Wednesday 5 December 2007
CAMPANIA DA BERE 2008 - Gimmo Cuomo
Arriva in edicola la quarta edizione, targata 2008, di Campania da Bere del giornalista Gimmo Cuomo, redattore de Il Corriere del Mezzogiorno. Ci resterà per un mese al costo di € 6,00 + il prezzo del quotidiano. Oltre duecento etichette per una piccola antologia critica che raccoglie le recensioni dei vini campani da lui degustati. Un "quaderno del gusto "dalla grafica accattivante e riuscita, immagini esteticamente, molto gradevoli, facile e piacevole da consultare. E' normale che non condivido sempre i giudizi di merito espressi dal giornalista del Corriere in questa sua mini-raccolta. Per chi non lo conosce Gimmo Cuono cura la rubrica "Mosto sacro", ogni sabato, sul quotidiano, quasi solo ed esclusivamente degustando vini regolarmente acquistati nelle enoteche e nei ristoranti, rinunciando ad assaggiare i vini ad anteprime, manifestazioni oppure da campioni inviati dai produttori. Un metodo che non esclude anche un'attività di ricognizione del territorio e di confronto con i produttori compatibilmente con gli impegni che una redazione come quella di un giornale importante come il Corriere richiede. Io, personalmente, cerco di privilegiare le visite in cantina non solo per assaggiare ma per poter meglio comprendere la filosofia produttiva e l'idea di vino che un produttore intende portare avanti. Soprattutto per poter cogliere quelle che io chiamo (spero di capirci) "sensazioni a pelle": uno sguardo, una parola, un gesto, che molto spesso dicono di più di ridondanti brochure aziendali, sgargianti etichette o delle solite "domande&risposte" di rito. Indicazioni che non devono, mai, influenzare il giudizio (sia ben chiaro) sulla bottiglia ma possono e devono (a mio modesto parere) arricchire e completare il racconto di un vino. Natualmente, va da se, che acquistare il vino come tutti i comuni mortali (e, quindi, come fa il pubblico di lettori ai quali si rivolge) non può che fargli onore. L'autore dedica, fra l'altro, un intero capitolo, dal titolo provocatorio "Chi controlla l'etilometro?", al problema dei controlli sulle strade, reclamando la necessità di controlli "intelligenti" che tengano conto delle condizioni effettive del guidatore e non della sola valutazione numerica della quantità di alcol presente nelle vene. Quello che quest'anno, però, mi ha sorpreso, positivamente, è stata l'introduzione per nulla scontata e molto interessante che è andata a toccare oltre ad alcune problematiche ancora irrisolte e di grande attualità anche un altro tema a me particolarmente caro. Dopo aver evidenziato le disfunzioni e le dispersioni (se non veri e propri sprechi), gravi, dei finanziamenti pubblici regionali al settore vino e le gravi lacune di cui ancora molti produttori peccano in fatto di comunicazione e relazioni pubbliche, Cuomo ha voluto affrontare senza mezzi termini un fenomeno emergente del giornalismo enologico, quello che lui stesso definisce il "giornalista-imprenditore". Cito testualmente "Se prima l'obiettivo (scrive riferendosi alle sue battaglie) erano i venditori-recensori, oggi, sono i giornalisti-imprenditori. Attività (il giornalismo e l'impresa) entrambe dignitosissime, purchè restino rigorosamente separate". Non so e non posso sapere di preciso a chi si volesse rivolgere ma ci sono almeno un paio di nomi sicuri in cima alla mia personale lista...
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Tuesday 10 April 2007
Finalmente un libro sul "Signor Sangiovese": Giulio Gambelli, l'uomo che sa ascoltare il vino
Potevano la storia e le gesta dell'indiscusso maestro assaggiatore, straordinario interprete del sangiovese, Giulio Gambelli, non essere immortalate in un libro che gli facesse onore e che desse l'opportunità anche alle generazioni future di sapere chi è "Il signor Sangiovese"? Certamente no. Questo libro doveva essere scritto, perché nessuno meglio di lui conosce il vitigno simbolo della Toscana, che ha dato vita a vini indimenticabili, sessantasette vendemmie vorranno pure dire qualcosa!
"Giulio Gambelli. L'uomo che sa ascoltare il vino", che verrà presentato il 14 aprile al Teatro Politeama di Poggibonsi (SI), alle ore 16,30, è edito da Veronelli Editore e fa parte della storica collana "I semi - I protagonisti delle culture materiali". L'autore, chi meglio di lui, è il noto giornalista enogastronomico Carlo Macchi, legato a Gambelli da una profonda e lunga amicizia e, quindi, in grado di descrivere al meglio i tratti della personalità dell'uomo che ha contribuito a rendere grandi vini come i Brunello di Montalcino di Soldera o il Pergole Torte di Montevertine.
Inutile dirvi di accorrere numerosi e affrettarvi a prenotare il libro. Per informazioni potete telefonare alla redazione di Winesurf.it al numero 0577/981652, oppure scrivere a info@winesurf.it.
