Tuesday 6 May 2008
E se ci fosse un altro modo per valutare i vini che non sia sciupando migliaia di bottiglie?
Fra poco più di un'ora partirò per Alba, per quella che per me è la meta più ambita e amata, dove mi attende la degustazione di centinaia di vini a base nebbiolo, parliamo di Roero, Barbaresco e Barolo. Rivedrò amici, produttori a cui sono ormai affezionato, passerò sicuramente belle e intense giornate, ripercorrerò quei luoghi magnifici e sempre emozionanti dai quali fatico ogni volta a staccarmi. Tutto questo mi fa sentire molto fortunato, eppure un pensiero mi assale, a dirla tutta già da qualche anno. E' possibile che per valutare dei vini, per esprimere un giudizio, per parlarne sulle riviste di settore e sul web, si debbano ogni anno consumare, ma che dico, riversare nelle sputacchiere, migliaia e migliaia di ettolitri di vino? Possibile che nessuno si ponga il dubbio se tutto questo è giusto, se è normale vivere in una realtà dove da una parte mancano gli alimenti base per garantire la sopravvivenza e dall'altra si bruciano quei vini, frutto ogni anno dell'impegno e del sudore di tanta gente? Perché alle degustazioni, salvo qualche pazzo incosciente che si illude di non pagarne le conseguenze, non è possibile fare altrimenti. Un sistema che in forma meno eclatante si ripete con il cibo, con la differenza che chi lo degusta lo mangia, non lo butta di certo. Per il vino è diverso, perché anche se in piccole dosi può fare bene, per chi per mestiere deve assaggiarlo decine di volte al giorno, la questione è assai diversa. Eppure quel pensiero non riesco a togliermelo dalla testa...milioni di litri che finiscono nelle condutture, una bevanda che ha una storia millenaria, che fino a qualche tempo fa rappresentava il piacere della condivisione, dello stare insieme, ma anche un nutrimento per chi lavorava e faticava. Non so, non riesco a provare la stessa "leggerezza" delle altre volte, esagero? Può darsi. Ma non vi preoccupate, anche io faccio parte di questo mondo e la mia coscienza è meno forte di un tempo.
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Monday 28 April 2008
Il sogno di Franco Ziliani: un popolo di Montalcino illuminato
Come non sentirsi vicini ad un sogno tanto diritto e onesto che metterrebbe in seria difficoltà persino un grande esperto come Sigmund Freud! Franco, non lo ha mai nascosto, e anche se volesse nessuno gli crederebbe, la sua passione per "l'artigianato" enogastronomico, ovvero per il lavoro dell'uomo non assoggettato alle leggi e ai capricci del mercato, ma intriso di passione, etica, senso di appartenenza alla terra e alla storia che lo hanno forgiato poco a poco, è smisurata, tanto da insinuarsi nei più reconditi anfratti del suo io e scatenare un sogno che tutti vorremmo divenisse realtà.
Ma qual è il soggetto di questo sogno? Lo dice chiaramente il titolo del post che il mai banale giornalista ha dedicato ad uno dei temi più importanti che coinvolgono il vino italiano: "Montalcino, I had a dream". Un sogno raccontato nei minimi particolari, in modo lucido quanto accalorato, tutto improntato sulla questione ilcinese, ma non con tono inquisitorio bensì con quel sentimento che appartiene solo a chi crede profondamente nella possibilità di un'umanità ritrovata dove "parlare, spiegare, fare chiarezza, essere trasparente, rassicurare" diventano una regola di vita, un modo retto e civile di rapportarsi agli altri, a coloro che hanno diritto alla sincerità e alla correttezza, un mondo dove il rispetto sia ancora un valore indissolubile. E giustamente Franco, nel suo sogno, non poteva trovare migliore spunto nel discorso che quell'uomo straordinario che fu Martin Luther King, fece il 28 agosto 1963 al Lincoln Memorial di Washington. La mia speranza è che a leggere il "sogno" di Ziliani e soprattutto a trarne spunto di riflessione, siano proprio i diretti interessati, i veri destinatari di questo sincero, accalorato, onirico messaggio.
