Esalazioni Etiliche


Thursday 31 July 2008


E’ morto Gianni Masciarelli, grande produttore abruzzese

Soltanto un mese fa eravamo in Abruzzo e avevamo ipotizzato di andare a trovare Gianni Masciarelli, un produttore che ha segnato profondamente il destino del Montepulciano d’Abruzzo e ha portato nel mondo una visione indubbiamente innovativa del modo di fare vino in questa regione. Purtroppo non siamo riusciti ad organizzare una giornata per incontrarlo e ora vengo a sapere dall’amico Franco Ziliani che è improvvisamente deceduto a causa di un ictus all’età di 53 anni. Una notizia che non avrei mai voluto dare, perché a prescindere dalle qualità della persona, indubbie (ricordo perfettamente quando venne all’Hilton di Roma a presentare una verticale del suo Montepulciano d’Abruzzo Villa Gemma, la sua capacità di comunicare con il pubblico e l’indubbia qualità dei suoi vini), non si può andare via così, a soli 53 anni. Lascia la moglie Marina e i suoi tre figli, dopo un travaglio iniziato lunedì scorso e terminato a Monaco di Baviera, dove era stato ricoverato d’urgenza in coma farmacologico nella speranza di poterlo salvare da una situazione difficilissima. Pur non avendo avuto modo di conoscerlo personalmente, e me ne rammarico profondamente, sono rimasto davvero colpito per il grave lutto così imprevisto e fulminante. Alla famiglia il sincero cordoglio e un forte abbraccio da tutta la redazione di laVINIum.

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Thursday 3 July 2008


Il "Brunello day" è arrivato, il silenzio è sempre assenso

Come avevo preannunciato ieri, questa mattina alle 11.45 il ministro Luca Zaia incontrerà l'ambasciatore USA Ronald Spogli presso l'azienda Costanti (vale la pena leggere l'illuminante "curriculum" dell'ambasciatore sul blog di FRanco Ziliani Vino al vino), in località Colle al Matrichese a Montalcino. Lo scopo dell'incontro, che prevede anche la presenza della stampa accreditata, del CdA del Consorzio del Brunello di Montalcino e delle autorità locali (Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio e Prefetto), è quello di annunciare la soluzione al problema del blocco delle importazioni del Brunello negli USA. Soluzione che, come potete leggere in un commento di Ziliani sul suo blog, con tutta probabilità vedrà il Brunello spaccato in due distinte tipologie "Un Brunello normale con aggiunta di altre uve e un Brunello super per quelli che lo fanno con solo sangiovese". Se davvero passa un'ipotesi del genere, che vede un disciplinare più "aperto" per il Brunello normale, o base, o come diavolo vogliamo chiamarlo (quindi una versione che ammetta la presenza di altre uve), mentre per il "grand cru" le regole saranno molto restrittive, tanto da spingere molte aziende, con tutta probabilità, a rinunciare a produrlo, potete immaginare quale sarà il futuro di questa denominazione.

Per quanto mi riguarda posso solo dire, se davvero verrà adottata una simile "soluzione", che tutti coloro che hanno sempre fatto il Brunello di Montalcino rispettando le norme previste (volute dagli stessi produttori, ricordiamolo!), tutti coloro che ci hanno sempre creduto, che hanno investito per dare vita ad un prodotto che rappresentasse al massimo il territorio e proponesse il più alto esempio di ciò che il sangiovese grosso di Montalcino può offrire, sono responsabili di non aver fatto nulla per difendere ciò in cui hanno sempre creduto e per cui hanno lavorato.
E' vero che, per come attualmente è concepito il sistema consortile, sono i colossi, coloro che hanno il maggior numero di ettari ad avere più potere decisionale, ma è altrettanto vero che chi non era d'accordo doveva unirsi e fare corpo unico nelle assemblee, impegnarsi a dialogare con la stampa, la televisione, tutti i mezzi di comunicazione disponibili, affermando con chiarezza la propria posizione e chiedendo con fermezza che i controlli venissero fatti in modo coerente e sicuro, senza alcun favoritismo per nessuno.
Tutti hanno detto "chi ha sbagliato paghi", ma queste parole rimangono vuote se dietro non c'è una reale volontà politica affinché questo avvenga. Come in tutte le situazioni conflittuali, il conflitto ci deve essere e deve essere motivato. Così non è stato, hanno parlato solo i pezzi grossi, solo coloro che sanno già come andrà a finire. E gli altri? Dov'è la loro rabbia? dov'è la loro coesione? Niente, silenzio, tutti sparpagliati o dispersi. L'unione fa la forza, a quanto pare è una frase alla quale nessuno sa dare più il giusto credito. Si rimane isolati? Allora è finita, non ci sono possibili alternative. Se si vuole difendere ciò in cui si crede e si dichiara di "essere in tanti a fare da sempre il Brunello secondo le regole", perché questo assurdo silenzio? Se davvero non siete d'accordo, se davvero ritenete che non è così che si risolve il problema del Brunello, se volete che questa denominazione continui ad essere grande, se davvero credete che i controlli siano cosa giusta e che il rispetto delle regole sia l'unica vera modalità per essere credibili e dare garanzie ai consumatori, allora smettetela con questo assurdo silenzio, unitevi e lottate perché il tempo non è dalla vostra parte, è l'ora dei conti.