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Tuesday 2 January 2007
Vino al Vino: la indimenticabile lezione di Mario Soldati.
E' da quando Franco Ziliani ha aperto il suo blog "Vino al vino" che mi sono messo alla ricerca dell'omonimo libro di Mario Soldati. Ne avevo sempre sentito parlare come una sorta di bibbia per chi fa o, almeno, aspira a fare giornalismo del vino. Purtroppo non c'era altra possibilità che trovarne fortunosamente una copia presso qualche fornita biblioteca. In alternativa accontentarsi degli stralci, pur interessantissimi, pubblicati di recente nella raccolta "Da leccarsi i baffi. Memorabili viaggi in Italia alla scoperta del cibo e del vino genuino" da Derive Approdi. Poi, ad ottobre, la Mondadori ha deciso, finalmente (è il caso proprio di dire), una ristampa tra gli Oscar - Grandi Classici, la prima dopo quella nel dicembre del '81 tra gli Oscar Manuali che era, a sua volta, seguita alla pubblicazione della versione originaria ed originale tra i Libri Illustrati del 1977. "Se volete trovarvi bene in Italia dovete scoprirla per conto vostro" così scriveva Soldati rivolgendosi ad amici stranieri nelle prime righe della novella "Il vino di Carema" del 1955. In queste parole si racchiude l'essenza della sua filosofia e, altresì, del suo modo di intendere il giornalismo: per conoscere e per scoprire la vera ricchezza di un popolo bisogna necessariamete camminare e vivere il territorio. Due anni dopo il suo credo si concretizza ed arriva l'esordio televisivo con la trasmissione che lo renderà popolare "Viaggio nella Valle del Pò alla ricerca di cibi genuini", di cui un commovente estratto è stato ripetutamente trasmesso sulla Rai (sia digitale che terrestre) in questi mesi e che ci rivela un modo di fare televisione assolutamente originale per l'epoca ed impensabile ai giorni nostri: spalle alla telecamera, sigaro perennemente acceso a sfumacchiare in faccia all'intervistato di turno, pochissime, spesso banali, domande, di quelle sempilici e dirette, con tanto di microfono abbandonato alle parole degli interlocutori, lasciati liberi di esprimersi e di raccontarsi. Una forma di protagonismo realizzato senza far nulla per essere protagonista. Un uomo, uno scrittore, di grande cultura che cerca, riuscendoci, di immedesimarsi nella curiosità dello spettatore-lettore e che con la stessa naturalezza si approccia a contadini, vignaioli, artigiani del cibo ed osti di provincia. Tutto questo lo ritroviamo in "Vino al vino" resoconto dei tre viaggi che risalgono al'68, al '70 ed al '75. Il motto ispiratore è ancora una volta sempre lo stesso: "bisogna andare dal vino, non che il vino venga da te!". Basta dare uno sguardo alla cartina che riepiloga gli itinerari percorsi durante queste tre viaggi per rendersi subito conto che Soldati ha esplorato, forse, l'un per cento, e neanche, dell'universo vino eppure è stato in grado di raccogliere tanto di quel materiale da riempire circa settecento pagine di aneddoti, incontri, personaggi, storie ed "anche", perchè no, vini e produttori. In questo senso, concedetemi una piccola divagazione, mi è parso di cogliere l'ispirazione vincente dell'ultima guida pubblicata da Luciano fatta di racconti prima ancora che esaustiva di etichette e produttori. Di contro, mi vien da sorridere se penso, invece, ai vari e vani tentativi d'oggi di voler racchiudere in talune altre guide l'intero panorama enologico nazionale afffidandosi, piuttosto aridamente, ai tecnicismi di schede e punteggi. Soldati lo fa dichiarando, innanzitutto, proprio il rifiuto di ogni schematismo. Scava nei suoi ricordi e parte alla scoperta del vino italiano come farebbe un esploratore in procinto di avventurarsi per un safari nella giungla: con lo stesso entusiasmo, la stessa passione e la stessa curiosità. Cerca di comprendere e decifrare il vino attraverso il riflesso della realtà locale, vuole leggere il liquido che gli viene versato nel bicchiere attraverso la personalità di chi li produce, di chi lo vende e di chi lo consuma: un "territorio umano" fatto di persone che il vino lo fanno, lo bevono, lo vivono. Scrive in un passaggio particolarmente illuminato ed illuminante: "non esiste il vino in sé, ma il vino nella vita, nel ricordo, nella fantasia... Un vino bevuto, anche parecchi anni prima, in un momento in cui si era particolarmente felici, per esempio, innamorati e vicino alla persona amata, parrà sublime anche se è tutto il contrario: per distinguere, bisognerebbe non aver vissuto". Precursore dei tempi moderni, più avanti, afferma ed ammonisce: "una maggioranza sempre crescente, in tutto il mondo, crede che il vino sia un oggetto di consumo come tanti altri, sottoposto alle normali, note, ferree leggi della