Friday 27 June 2008
Guida Completa ai grandi vini dell'Irpinia

Luciano Pignataro ricomincia dall'Irpinia. Il giornalista del Mattino dopo le prime due edizioni della Guida Completa ai Vini della Campania (alle quali anche il sottoscritto ha contribuito) cambia formula e decide di procedere con una nuova impostazione scannerizzando il vino campano provincia per provincia in cinque volumi autonomi (il progetto sarà completato entro il 2008). Scelta forzata, più che probabilmente, dal proliferare di aziende su tutto il territorio, un fenomeno inarrestabile che rende sempre più difficile contenerle in un unico testo potendo assicurare a ciascuna il giusto spazio. In compenso questa scelta aiuta una più agevole consultazione e da la possibilità al lettore di acquistare, eventualmente, solo i volumi che possono essere di suo interesse. Si comincia, così, dalla zona più importante per l'enologia campana essendo l'Irpinia a detenere le uniche tre Docg della regione: Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi. Una guida senza vincitori né vinti che si propone come obiettivo principale l'esaustività e la specificità dell'informazione. Per la prima volta, in quest'ottica, sono state segnalate anche le aziende esterne alla provincia ed impegnate con le tre docg. Ogni cantina viene presentata attraverso dettagliati riferimenti anagrafici, una breve storia aziendale e le schede dei vini prodotti. La valutazione dei vini, ripeto, non prevede punteggi. Inevitabile deroga la segnalazione dei 40 vini del cuore attraverso i quali l'autore ripercorre e ricostruisce vent'anni di assaggi. Nella descrizione delle diverse etichette viene privilegiata l'indicazione delle caratteristiche generali del vino al fine di poter individuare lo stile del produttore evitando il riferimento all'annata. Per i più smaliziati questo potrà apparire, forse, l'unico limite. Solo nel caso di vini con uno storico importante alle spalle sono, comunque, indicate le annate più siginificative. In appendice troviamo i disciplinari, la produzione, i wine bar e i ristoranti. Una guida indispensabile per tutti coloro (semplici appassionati ed operatori del settore) per orientarsi attaverso una panorama produttivo sempre più affollato e complesso.
Guida Completa ai grandi vini dell'Irpinia
Edizioni dell'Ippogrifo
234 pagine, 10 euro
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Monday 16 June 2008
"Fare Brunello per crederci", un bellissimo articolo di Armando Castagno su Franco Biondi Santi
Bibenda è una rivista di eccellente qualità grafica e di contenuti, ormai conosciuta da gran parte degli appassionati e professionisti di vino. Io sono abbonato sin dal primo numero, sebbene non sempre sia riuscito a trovare il tempo di leggerne tutti gli articoli pubblicati, che abbracciano tematiche diversificate passando dal vino al cibo, ai sigari, ai distillati, portandoci in viaggio verso la Champagne o la California. La rivista è edita da Bibenda Editore, casa fondata da Franco Ricci, personaggio di spicco che ha contribuito in modo determinante, con numerose iniziative, a diffondere la cultura enogastronomica nella capitale.
Ma cos'è che dovrebbe spingervi ad acquistare, se non volete abbonarvi, il n. 28 di Bibenda appena uscito? Beh, di motivi ce ne sono davvero molti, ma uno svetta sicuramente su tutti, lo splendido articolo di Armando Castagno, palato finissimo e ottimo comunicatore, dedicato ad un vero colosso del vino italiano, Franco Biondi Santi, dal titolo assolutamente indovinato: "Fare Brunello per crederci". Armando ci accompagna nella genesi del mito partendo dal suo incontro con una vecchia edizione del catalogo Bolaffi dei vini d'Italia, uno stupefacente volume che ci riporta indietro di 44 anni, presentandoci un mondo enoico quasi dimenticato, con una sequenza di denominazioni pressoché scomparse, dal Doxi al Geierberg, dal Mesolone di Brusnengo al Saint Claude (un bianco da trebbiano e malvasia prodotto in bottiglia renana...). Come è giusto che sia, ci racconta della storia della famiglia, partendo da Giorgio Santi nel lontano 1746 per arrivare a Franco Biondi Santi. Non voglio dilungarmi nel descrivervi certamente in modo meno avvincente il contenuto dell'articolo di Armando, che invidio molto, visto che ha avuto l'onore e l'onere di effettuare, e descriverci in modo impeccabile, una mirabile degustazione verticale di ben 24 Brunello di Montalcino di Biondi Santi che va dal 2001 fino al mio anno di nascita, il 1955! Credetemi, basta già questo articolo, se non vi fate rodere dall'invidia, per acquistare la rivista (9 euro). Ma se siete particolarmente esigenti, basta che andate avanti a sfogliare le quasi 130 pagine corredate di splendide fotografie e prive di pubblicità, per rendervi conto che ci sono molte altre "leccornie" letterarie, come l'eccellente articolo di Franco Ziliani "Serralunga, struttura e longevità del Barolo". Il giornalista a tutti noto da tempo come "Franco tiratore", autore fra l'altro del blog Vino al vino, grande esperto e perdutamente innamorato delle Langhe e del nebbiolo, ci parla del Barolo "dal di dentro", partendo proprio dalla diversa composizione dei terreni che distingue Serralunga dagli altri comuni coinvolti nella produzione di questo magico vino. Come solo un grande conoscitore di questi luoghi straordinari può fare, Franco ci guida quasi fisicamente per i sentieri che sinuosamente ci portano alla meta, in un paesaggio costellato di vigneti, a volte scoscesi e ripidi, a volte a forma di anfiteatro, quasi a sentire il profumo di quella regale uva che è il nebbiolo. Segue poi una panoramica degustativa della migliore produzione di Serralunga, partendo da Dolcetto e Barbera d'Alba, per finire con quasi 40 fra Barolo 2004, 2003 e 2001.