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Wednesday 30 April 2008


Le api stanno scomparendo davvero, è un danno incalcolabile per l'ecosistema

"Se le api dovessero scomparire, al genere umano resterebbero cinque anni di vita", non so se fu Einstein a dirlo ma di certo chiunque l'abbia detto sapeva molto bene quanto questo insetto sia fondamentale per l'ambiente e per l'uomo.
Sono anni che si parla di un auomento della moria di api, ma da alcuni mesi la questione è diventata drammatica, sia per le dimensioni del fenomeno che abbraccia l'intero pianeta, sia perché sarà difficilissimo se non impossibile ricuperare la situazione. Intanto non si ha alcuna certezza sulle cause, se non che con molta probabilità sia un insieme di elementi che sta favorendo la scomparsa delle api: insetticidi, fitofarmaci, ogm, inquinamento atmosferico, cambiamenti climatici repentini, scarsità d'acqua, elettromagnetismo. Tutti elementi che riconducono in gran parte al nostro scellerato modo di vivere e alla convinzione che con la parola "scienza" tutto sia giustificato, anche se questa "scienza" si è da tempo piegata ai poteri forti, alle multinazionali che dettano le vere regole sociali ed economiche.
Pensiamo ad esempio alla miriade di ripetitori, di antenne che circondano il mondo "civile", pensiamo che abbiamo raggiunto i 4 milardi di telefonini e in pochi mesi arriveremo a cinque (ovviamente anche noi siamo sensibili a tutto questo, eccome, l'aumento di tumori è esponenziale e le indagini che da anni stanno effettuando sull'uso regolare del cellulare stanno sempre più dimostrando quanto sia pericoloso per il cervello, l'apparato uditivo, le ghiandole salivari ecc.).
La coltivazione di piante ogm fa la sua parte, tant'è che nonostante si tenti di arginarne la diffusione, è sufficiente il vento a favorirne la moltiplicazione spontanea, tanto da esserne stata scoperta la presenza persino in aree a coltivazione biolgica e nei prodotti da esse ottenuti, dal miele alla frutta, dalle verdure al grano.

Ma perché le api sono così importanti? E' presto detto: il loro compito principale è quello di effettuare l'impollinazione passando da un fiore all'altro; senza di loro spariranno la maggior parte dei vegetali e dei frutti, necessari al sostentamento di tutti. Ma non finisce qui, lo sappiamo bene, perché senza vegetali, senza grano, avena, trifogli, erba medica si crea il problema per gli animali che se ne nutrono, che, senza fare i pessimisti, potrebbero finire col non avere più di che cibarsi, quindi problema per il latte, i formaggi, le uova, la carne. Insomma, dalla moria di api si arriva alla crisi della catena alimentare.

foto tratta da www.juzaphoto.comAllarmismo? Magari! Farebbe piacere anche a me credere che è la solita esagerazione, ma questo è il primo anno che nel mio giardino (e vivo fuori città) non ci sono api ma solo qualche occasionale calabrone. Ad aprile ero abituato a vederle gettarsi sui fiori e cercare i posti migliori dove costruire i favi, i loro nidi fatti di celle esagonali. Niente di tutto questo, i fiori ci sono ma le api no.

I dati forniti dall'APAT (Agenzia per la Protezione dell'Ambiente e i servizi Tecnici) sono desolanti: nel solo 2007 il numero di api in Italia si è dimezzato. Ma il disastro interessa tutta l'Europa, con una perdita tra il 30% e il 50%, per non parlare degli Stati Uniti, dove si arriva al 60-70%, tanto da aver definito il fenomeno da spopolamento Ccd (Colony collapse disorder), fenomeno di cui sono a conoscenza da ben 5 anni!
E credete che ci sia un solo governo così saggio da decidere una politica che tenti di porre freno ad un modello economico basato sulla iperproduttività scellerata e sull'accumulo di scorie senza alcuna lungimiranza e senzo di responsabilità verso un ambiente che non può essere piegato alla nostra bramosia cieca senza pagarne drammatiche conseguenze? Restiamo in Italia, andiamo a vedere i programmi dei due poli che continuiamo a sperare ci rappresentino, e ditemi dove al posto di produttività c'è risparmio energetico, fonti alternative, riduzione degli sprechi, investimenti cospicui nella ricerca, leggi e controlli severissimi nei confronti delle industrie chimiche ecc.
Pura fantasia, cari signori, il nostro destino sembra già segnato e le api sono solo uno dei milioni di esempi di ciò che stiamo combinando nel luogo dove dobbiamo vivere. Altro che sicurezza e immigrazione! La natura sta presentando il conto, e dovremo pagarlo tutti, senza possibilità d'appello.

