Wednesday 9 April 2008
Mozzarella: primi 17 test negativi.

«Non c'è diossina».
A ciascuno dei 17 campioni corrispondono più aziende bufaline. Sono, pertanto, già ben trenta le aziende che possono tornare al lavoro. Anche se sono 265 i campioni raccolti in totale, i primi test condotti nei laboratori specializzati di Amburgo non hanno riscontrato la presenza di sostanze tossiche. Sono in atto ulteriori accertamenti, invece, sui campioni che hanno di poco superato il limite. Pur essendo sicuramente troppo presto per poter stilare un bilancio definitivo, mi faceva piacere riportare questa notizia pubblicata oggi dal corriere della sera.
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Tuesday 8 April 2008
Un commento su Esalazioni etiliche testimonia le conseguenze di Velenitaly
Porto alla vostra attenzione un commento, scritto nel precedente post "Velenitaly: la vergognosa copertina de L'espresso" dal signor Ciro Pirone, che è specializzato nel diffondere la conoscenza del vino italiano negli States. Un commento che deve far riflettere sul nostro modo autolesionistico e cieco di creare le condizioni per una completa mancanza di fiducia nel nostro Paese. La nostra immagine è già fortemente segnata da una politica corrotta, ora il settore agroalimentare, che è uno degli elementi trainanti dell'economia italiana, sta vivendo un momento davvero infelice. Ma c'è modo e modo di fare denuncia, il tam tam mediatico iniziato con la questione dell'immondizia, poi della mozzarella di bufala e ora delle contraffazioni sul vino, è stato fatto in modo irresponsabile, attraverso l'enfatizzazione di fughe di notizie, spesso senza verificarne la totale veridicità. Non è questo il modo di fare un servizio utile al Paese. Bisogna combattere affinché i controlli siano celeri e le pene severe, bisogna promuovere la qualità italiana che da sempre è patrimonio del miglior artigianato, bisogna piantarla di fare "numeri", di globalizzare e industrializzare tutto, la qualità è un bene prezioso e va difeso ad ogni costo, è necessario fare una politica di tutela dei prezzi, non è possibile immettere in commercio vino a meno di un euro! Così come è insensata la corsa al rialzo, ben sapendo che gran parte della popolazione ha un regime di vita che non gli consente di stare al passo. Infine, seguire pedissequamente i capricci del mercato, perché "vendere è più importante di cosa, come e a chi vendere", è un sistema senza etica né coscienza che va assolutamente cambiato. Ecco il commento:
"QUESTA E' UNA VERGOGNA! Cari Signori, vivo negli Stati Uniti e lavoro nel settore vinicolo e nello specifico sono specializzato sui vini italiani, che amo e difendo a spada tratta qui negli States. Mi ritengo un portavoce dell'Italia e del made in Italy, sicuramente quella che voglio rappresentare è un'Italia pulita e che amo, in questa confusione generale e questo bisogno dell'affossarci reciprocamente che abbiamo noi italiani rischiamo di rovinare quell'immagine che abbiamo impegnato tanti anni a guadagnarci. Da quando sono iniziate a circolare queste notizie sul Brunello, alcuni dei miei clienti e sicuramente tante altre persone cominciano a chiedersi se è sicuro comprare il vino italiano (E NON SOLO IL BRUNELLO!), io sono per il rispetto delle leggi e quindi chi imbroglia deve essere punito se si trovano le prove però allo stesso tempo dobbiamo essere cauti prima di creare un polverone che rovini l'economia del vino italiano. Io credo in tutte le persone che lavorano onestamente e cerco di rappresentare quelle aziende con le quali lavoro e raccontare la loro storia e fatica, che è cosa molto apprezzata qui negli Stati Uniti, spero che questo venga capito anche in Italia e da alcune persone che pure di fare notizia scriverebbero di tutto. Spero che questa situazione venga risolta al più presto e ritorni la tranquillità nel mondo enologico italiano. Grazie e buon lavoro ai tanti vignaioli onesti!"