Ancora non vi basta? Sappiate allora che Massimo Billetto vi aprerà le porte sui migliori Barbaresco 2004, Luca Grippo ci parla dei vini della Costa Toscana e dei vini di Montefalco, Paolo Lauciani mette a nudo il grande produttore veneto Roberto Anselmi, Monica Coluccia ci inebria con le dolcezze di Langa, il noto enologo Donato Lanati ci spiega quanto sia importante la tracciabilità, Alessio Puntel ci fa conoscere lo Champagne di Beaufort, Giovanni Ascione ci ricorda che in Germania non si fa solo birra, ma ci sono regioni come Mosella, Saar, Ruwer e Nahe dove si fanno vini grandissimi. E ancora tante altre belle cose che, credo sia giusto scopriate da soli. Buona lettura!
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Thursday 5 June 2008
La musica sveglia il tempo: Daniel Barenboim e la corrispondenza fra musica e vita
Chi mi conosce sa che fra i miei grandi amori c'è la musica, che almeno in gioventù è stata parte attiva della mia vita, sebbene per un breve periodo. Ma non sto scrivendo questo post per parlare di questo pur fantastico argomento, bensì per proporvi un breve passaggio tratto dall'interessantissimo saggio edito da Feltrinelli "La musica sveglia il tempo", del grande pianista e direttore d'orchestra argentino Daniel Barenboim. Mi rendo conto che non è un nome noto a tutti, senz'altro lo è per gli appassionati di musica classica (termine convenzionale ormai assai poco significativo). Per chi ama Bach, consiglio assolutamente la versione di Barenboim delle Variazioni Goldberg, esegita dal vivo in occasione del 40° anniversario del suo primo concerto al Teatro Colòn di Buenos Aires, di fronte ad oltre 3000 persone. Un'interpretazione strepitosa, frutto di un lavoro durato oltre 25 anni, vi pasti pensare che i 32 brani sono stati eseguiti in circa 80 minuti, un tempo più che doppio rispetto alla velocissima esecuzione giovanile di Glenn Gould. La casa editrice del cd è la Erato.