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Wednesday 23 April 2008
Brunellopoli: i primi commenti di alcuni produttori che rompono il silenzio su Benvenutobrunello.blog
Il lungo e inspiegabile silenzio perpetrato dal Consorzio del Brunello di Montalcino ma, soprattutto, dalle decine di produttori ilcinesi che si sono visti coinvolti, giocoforza, in una bufera mediatica che ha trovato il suo picco negativo nell'ormai arcinoto servizio pubblicato su L'espresso dall'allarmante titolo "Benvenuti a Velenitaly", si è rotto grazie ad una serie di interviste effettuate dal giornalista Guelfo Magrini, autore fra l'altro del libro "Il Brunello di Montalcino" pubblicato da Morganti Editore nel 2004, e pubblicate su Benvenutobrunello.blog, di cui è proprietario e gestore. I protagonisti di questa interessante testimonianza sono Filippo Fedriani dell'azienda Marchesato degli Aleramici (9 ettari vitati destinati al Brunello di Montalcino), Gemma e Giancarlo Marcucci di SanCarlo (2,36 ettari) e Paola Gloder di Poggio Antico (28 ettari).
Non si tratta certo di commenti che entrano nello specifico delle indagini che si stanno effettuando, ma alcuni passi sono a mio avviso interessanti e meritano un'attenta lettura. In particolare voglio soffermarmi sulle dichiarazioni di Fedriani, che nel suo intervento afferma concetti in gran parte condivisibili mettendo in rapporto il Brunello di Montalcino con il mare rappresentato dagli altri vini: "Tanti vini seguono le correnti perché i consumatori sono al loro interno e quindi i vini devono seguire queste correnti per poter essere venduti, per poter fare del fatturato, per poter incassare. Un risultato è quindi quello di fare un vino che sia piacevole per tutti"; perfettamente d'accordo, anche se una parte della realtà ilcinese è sicuramente confluita proprio in questa corrente, a discapito di chi invece ha sempre cercato di esaltare il patrimonio storico e territoriale di questo grande vino. Filippo Fedriani continua: "noi siamo come un isolotto che non ha necessità di andare alla deriva ma semmai di rimanere ancorato, unico e inalterato perché almeno di tutti questi nuotatori che sono all'interno di questo mare qualcuno alzi la testa e cominci a nuotare verso la nostra isola. Non dobbiamo derivare nelle correnti ma far nuotare verso di noi, come isola particolare, quei pochi che hanno interesse per vini più complessi, particolari, unici. Però questa complessità, particolarità, unicità, dobbiamo saperle mantenere e per mantenerle bisogna aver chiare le fondamenta della tradizione di Montalcino. Sangiovese in purezza e non solo, perché il Sangiovese secondo me può essere elaborato in tante "qualità", in tanti modi". E anche qui mi sento di essere pienamente d'accordo con quanto esprime il produttore del Marchesato degli Aleramici, non basta il sangiovese (grosso, ovvero "brunello"), ma è sicuramente elemento indispensabile, non a caso ha dato il nome al vino. Fedriani si riferisce ovviamente alle pratiche enologiche che si possono effettuare in cantina e che diversificano non poco, fino in alcuni casi ad alterare fortemente, le caratteristiche espressive del Brunello di Montalcino. "Si può arrivare a fare un ottimo Sangiovese che non rispecchia la reale qualità del Brunello, intesa non solo come qualità intrinseca ma come qualità legata al territorio e alle tante piccole sfumature di questo vino; è necessario comunque mantenersi all'interno di quella linea tradizionale, termine molto ampio che in questo caso può intendere una certa resa per ettaro non eccessiva, una vinificazione non troppo aggressiva, un invecchiamento comunque al di sopra dei due anni. C'è una modulazione da seguire, con invecchiamento in botti grandi, giovani all'inizio e poi sempre più vecchie, impostazioni che dovrebbero essere seguite da tutti, poi certamente ognuno può metterci del suo, ma la base è questa: il Brunello è unico". Niente da aggiungere se non che questa filosofia assolutamente condivisibile è meno facile da attuare quando si ha la proprietà di centinaia di ettari vitati a Brunello, centinaia di migliaia se non milioni di bottiglie che devono essere vendute. La qualità non può essere così elevata perché non tutte le zone sono ad alta vocazione e forniscono risultati di qualità elevata. L'errore, in questo caso, è a monte. Troppi terreni convertiti a vigna senza verificarne l'effettiva qualità, troppa crescita in pochi anni, un territorio che si è allargato a dismisura raggiungendo confini sempre più ampi. Oggi i produttori sono 250, una cifra enorme, come possono tutti garantire un vino degno di meritare la docg e in grado di rappresentare pienamente le caratteristiche fondamentali che onorano un grande marchio storico?