produzione industriale e della distribuzione commerciale: mentre il vino, appena superato un certo livello, davvero minimo, di qualità, appena può comunemente giudicarsi buono, sano, genuino, bevibile, è ben altro: qualcosa di più, o forse anche qualcosa di meno. Perché il vino sta in un rapporto diretto con ciascuno di noi, un rapporto momentaneo, individuale e quasi incomunicabile con gli altri". E' l'imprevedibilità di ogni singola bottiglia, di ogni singola bevuta, l'imprevedibilità che rende grande il grande vino : "un vin suivi n’est pas un vin honnete". E nelle pagine, ahimè troppo poche, che dedica alla Campania ed a Napoli in occasione del suo primo viaggio ci regala una splendida descrizione, che strappa letteralmente ai ricordi impressi nella sua memoria, di quello che lui definisce il vero vino dei napoletani, il Gragnano: "colore rosso rubino carico, che tirava allo scuro; profumo vinoso e campestre,frizzantino, e quando giovane addirittura spumoso, non spumante, di una spuma che calava subito e subito spariva per sempre; pastoso, denso ma allo stesso tempo scivoloso; come un lambrusco di più corpo, come una barbera di meno corpo: e con un aroma, un retrogusto gradevolissimo di affumicato". Ed ancora sul fiano: "acidulo, fresco, con uno strano retrogusto di nocciola tostata". La poesia dell'Asprinio: "fresco di grotta , acidulo, pallidissimo, fra il color paglia e il verdolino. Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l'Asprinio: nessuno." I vini di Capri di Ettore Patrizi e l'incontro col professor Rocco Cassano all'Istituo Tecnico De Santis d'Avellino per bere il prmo bicchiere di Aglianico della sua vita che subito riconosce come un vino di prima classe: un "grand vin". Insomma un libro da leggere e da rileggere, mai come in questo caso mi viene da parafrasare un celebre slogan pubblicitario: "un libro è per sempre". Se volete farvi un bel regalo, anche se Natale è già passato, sono sicuro che non rimarrete delusi. Voglio congedarmi con questi bellissimi versi dedicati al Gragnano dello zio Canonico, versi in cui Soldati intuisce la bellezza e la contraddizione stessa del vino, di ogni vino vero, creatura vivente e viva:
"O vino e'zì Canonico. Pace: pe'll'anema squiieta. Smania: pe'chi'impace vo'stà. Suonn:pe'chi s'avota areto, e n'ato suonno ancora vo'sunnà".
VINO AL VINO Mario Soldati Oscar Mondadori - Grandi Classici € 15.80
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Tuesday 28 November 2006
Guida completa ai vini della Campania di Luciano Pignataro

Chi non ha avuto modo di acquistare la prima versione di questa guida, che risale al 2003 ed è esaurita da tempo, è bene che prenoti sin d'ora la nuova guida ai vini della Campania, editrice Ippogrifo (in distribuzione dal 30 novembre), che vanta la recensione di quasi 250 aziende e 1500 vini della regione.
Questa volta Luciano Pignataro ha fatto le cose davvero in grande, coinvolgendo un pool di giornalisti specializzati che hanno dato vita ad una vera e propria enciclopedia del vino campano: Francesco Aiello ha curato la Penisola Sorrentina, Pasquale Carlo la Valle Telesina, Ciro Cenatiempo i vini di Ischia, Salvatore De Napoli la zona del Vesuvio, Paola Desiderio parte del Cilento e della Piana del Sele, Maristella Di Martino parte dell'Irpinia, arricchita dai reportage di Oreste Mottola e dai commenti ai vini di Fabio Cimmino e dalle verticali descritte da Gaetano Marrone. Le cantine sono suddivise per provincia: 58 a Napoli, 68 in Irpinia (AV), 60 nel Sannio (BN), 30 nel Casertano e 30 in provincia di Salerno.
Tutte le aziende presentate sono state visitate direttamente dagli autori, che ne hanno descritto la storia, i dati tecnici e recensito i vini. La guida si è, inoltre, arricchita di numerose verticali storiche, come quella del Taurasi Radici di Mastroberardino, del Montevetrano di Silvia Imparato, del Taurasi Macchia de' Goti di Antonio Caggiano, del Fiano di Avellino di Vadiaperti e di Marsella.
In appendice alla guida, una sezione dedicata ai principali ristoranti e wine bar della regione. Infine, il curatore, ci propone "Le bottiglie dell'Arca", 142 etichette che a suo giudizio meritano di essere messe in cantina per le loro caratteristiche evolutive e di pregio.
La Guida completa ai vini della Campania è sponsor free, non ci sono pubblicità di alcun tipo né contributi, per precisa scelta del team di autori, a garanzia di assoluta imparzialità e correttezza nella presentazione dei contenuti.
Guida completa ai vini della Campania Edizioni dell'Ippogrifo 600 pagine 23, 8 euro
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{ Ma prima che c'è? } { Pagina 2 di 2 } { E dopo cosa c'è? }
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