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Friday 28 March 2008
Colpaccio di Carlo Macchi su Winesurf: intervista al Conte Marone Cinzano
Proprio ieri mi domandavo, e gli ho anche scritto, come mai Carlo Macchi, autore del noto sito web Winesurf, da sempre attento osservatore della realtà toscana (visto che vive a Poggibonsi...), non avesse pubblicato ancora nulla sull'argomento che impazza ormai un po' ovunque, ovvero l'indagine iniziata mesi fa dalla GdF per verificare eventuali frodi in quel di Montalcino. Ebbene, ieri sera stessa, ecco spuntare una interessante intervista nientemeno che al neo presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino il Conte Francesco Marone Cinzano, proprietario fra l'altro della Tenuta Col d'Orcia, una delle più prestigiose aziende ilcinesi.
L'intervista che potete leggere qui, si intitola: "Marone Cinzano: cosa è veramente successo a Montalcino". Leggendola devo dire che sono numerosi gli spunti di riflessione sulle risposte che il presidente fornisce. Innanzitutto Marone Cinzano ribadisce che dal 2004 il Consorzio del Brunello svolge un ruolo di controllo e di autogoverno dei produttori e che per 3 anni ha ispezionato una grossa parte dei vigneti dei suoi produttori (quindi il Brunello 2003, che i rumors dicono essere quello sottoposto ad indagine, che nel 2004 si trovava ormai in cantina è stato controllato dal Consorzio oppure no?). Il presidente continua sottolineando che sono state sanate piccole situazioni che non erano perfettamente in regola e grazie a questo oggi in più del 99% dei vigneti di Montalcino c’è puro sangiovese, in linea con il disciplinare stesso. Sulla richiesta di Winesurf se il consorzio ha davvero fatto tutto il possibile, Marone Cinzano risponde che il consorzio aveva cominciato ad operare già con il consiglio precedente e sta continuando, con controlli addirittura superiori ai parametri richiesti dal Ministero, in cantina si esamina sia il vino in affinamento che quello imbottigliato, del quale vengono inviati campioni alla Camera di Commercio perché confrontino il campione in commercio con quello depositato e, afferma il presidente, "fino ad ora non è stato rilevato niente, tutti i vini sono risultati in linea". Marone Cinzano ribadisce che attualmente non esiste un'analisi infallibile per rivelare con precisione il DNA delle diverse varietà di vite, ma ci si arriverà molto presto. Infine, ai dubbi espressi da Winesurf su certi colori concentrati e su certe caratteristiche organolettiche di alcuni Brunello, "tanto da domandarsi come fosse stato possibile che tali vini avessero avuto l'OK della commissione d'assaggio", il Conte risponde: "Ci sono vari aspetti: intanto il fatto di utilizzare barriques per l'affinamento aiuta a fissare il colore. Poi ci sono gli interventi correttivi autorizzati con vini di annate più recenti. Del resto ci sono state delle evoluzioni anche nei controlli: i risultati di quelli Erga Omnes, partiti con il 2003 (ma non aveva detto 2004?) si cominciano a vedere da adesso sul mercato e quindi invito tutti a Vinitaly, allo stand del Consorzio ad assaggiare i 140 e più Brunello presenti a Verona e cercare la risposta nella bottiglia". Si, si, ma le differenze organolettiche a cui sottintende Winesurf sono altre, che non possono essere imputate alle barrique o all'aggiunta di annate precedenti, ma riguardano la poca riconosciblità del sangiovese.
In sintesi, secondo quanto emerge dall'incontro con il presidente del consorzio, i vari "rumors" che hanno fatto il giro del web e coinvolto alcune testate giornalistiche nazionali e toscane, non trovano fondamento. La voce che del vino pugliese fosse finito in alcune cantine ilcinesi non ha trovato alcun riscontro, così come il fatto che partite di vino siano state messe sotto sequestro risulta del tutto falso.
