Monday 18 September 2006
Siore e siori, aficionados & fans, Samuele Bersani vi attende a Roma!

Uno dei più interessanti cantautori italiani del momento, Samuele Bersani, effettuerà una tappa a Roma, precisamente il 13 novembre 2006 all'Auditorium di Via della Conciliazione, 4.
I biglietti sono in vendita già da qualche giorno (la poltronissima viene 34.50 euro compresa la prevendita), quindi vi consiglio di affrettarvi per conquistare i posti migliori.
Potete rivolgervi al botteghino dell'Auditorium dal lunedì al venerdì dalle ore 11 alle ore 18, ma i biglietti si trovano senza difficoltà nelle principali rivendite della capitale.
Ci vediamo tutti al concerto?

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Tuesday 18 July 2006
Depeche Mode Playing The Angel: stupendo concerto a Roma

Sono l'ultimo che dovrebbe parlare di questo storico gruppo perché non rientra nella mia discografia preferita e, se non fosse stato perché sapevo quanto piace alla mia amata, non avrei acquistato i biglietti per il concerto di ieri allo Stadio Olimpico di Roma. Ma devo assolutamente ricredermi: se i Toto, che avevano suonato il 14 luglio al Centrale del tennis, hanno mostrato qualche problema, soprattutto per quanto riguarda la voce di Bobby Kimball, in seria difficoltà, ma anche per la presenza di Greg Phillinganes, assai meno incisivo e integrato di quanto non fosse il mitico David Paich, tutt'altra storia hanno portato sul palco dell'Olimpico i Depeche Mode.
Ovviamente il confronto non è sul piano dello stile, i due gruppi suonano musica assai diversa e per nulla assimilabile, ma i Depeche avevano molte più cose da dire e da dare, e le hanno date, in modo perfetto sia sul piano scenografico, tecnicamente ineccepibile, sia squisitamente musicale. Tutti erano in perfette condizioni, dinamici, comunicativi, professionali, frizzanti e pieni di musicalità. Il pubblico davvero numeroso (non ho idea di quanti fossimo ma sicuramente svariate decine di migliaia) mi è sembrato invece un po' sotto tono, forse a causa del caldo, mi sarei aspettato maggiore coinvolgimento perché i DM erano davvero trascinanti.
La scaletta è stata perfetta e ben studiata: come tutti i concerti rock che si rispettino non si può partire in sordina e quindi è stato scelto per l'attacco Introspectre, dal recente album Playing The Angel. Debbo dire che uno dei pezzi più belli e trascinanti (ripeto, non sono un fan e non conosco certo tutto il repertorio) è stato Walking In My Shoes, anticipato con l'immagine sugli schermi della donna uccello, ripresa dal video della canzone; ma sono stati molti i cavalli di battaglia eseguiti in modo magnifico: Stripped (e qui era inevitabile che Dave si togliesse il gilet di pelle!), In Your Room, Home e It Doesn't Matter Two (cantate dal grande Martin L. Gore), John The Revelator (che ha visto Dave e Martin eseguire un duetto perfetto), la splendida Personal Jesus (forse quella che ha più coinvolto il pubblico che ha ripetutamente accompagnato il famoso inno "Reach Out And Touch Faith") e via via fino ai bramati bis.
Un'ora e tre quarti intensa e continuativa, davvero piacevole. Una band storica, fra le migliori in circolazione, che ha ancora motlissime cosa da dire, forte di un passato difficile e doloroso dal quale sembrano essere usciti assoluti vincitori. Alla fine dei bis, sebbene fossi molto lontano, ho avuto l'impressione che Dave non abbia gradito il coro che il pubblico ha inneggiato per ricordare la vittoria ai mondiali, ma da uno verace come lui non potevo aspettarmi diversamente, per lo meno è stato sincero...
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Tuesday 27 June 2006
Arrivano i TOTO a Roma!

