza e dolcezza, vino che si può ottenere quasi escusivamente con pratiche di cantina e l'eventuale aggiunta di altri uve.
Ma il vero problema, secondo me, è che non è ipotizzabile un ritorno sui propri passi. Nel 1975 erano solo 25 le aziende di Brunello, nel 1995 sono passati a 120 con 3.500.000 di bottiglie prodotte. Oggi siamo ad oltre 250 aziende e una produzione annua che si avvicina sempre più agli 8 milioni di bottiglie. Nulla di male, visto sul piano dello sviluppo locale. Montalcino ha avuto un passato di miseria, scarsità di lavoro, riduzione della popolazione; ritrovarsi oggi come uno dei più fiorenti comuni della Toscana, grazie al vino, è un fatto che non può che farci piacere. Ma oltre 2.000 ettari vitati a sangiovese da Brunello sono davvero tanti, e nessuno si è preso la briga di fare una zonazione seria, mappature, analisi, verifiche dei terreni che meritano davvero di entrare nei confini della Docg. E' proprio qui il nodo della situazione. Quanti vigneti sono davvero così vocati da poter produrre un Brunello di Montalcino degno della sua fama con il solo sangiovese grosso? Certamente non 2.000. E allora, cosa fare oggi per evitare una retrocessione che produrrebbe non pochi danni a quei produttori che hanno investito tutto su questo vino sulla scia dell'enorme successo conquistato nel mondo? E come si può modificare un disciplinare nel quale numerose aziende hanno davvero creduto, accettandone fino in fondo le regole, a vantaggio di altre che sanno di non possedere le carte per fare un vino di alto lignaggio rispettando l'attuale disciplinare?
Siamo in Italia, non dimentichiamocelo, basta vedere come si sta affrontando il problema dell'immondizia, per renderci conto che anche nel vino non ci possiamo fare troppe illusioni. L'immagine del vignaiolo che fa il vino perché ama la terra e i suoi frutti, che conosce il giusto e la misura, che non ha bramosia di crescere a dismisura per guadagnare sempre di più a scapito della qualità, appare oggi come schiacciata da un mondo che non sente emozioni ma fa conti e fatturati, detta regole di mercato necessarie a garantire ricchezza, non qualità. Se una regola sta stretta si allenta, lo si fa con l'inquinamento aumentando i livelli massimi di tolleranza, perché non si dovrebbe fare anche con il vino?
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