Alla luce di questa intervista, però, rimango convinto che il Decreto Ministeriale del 29 maggio 2002, denominato "erga omnes", che delega ai Consorzi il compito di controllo dalla vigna alla bottiglia gli associati e non, sia stato un errore. E' certamente più facile controllare dall'interno che le regole vengano rispettate, ma se i consorzi sono composti da una parte degli stessi produttori, chi garantisce la totale correttezza del loro operato?
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Wednesday 19 March 2008
I più venduti nella GDO: Chianti, Montepulciano d'Abruzzo e Nero d'Avola, analizziamo...
Come ogni anno, con l'approssimarsi dell'appuntamento con il Vinitaly, a cui tutti dicono di non voler andare e poi li trovi immancabilmente presenti, iniziano ad arrivare notizie su iniziative, eventi, convegni e tutto quanto può contribuire ad accendere interesse per la più importante manifestazione enocommerciale italiana. Fra queste è stata diffusa la recente indagine effettuata dall'Istituto di Ricerca Infoscan (IRI) su richiesta degli organizzatori di Vinitaly, relativa alle vendite di vino nella grande distribuzione per il 2007. Ne è scaturita una classifica che vede sul podio dei vini più richiesti rispettivamente il Chianti (non "Classico", si badi bene), il Montepulciano d'Abruzzo e il Nero d'Avola, seguiti da Bonarda OltrePo Pavese, Muller Thurgau, Vermentino di Sardegna, Chianti Classico, Morellino di Scansano, Cannonau di Sardegna, Lambrusco dell'Emilia. La classifica è riferita ai vini a Doc, Docg e Igt venduti in bottiglie da 0,75 litri. Come tutte le indagini che si rispettino, è stato verificato anche quali vini hanno registrato un maggiore tasso di crescita nel 2007, da cui sono emersi Syrah, Cabernet Sauvignon, Negroamaro, Falanghina del Sannio, Gewurztraminer, Barbera d'Alba, Morellino di Scansano, Nobile di Montepulciano e Verdicchio dei Castelli di Jesi. I numeri del traffico sono davvero impressionanti: 587.625.600 litri venduti (quasi 6 milioni di ettolitri), per un valore di 1.318.450.944 euro. Nel settore discount arriviamo a 120.145.216 litri, per un valore di 151.222.096 euro. Il totale complessivo ammonta a circa 7 milioni di ettolitri e quasi 1.500 milioni di euro.
Sono dati che fanno riflettere e che testimoniano come la GDO sia un canale privilegiato per tutti coloro che possono permettersi grandi produzioni di vino. Ed è proprio questo il punto: la classifica, almeno per quanto riguarda i dati forniti nel comunicato di Vinitaly, non specifica quante e quali aziende occupano la maggior parte dei supermercati italiani, dato a mio avviso fondamentale, come sarebbe fondamentale comprendere il profilo di coloro che frequentano regolarmente i grandi magazzini per fare spesa. E' probabile che nella GDO i maggiori acquirenti siano quei consumatori che hanno poca disponibilità o comunque non intendono spendere più di tanto per l'acquisto di vino, ritenendolo un alimento secondario e relativamente importante rispetto agli altri alimenti. Non è raro vedere gente che storce il naso e gira i tacchi quando vede bottiglie che costano più di 5 euro. E quanti vini, degni di questo nome, possono permettersi di avere un prezzo inferiore? Ecco perché in classifica vediamo prima di tutto il Chianti, che come è noto si trova tranquillamente anche al di sotto di 2 euro (!). Stessa cosa si può dire del Montepulciano e del Nero d'Avola (quest'ultimo non Doc), ma anche dei vari Bonarda, Muller Thrgau, Morellino, Falanghina, Syrah, Cabernet, tutti vini che la grande distribuzione riesce a proporre spesso a prezzi molto bassi, con i dovuti distinguo: la Falanghina Igt di case spesso sconosciute si trova anche a 3 euro, ma quella onnipresente di Feudi di San Gregorio non ne costa meno di 7. Allora il punto è, la qualità dei vini proposti è tale da considerare conveniente il prezzo a cui vengono venduti? Non stiamo parlando di magazzini "alti" come può essere un Esselunga, dove entrano in gioco vini di ben altro livello, con aziende anche di elevato valore, ma dei classici supermercati rionali, quelli dove, guarda caso, sono proprio questi e solo questi i vini disponibili.