Fedriani chiarisce bene la sua visione in questo passaggio: "Bisognerebbe uniformare l'attività dei produttori, sono standard che secondo me sono la base a cui ritornare. Il Brunello è diventato grande non certo negli ultimi 10 anni, ma perché chi ha fondato il consorzio e chi ha creduto decine di anni fa in questo vino, all'inizio ha tirato la cinghia, ha sofferto, ha creato un disciplinare ferreo che ha portato negli anni, grazie anche a personaggi locali e non locali che hanno promosso il vino ad alto livello, con delle basi che erano uniche per tutti: botti grandi, quantità regolata, basi che tutti adottavano." E infatti uno dei motivi per cui tante cose sono cambiate, e non in meglio, è dovuto al fatto che tanti produttori di Brunello non sono ilcinesi e molti neanche toscani. Infatti: "Oggi c'è una competizione perché Montalcino è stato sempre più appetibile negli ultimi anni: tante aziende, importanti e non, hanno voluto arrivare qui e le logiche d'investimento hanno portato a cercare di fare un Brunello con le caratteristiche del Brunello (ne siamo proprio sicuri? ndr), ma cercando di avvicinarsi più ai palati della gente, del mercato, per avere un reddito di ritorno più veloce quindi rischiare meno investendo meno nella rigida tradizione ilcinese cercando vie più "moderne" per avere vini più piacevoli, più immediati. Il Brunello è senz'altro un vino piacevole, però bisogna avere una coscienza ed una conoscenza per riuscire a capirlo; il Brunello non può essere capito da tutti, non deve essere capito da tutti". Direi ineccepibile e rafforzato dal passo seguente: "Alla fine, questa linea di avere più in fretta possibile una redditività dall'investimento a Montalcino non funziona perché alla lunga porta un danno alla comunità e non un aumento d'immagine." E finalmente Fedriani accenna all'argomento caldo: "Quello di cui si parla, se le verifiche in corso lo confermassero, andrebbe valutato come un approccio mal riuscito di aziende che hanno voluto ancora di più avvicinarsi a questi mercati per essere più facili, più immediati e soprattutto più visibili dal punto di vista giornalistico e dei media; per essere sempre presenti tra i primi per poter esser sempre venduti perché purtroppo in questo mondo del vino come in tanti altri mercati economici il giornalismo fa la differenza: e quindi aver scritto che il vino è buono e tra i migliori può veicolare meglio le vendite rendendo più appetibile l'azienda nel contesto del mercato e quindi nell'acquisto da parte degli importatori e dei consumatori". Vero, ma non bisogna neanche mettersi nelle mani di giornalisti ed enologi che spingono verso un tipo di vino che con la natura di queste terre e di quest'uva non c'entra nulla! Né si può, in virtù di un momento economicamente vantaggioso, aggiungere vigneti su vigneti rischiando di abbassare la qualità e l'immagine del Brunello, o addirittura arrivare ad operazioni che non sono consentite dal disciplinare e dalle norme vitivinicole nazionali.