La musica sveglia il tempo è un saggio bellissimo, di grande profondità, dove la musica rappresenta solo parte di un contesto più ampio e generale, intrecciandosi a temi politici e sociali, in uno spaccato di sorprendente e profondo realismo. Desidero incentrare l'attenzione su un significativo passaggio del pensiero di questo grande musicista: "La democrazia è un'idea nata in Grecia migliaia di anni fa. Nel corso dei secoli, l'idea originaria è andata perduta, come dimostrano le forme contemporanee del processo democratico. Nella Grecia antica, solo i saggi potevano votare e determinare il corso dell'azione di governo per il bene pubblico. Oggi il diritto al voto è accessibile a tutti, com'è giusto che sia, ma abbiamo negato agli elettori l'opportunità di un'istruzione completa. Oggi il mondo politico è moderno solo nelle sue manifestazioni esteriori; la tecnologia ha reso le comunicazioni molto più efficienti, il che sfortunatamente ha portato allo sfruttamento e alla manipolazione di quanti non hanno ricevuto un'istruzione. L'elettore medio nella nostra società non ha una buona conoscenza di alcuna arte o scienza - così essenziali, secondo il pensiero greco antico, per l'intelligenza del governo - ed è incapace di andare con il pensiero al di là del presente e dell'immediato futuro e quindi di comprendere appieno le conseguenze dell'azione politica. Il risultato è una società doppiamente inadeguata, in cui i politici, per riuscire a rimanere al potere un tempo sufficiente a realizzare qualche cambiamento, sono costretti a un'azione tattica anziché strategica, mentre la gente viene manipolata e mantenuta nell'ignoranza per quanto riguarda le questioni di maggior rilievo.". Niente di nuovo, qualcuno dirà, ce ne siamo accorti tutti che le cose stanno così. E' vero, ma la cosa tragica è che abbiamo accettato questo assunto, non solo, ma chi volesse davvero "istruirsi" trova sempre maggiori difficoltà a reperire informazioni reali, non distorte, manipolate o addirittura nascoste dai vari poteri che controllano stampa, televisione e quant'altro preposto a fornirci i mezzi per formare la nostra cultura e le nostre opinioni. Ormai la democrazia è chiusa da tempo in un cassetto a doppia mandata e la chiave è stata buttata. Anche la storia viene manipolata, è molto facile farlo, basta modificare alcune parole, accenti, spostare il peso nei contenuti e il gioco è fatto. Così gli studenti si formeranno su una conoscenza della realtà apparente, mentre i fatti andranno persi nel tempo e difficilmente potranno essere recuperati. E' un processo che funziona, sempre.
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Wednesday 14 May 2008
"Gianfranco Soldera: la perfezione senza compromessi", un bellissimo articolo di Alessandro Franceschini

C'ero anche io quel pomeriggio indimenticabile di venerdì 22 febbraio da Gianfranco Soldera, straordinario produttore e personaggio, estremo eppure fortemente logico nella sua visione delle cose, maniaco fino all'inverosimile nel cercare la perfezione in quel suo straordinario vino che si chiama Brunello di Montalcino Case Basse, oggi ottenuto dall'unione dei due cru Case Basse e Intistieti. E ricordo molto bene il fascino e l'eleganza di quelle annate degustate in cantina, ancora in gestazione dalle botti e non assemblate: uno splendido 2003, dal naso fantastico, freschissimo, con profumi di menta e liquirizia commoventi e di una nitidezza esemplare, mai ritrovata negli assaggi effettuati a Benvenuto Brunello. Un 2002 dal vigneto Intistieti, ancora in botte (66 mesi!) semplicemente stellare e inimmaginabile per quell'annata, con un tannino così setoso, levigato, perfetto e una trama giocata tutta sull'eleganza (ricordo che i Brunello di Soldera viaggiano su una gradazione nettamente inferiore rispetto alla media, siamo attorno ai 13 °C); un 2004 polputo, avvolgente, dal finale lunghissimo, un 2007 ancora dall'Intistieti, un bambino ancora sporco di latte ma con una dolcezza in bocca straordinaria.
Ebbene, l'amico Alessandro Franceschini, vicedirettore di laVINIum e "partner" in questo blog, non poteva descrivere meglio in questo suo articolo, il personaggio di Gianfranco Soldera, un "non toscano" capace di esprimere la toscanità nei suoi vini meglio di chiunque altro, un punto di riferimento, un carattere non facile ma a suo modo geniale. Leggetelo perché ne vale la pena.
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Wednesday 26 March 2008
Un bell'articolo sull'Amarone di Alessandro Franceschini per AIS Lombardia
"Anteprima Amarone 2004. L'incredibile cavalcata di un vino sbagliato". Il titolo lascia subito intuire le intenzioni di Alessandro Franceschini, una delle penne più interessanti nel mondo del vino, che ho il vanto di avere fra i collaboratori di laVINIum e di questo blog. Sarebbe fin troppo facile parlarvene bene e rischierei di sembrare fin troppo "di parte", ma io non parlo mai delle persone che stimo se non c'è una buona ragione. E questo articolo pubblicato sul sito di AIS Lombardia, al quale collabora da anni, è una buonissima ragione, sia perché scritto in modo scorrevole e piacevole, sia perché affronta un tema fondamentale come quello della Valpolicella oggi, delle sue contraddizioni, delle discutibili scelte di dare sempre maggiore spazio all'Amarone, un vino la cui filosofia, il cui costo, la cui struttura e alcolicità non lo rendono certo un esempio rappresentativo di questo splendido territorio del veronese. Ma tant'è i dati non lasciano dubbi e Alessandro ci fa un quadro ben preciso della situazione degli ultimi dieci anni. Da leggere assolutamente.
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