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Monday 17 March 2008
Perché la Prius non tira in Italia quanto dovrebbe?

Qualcuno si domanderà: che c'azzecca un post del genere in un blog che si occupa prevalentemente di vino? Che RoVino si sia accordato con la Toyota per farle pubblicità? Neanche per idea, sebbene il fatto che questa casa giapponese che ha sede, guarda un po', nella città di Toyota, sia stata la prima ad occuparsi della tecnologia ibrida, già negli anni sessanta. Questo la mette sicuramente al riparo dall'ipotesi che lo abbia fatto (come invece stanno ora facendo molte altre case automobilistiche) per abbassare il livello medio di emissioni di CO2 della gamma introducendo un modello ibrido, in modo da evitare ulteriori sforzi sulle altre autovetture e rientrare comunque nei limiti stabiliti dal protocollo di Kyoto.
La questione è invece molto seria e fa riflettere, almeno me. Nonostante la Prius sia sul mercato da oltre dieci anni (la prima versione è del 1997, la seconda è del 2003), fino ad ora ha venduto 4000 modelli! Un'inezia se si confronta con tutte le altre autovetture in circolazione. Eppure è una macchina straordinaria, perché sfrutta un motore elettrico in sinergia con quello a benzina, senza che ci sia alcun bisogno di ricarica manuale. E' apparentemente un'auto come un'altra, ma ha consumi molto bassi, è la meno inquinante in assoluto (in città può andare anche solo a motore elettrico) ed ha un sistema di sfruttamento della parte elettrica gestito in modo ottimale in ogni condizione di guida. E' silenziosa, spaziosa (oltre 4 metri e mezzo di lunghezza), altamente tecnologica e sofisticata, comoda e veloce, se si pensa che ha un motore 1.500 in grado di offrire prestazioni più che buone nonostante le dimensioni dell'auto.
Non sto qui a descrivervi tutte le caratteristiche e i vantaggi di questo gioiello (che comprerò appena disporrò della somma necessaria), è molto meglio che ve le leggiate bene sul sito dedicato, ma vi chiedo come sia possibile che, nonostante sia ormai chiaro a tutti che l'inquinamento ha raggiunto dei livelli disastrosi e le città sono diventate invivibili (a Roma muoiono a causa dell'inquinamento oltre 1600 persone all'anno, altro che incidenti stradali!), l'attenzione per questo tipo di modello sia ancora minima, molti non ne hanno neanche sentito parlare (nonostante Beppe Grillo l'ha propagandata anni fa).
Se io avessi avuto la possibilità economica, l'avrei presa già da tempo (costa 26 mila euro ma con gli incentivi statali si risparmia qualcosa), ma di gente che può permettersi una cifra simile ce n'è ancora parecchia, basta guardare quante BMW, Mercedes, Volvo e macchine di dimensioni e cilindrate ragguardevoli girano per le strade. C'è anche un'altra ibrida in commercio in Italia, è la Honda Civic, con caratteristiche leggermente diverse ma che consente comunque un'alternativa almeno sul piano estetico. Io preferisco questa, la vedete nella foto, è una macchina aerodinamica, non sarà bellissima ma ha talmente tante qualità ed è un mezzo che consente anche un notevole risparmio sui consumi senza rinunciare al comfort e a tutti i piaceri di una guida piacevole...e silenziosa. Pensateci bene, andatela a vedere, provatela e poi ne riparliamo.
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{ Ma prima che c'è? } { Pagina 3 di 17 } { E dopo cosa c'è? }
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