Era il 1978 quando i fratelli Jeff e Steve Porcaro diedero vita, in quel di Los Angeles, al gruppo pop-rock americano dei Toto. La formazione era composta da Bobby Kimball voce solista, il cui vero nome è Robert Toteaux (1947), Steve Lukather chitarra e voce (1957), David Paich tastiere e voce (1954), Steve Porcaro tastiere (1957), David Hungate basso (1948) e Jeff Porcaro batteria (1954). I Toto hanno ampiamente dimostrato di essere una delle migliori band degli anni ottanta e la loro qualità strumentale e musicale era tanto elevata da dare risultati eccezionali sia in studio che dal vivo. Grande successo hanno avuto brani come Rossana, Hold The Line, Africa. La loro bravura era tale da avergli aperto immediatamente le porte del successo, senza passare l'odiato periodo di gavetta alla ricerca di contratti e registrazioni per farsi conoscere. Insomma gente forte, perfettamente amalgamata nel dar vita ad un pop-rock trascinante e coinvolgente.
Anche i Toto, come tutte le band che si rispettino hanno avuto le loro vicissitudini, le separazioni, le carriere soliste e, purtroppo anche i lutti, come quello di Jeff Porcaro, avvenuto nel 1993 per una tragica quanto assurda allergia provocata dall'uso di pesticidi nella sua casa. Jeff era uno dei migliori batteristi in circolazione e ci volle molto tempo perché qualcuno fosse in grado di sostituirlo con dignità, e questo è Simon Phillips, tuttora stabile nel gruppo. Gli altri componenti della formazione attuale sono Bobby Kimball, ritornato a far parte stabile dei Toto nel 1999, dopo 15 anni di assenza, Mike Porcaro (al posto di David Hungate), Steve Lukather e Greg Phillinganes (tastiere e voce, al posto di David Paich).
Bene, il 14 luglio questo imperdibile gruppo sarà in concerto a Roma (e il giorno dopo a Massa Carrara nell'Area Aeroporto), al Centrale del Tennis (tel. 06/8073026). Inutile dirvi di affrettarvi ad acquistare i biglietti!
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Wednesday 3 May 2006
Jan Garbarek: un concerto senz'anima

Come spesso mi accade con la musica, ho bisogno di tempo per meditare e capire cosa ha o non ha funzionato in questo o quel concerto. Inizialmente, causa l'emozione e l'attesa di uno dei musicisti che più mi hanno coinvolto in passato, ho vissuto quel concerto, svoltosi all'Auditorium di Roma nella sala S. Cecilia il 23 aprile scorso, con un entusiasmo che veniva da rinunce e attese di un'occasione per ascoltare buona musica. La mia passione per il drumming, pienamente gratificata dalla presenza di Manu Katché, ha in qualche modo ritardato i miei dubbi e le mie perplessità su quanto ho ascoltato in quelle 2 ore.
Jan Garbarek ha un grande merito che nessuno può non riconoscergli, quello di aver saputo unire la tradizione musicale della sua terra, la Norvegia, al jazz, proponendo un linguaggio e uno stile assolutamente personali e di grande suggestione. Ma il concerto del 23 aprile non aveva nulla di tutto questo. La formazione con cui da tempo confeziona album e concerti (ad eccezione di Manu Katché, che rimpiazza Marilyn Mazur) non mi convince, come non mi convince la musica che da essa prende vita. Non comprendo Rainer Brüninghaus, né al piano acustico dove sembra a tratti tentare di richiamare malamente sonorità Jarrettiane, né nella sua imperturbabile immobilità e incapacità di fraseggi che tocchino anche lontanamente l'anima e il linguaggio jazzistico; non capisco il seppur virtuoso bassista Eberhard Weber, che sembra spesso slegato dal gruppo, molto tecnico ma assai poco capace di entrare in relazione con i colleghi; non capisco la presenza di Manu Katché, più legato al pop che al jazz, a cui manca la capacità di inserirsi in quelle sonorità rarefatte ed evocative a cui Jan Garbarek ci ha abituati con i suoi due sassofoni preferiti (tenore e soprano). E, cosa non da poco, ho assistito ad un concerto dove ogni singolo pezzo era letto sullo spartito, persino da parte del batterista! Improvvisazione? Zero. Emozione? Zero.
Eppure Garbarek è capace di ben altro, lo sappiamo bene. Come dimenticare "In praise of dreams", "The legend of seven dreams", o certe splendide performance in compagnia di Keith Jarrett da cui sono nati pezzi memorabili come "Personal Mountains", "Prism" o "Belonging". Peccato. Tanta attesa per ritrovarsi di fronte ad un concerto sconclusionato, poco chiaro nel messaggio, se messaggio c'era, lungo perché lunghi erano i pezzi eseguiti, senza che ce ne fosse una giustificazione nei contenuti, spesso ripetitivi e privi di slancio. Davvero sotto tono.
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