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Friday 18 April 2008


Caso Montalcino: una riflessione amara

Si è detto e scritto tanto su Brunellopoli e sui recenti scandali che hanno offuscato l'immagine del vino italiano. Si è scritto molto basandosi su informazioni trapelate e non certe, o meglio non dimostrate tali.
Indubbia la volontà de L'espresso di colpire a fondo e sfruttare un evento come Vinitaly per sparare tutte le cartucce senza i relativi approfondimenti.
Evidente la volontà di non fornire elementi di chiarezza da parte del Consorzio che, basta vedere il sito, non ha pubblicato assolutamente nulla sul tema, non ha cercato di chiarire quello che stava succedendo, ha preferito il silenzio, rotto solo da alcuni comunicati formali diramati agli organi di stampa.

La questione Brunello di Montalcino e possibili irregolarità nel rispetto del disciplinare poteva e può essere chiarita. Se davvero non ci sono Brunello che non siano ottenuti esclusivamente da sangiovese grosso al 100%, basterebbe un semplice esame per rivelare il contenuto di quelle bottiglie, basterebbe un gesto volontario, a dimostrazione della totale onestà e serietà nei controlli da parte del Consorzio, per spegnere qualsiasi voce o dubbio.
Invece il silenzio è l'unica arma. Il silenzio e il tempo che progressivamente confonde la memoria o quantomeno facilita la perdita d'interesse.

Sarebbe stato un gesto altrettanto chiaro se i produttori, tutti i produttori che hanno la coscienza a posto, avessero preso una posizione chiara su quanto è accaduto, si fossero dissociati da coloro che sono tuttora indagati. Altro silenzio. Ancora peggiore. La stampa ha tutte le colpe, vuole male a Montalcino, crea solo problemi, monta storie inesistenti, danneggia l'immagine di un grande vino.

Ma siamo proprio sicuri che la stampa sia tutta uguale? E che i giornalisti vogliono affossare il vino italiano? Siamo sicuri che non ci siano persone serie che, invece, vorrebbero solo chiarezza a tutto vantaggio di coloro che lavorano seriamente e contribuiscono a rendere alto il nome del Brunello di Montalcino nel mondo?
Certo il Brunello si vende soprattutto all'estero, negli States in particolare, in Italia ci sono talmente tanti problemi che a chi può importare di tutta questa storia. Ma dall'interesse e dalle continue richieste di chiarezza della gente, verrebbe da pensare esattamente il contrario. Già, perché chi acquista e beve il vino ha tutto il diritto di sapere se è stato raggirato o meno, se con quello che ha esborsato si trova davanti un vino corrispondente a quanto scritto in etichetta oppure no.
Problema secondario, il consumatore non è tenuto alla trasparenza e non può pretendere nulla.

Ecco allora che quella che doveva e poteva essere una cordata di produttori onesti che, indignati per le scorrettezze commesse da pochi, pochissimi "colleghi", avrebbero fatto di tutto per isolarli, si è invece rovesciata verso chi di queste cose ha scritto. Silenzio. Anche da parte di quelli più vicini, con i quali si è instaurato molto di più che un semplice rapporto di lavoro. La comunicazione si è azzerata, tutto tace. Una cortina fumogena sopra le nostre teste. Non se ne doveva parlare. Il silenzio è d'obbligo. Il mercato è l'unica cosa che conta.

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Tuesday 15 April 2008


Un'analisi della PAN Europe su 40 campioni di vino rivela presenza di pesticidi

Ad aggiungersi ad un momento in cui il vino italiano (e non solo a quanto pare) non gode proprio di ottima fama, non tanto per gli eventuali fenomeni di sofisticazione o di scarsa aderenza alle norme legislative, quanto per il tam tam mediatico che ne è stato fatto, arriva fresca fresca (si fa per dire visto che la ricerca è datata 26 marzo 2008), un'altra piccola bomba: un'analisi effettuata dalla Pesticide Action Network Europe, insieme ad altre organizzazioni non governative (NGO) di Austria, Francia e Germania, su 40 campioni di vino venduto all'interno dell'UE, ha rilevato tracce evidenti di 24 diversi pesticidi, di cui ben 5 classificati dall'UE come cancerogeni, tossici, alteratori endocrini e mutageni.
Ogni vino, in media, ne conteneva almeno 4 con una punta di 10 in una bottiglia. L'analisi è stata fatta su 34 vini prodotti in modo convenzionale e 6 ottenuti da uve biologiche (3 francesi e 3 austriaci), di cui 10 prodotti in Francia, 10 in Germania, 7 in Austria, 3 in Italia, 1 in Australia, Portogallo, Cile e Sudafrica. Tre dei vini analizzati fanno parte di marchi famosi e hanno un costo superiore ai 200 euro. Uno solo dei vini ottenuti da agricoltura biologica conteneva presenza di pesticidi ma in una misura assai bassa, tanto da lasciar supporre una contaminazione dovuta alla vicinanza di altre vigne trattate in modo convenzionale.
L'esame ha anche rivelato la presenza di pestici di recentissima generazione, a conferma del fatto che molte aziende stanno abbandonando i metodi tradizionali di controllo dei parassiti a favore di un uso sconsiderato di pesticidi chimici.

Il documento della PAN Europe

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