Mi piacerebbe che tutti, ma proprio tutti i produttori di Montalcino avessero ben chiaro e condividessero quanto scritto da Fedriani qui di seguito: "Questa vicenda non sarà positiva nel breve termine, però nel lungo termine potrebbe avere effetti non negativi in assoluto; in generale questa evoluzione della ricerca di una modernità eccessiva sul Brunello di Montalcino ha portato ad uno stravolgimento del riconoscimento da parte dei consumatori di un vero Brunello anche dal punto di vista della degustazione tecnica fatta dalle camere di Commercio: anche chi oggi produce un Brunello identificabile col termine di "moderno", "innovativo", non ha secondo me ben chiara la visione di quello che realmente è il Brunello stesso". Peccato che se queste stesse parole sono giornalisti meno opportunisti e furbetti a dirle, persone che nel vero Brunello hanno sempre creduto (non solo il sottoscritto), che spingono affinché chi inganna senza scrupoli i consumatori e arreca danno all'intera comunità perseguendo il solo interesse economico personale venga messo alla berlina, improvvisamente diventano nemici del Brunello, soggetti che vogliono rovinarne l'immagine inventando storie inesistenti...
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Friday 11 April 2008
Dichiarazione del Conte Marone Cinzano, Presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino
Il conte Francesco Marone Cinzano, dopo la riunione svoltasi con gli associati il 9 aprile scorso, ha diramato questo comunicato del quale mi riservo opportuni commenti a breve.
Montalcino 09/04/2008
DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONSORZIO DEL VINO BRUNELLO DI MONTALCINO
Da decenni il Consorzio Brunello di Montalcino è custode della disciplina e del rispetto della Denominazione Brunello di Montalcino, a garanzia del successo qualitativo che riscontriamo con il nostro vino in tutti i mercati del mondo.
Un fatto è certo: la qualità del Brunello è un patrimonio d’immagine e reputazione del sistema Italia nel mondo e l’attuale indagine non mette in discussione il livello qualitativo del nostro vino.
Non si metta quindi in discussione la reputazione del nostro paese e del nostro vino, parlando di adulterazione e minaccia per la sicurezza del consumatore senza sapere quello che si afferma: non esiste nulla di ciò.
Non accettiamo speculazioni mediatiche, che potrebbero essere ben gradite e cavalcate dai produttori nostri competitor nel mondo.
Noi coltiviamo viti e vigneti, non la cultura del sospetto, e non vorremmo mai cambiare mestiere.
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Thursday 10 April 2008
Cosa c'entra Gianfranco Soldera con la vicenda di Brunellopoli?
Avevo detto che avrei atteso novità sulle indagini che si stanno effettuando a Montalcino, ma i fatti che stanno emergendo ultimamente mi spingono a riparlare ancora della questione, anche se sotto un aspetto del tutto diverso. Cosa sta succedendo da qualche giorno a questa parte? Come molti di voi sapranno ieri sera, 9 aprile 2008, si è svolta una riunione a porte chiuse di tutti i produttori associati del Consorzio del Brunello di Montalcino, riunione che è stata convocata con un preavviso di sole 48 ore (invece dei 15 giorni previsti dallo statuto) con l'obiettivo di fare il punto della situazione che in questo momento sta mettendo a dura prova la stabilità di questo rinomatissimo vino. Cosa si è detto durante l'assemblea, della quale parla anche il Corriere Fiorentino, non è dato saperlo poiché è stato imposto un rigoroso silenzio stampa.
Veniamo, però, a sapere dal blog Benvenutobrunello, curato da Guelfo Magrini, che il noto produttore Gianfranco Soldera, il cui nome viene quasi d'obbligo accompagnato dal termine "tradizionalista" (sarebbe interessante sapere se quest'appellativo è riferito al suo sistema di vinificazione o al fatto che è un convinto e irremovibile assertore del Brunello di Montalcino da uve sangiovese 100%, come previsto dal disciplinare...), ha inviato a tutti gli associati una lettera nella quale ribadiva la sua impossibilità a partecipare a causa di un preavviso totalemente al di fuori delle regole dello statuto, specificando che "la circostanza, sotto un profilo procedurale, un preavviso di 48 ore per la convocazione di quella che a tutti gli effetti appare essere un'assemblea dei soci del Consorzio non è coerente con lo statuto del Consorzio stesso (che prevede un preavviso di 15 giorni) ed è dunque gravemente lesiva del diritto di partecipazione.". Soldera evidenzia anche che le motivazioni di una simile riunione, ovvero l'ordine del giorno, non sono affatto chiare "salvo nel caso cui al fine di salvaguardare l'integrità e il buon nome del Consorzio, di cui mi pregio di far parte, la riunione non sia l'occasione di comunicare la sospensione dalla qualifica di socio e/o da eventuale carica nel Consorzio nei confronti di chi dovesse esser oggetto d'indagine, sino al completo chiarimento della situazione.". Nella lettera il noto produttore ilcinese tiene a precisare la sua forte preoccupazione per i fatti riferiti dalla stampa "che sono suscettibili di minare la reputazione delle aziende che - come la mia - lavorano con serietà e professionalità tenendo alta la reputazione del Brunello di Montalcino in tutto il mondo, creando ingenti danni anche di ordine economico." e, impossibilitato a partecipare alla riunione ne chiede l'annullamento, ma soprattutto auspica "che gli organi sociali del Consorzio assumano le opportune iniziative, ove non spontaneamente adottate, per la cessazione di qualsiasi titolo nel Consorzio da parte dei soggetti indagati o comunque coinvolti nelle indagini e la sospensione volontaria delle aziende indagate.".
Ora, premesso che se la riunione era a porte chiuse e quanto si è detto durante quelle ore non è dato saperlo, perché si è resa pubblica una lettera inviata in forma privata ai partecipanti da parte di un produttore associato? E come mai da un po' di giorni girano voci, sempre più confermate, che a Gianfranco Soldera si attribuiscono precise responsabilità riguardo alle indagini che Guardia di Finanza e Magistratura stanno effettuando a Montalcino? Voci di cui parla anche Franco Ziliani in questo articolo: "Alle incredibili facce di bronzo che dicono già, che diranno ancora, che ripeteranno, tanto qualcuno sarà felice di abboccare, che la questione dei Brunello di Montalcino non conformi, poi denominata Brunellopoli, è solo un’invenzione di un produttore incosciente (di cui mi onoro di essere amico, ma che escludo abbia fatto "la spia" come qualche calunniatore dice abbia invece fatto) e di qualche giornalista-blogger irresponsabile, che andrebbe seriamente punito e ricondotto al silenzio, così impara a non rompere le scatole ai manovratori, suggerisco di uscire dall’orticello di casa, dove fioriscono i gonzi che possono tranquillamente abbindolare, e di leggere quello che sulla vicenda stanno scrivendo fior di giornali in giro per il mondo.".
Quale assurda ragione ci potrebbe mai essere in un uomo integerrimo come Gianfranco Soldera, che crede profondamente nell'importanza di tenere alto il nome del Brunello di Montalcino nel mondo, di fare un'azione di denuncia che saprebbe tanto di rappresaglia e motivata da chissà quali loschi tornaconti? Ma per favore! Vuoi vedere che è tutta una bufala? Che il caso Brunellopoli è tutta una montatura? Peccato che le indagini siano partite svariati anni fa, che siano state riscontrate irregolarità e che queste sono state in parte sanate. Se il Consorzio, invece che preferire il silenzio sin dall'inizio, si fosse premurato di comunicare agli organi di stampa l'andamento delle indagini, con correttezza e senza timori, invece di lasciare il sito ufficiale nella totale assenza di qualsiasi notizia, probabilmente oggi non ci sarebbero termini come Brunellopoli e Velenitaly che hanno, questi si, portato danni a dismisura e scatenato paura e confusione fra i consumatori e nei mercati internazionali.
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