Tuesday 3 October 2006
Guide ai vini, perché parlarne?

La noia che mi assale ogni anno, quando giocoforza vado a spulciare le nuove guide enologiche che riempiono (si, ormai è così) gli scaffali di edicole e librerie, nella speranza di leggere qualcosa finalmente non ovvio, non può certamente essere condivisa da chi per la prima volta si affaccia al mondo del vino e, attraverso la loro lettura, cerca di capire cosa c'è di interessante e acquistabile.
Ed è proprio per loro che molti di noi, con regolare puntualità (ma senza fare certamente a gara a chi arriva prima) si mettono lì e pubblicano i vincenti delle guide più note e vendute.
E il fatto che siano davvero tanti coloro che vogliono sapere "chi ha vinto", è dimostrato dalle numerose guide che ogni anno si affacciano alla ribalta, tanto da aver creato un vero e proprio settore. Ormai le hanno inventate tutte, non ci sono più possibili idee da proporre, ci sono i Vini Buoni (quindi gli altri sono cattivi?), quelli con ottimo rapporto qualità/prezzo, quelli da uve biologiche, addirittura è stata pubblicata una "guida delle guide", ovvero un volume che raffronta i risultati di quelle più note.
L'anno passato anche io mi divertii a fare un confronto sui risultati di Vini d'Italia/Gambero Rosso, Duemilavini/AIS e Guida Veronelli (mi spiace per le altre ma una scelta la dovevo fare, soprattutto per ragioni di spazio). Ne emerse che i vini premiati coincidevano solo in mimima parte, anche se la quasi totalità degli altri era comunque stata valutata da tutte e tre le guide.
Un fenomeno di questo genere non è casuale e mi spinge ad una riflessione. Tenendo conto che ciascuna guida ha un panel di degustatori che si spartiscono l'oneroso impegno a livello regionale, e che con tutta probabilità alla fine "i grandi capi" intervengono per gli eventuali "ritocchi finali", per far quadrare i conti (altrimenti certi "grandi" vini potrebbero ritrovarsi nelle retrovie), qual'è il messaggio finale che emerge da questi "non vangeli del buon vino"? Che tutto è opinabile, che basta cambiare il sistema di valutazione e i risultati sono diversi, che ogni degustatore ha capacità e metro di giudizio differenti. Che, almeno in alcuni casi, c'è chi non se la sente di dichiarare che quel famoso vino non è all'altezza delle aspettative, anzi fa proprio pena e costa un botto, ma preferisce chiudere un occhio e dargli una "spintarella", con buona pace del produttore che ringrazia sentitamente.
Ma è questo il senso di una guida? Perché ci sono i premiati? Perché funziona molto bene, per i premiati e per coloro che li premiano. Si creano tendenze, mode e cultwine, vi sembra poco?
E il lettore che vorrebbe sapere quali sono i vini più interessanti da comprare troverà la giusta risposta? Potrà davvero affidarsi alle loro indicazioni sapendo che non ha le conoscenze e i mezzi per poter scegliere da solo? Vale davvero la pena spendere 30-50 euro per acquistare un libro che ci dica quali e quanti vini hanno dato soddisfazione a chi li ha valutati, a prescindere dal fatto che premiare un vino da 200 euro, magari prodotto in 3-4 mila esemplari, è come dire: "Ragazzi, mi dispiace, noi l'abbiamo degustato gratis e ci è piaciuto", se poi riuscite a trovarlo e lo pagate un occhio della testa, e magari non vi piace, amici come prima.
E se, come avviene con il cibo, vi fidaste un po' più del vostro buon senso e del vostro palato, evitando inutili spese o rincorse per accaparrarvi il costoso pluripremiato prima che sia sparito? Perché ricordatevelo sempre, sono gli oggetti che ci scelgono in base al nostro reddito, e non il contrario.
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Wednesday 28 June 2006
Tonno in scatola, mercurio e falsi problemi

Ormai è all'ordine del giorno rilevare che molti cibi contengono sostanze più o meno pericolose per la salute. Sono talmente tanti che la maggior parte delle persone è diventata fatalista, perché se dovessimo evitare tutti i prodotti che sono inquinati da metalli, anticrittogamici, diserbanti e quanto l'industria ci propina da decenni, probabilmente non ci rimarrebbe quasi nulla da mangiare. Sarebbe però doveroso, visto che da tempo si sa che il tonno, proprio perché è un predatore, può accumulare nel proprio organismo grosse quantità di mercurio e altri metalli, attivare una campagna di informazione e prevenzione (dato che i troppi interessi economici dell'intera filiera produttiva non ne consentiranno sicuramente il ritiro dal mercato) che consenta di sapere anche le quantità massime consumabili procapite (e su questo si potrebbe aprire una discussione fiume: come si può stabilire qual'è la quantità massima di una sostanza nociva tollerabile dall'uomo senza tenere conto delle mille altre che deve altrettanto tollerare? Vorrei ricordare, fra l'altro, che il mercurio è stato fino a pochi anni fa uno dei principali componenti delle otturazioni dentarie).
Il tonno in scatola è uno degli alimenti industriali più venduti in assoluto, perché è già pronto e può essere utilizzato nei modi più svariati, come tale viene consumato in abbondanza; la quantità di mercurio che è stata rilevata è ormai a rischio per la salute, tanto da aver spinto a sconsigliarne il consumo alle donne nel periodo di gravidanza (fonte Consumer Reports). Nel 2004, la Food and Drug Administration, ha reso noto in un comunicato che mangiare oltre 180 grammi di tonno bianco in scatola in una settimana potrebbe mettere in pericolo la salute delle donne in stato interessante e dei bambini, ma il governo americano ha provveduto subito a rendere più "elastici" quei valori portandoli a 340 grammi.
Ma il tonno non è il solo pesce pericoloso, lo sono anche tutti gli altri predatori come il merluzzo e il pesce spada, per citare quelli maggiormente consumati. Se avessimo un po' di saggezza, tenendo conto che uno studio decennale condotto da Ransom Myers e Boris Worm, del Dalhousie University del Canada ha rivelato che il 90% dei pesci predatori è scomparso negli ultimi 50 anni, a causa di una pesca forsennata e molto più precisa grazie alle nuove tecnologie, cercheremmo di ridurre progressivamente la produzione (e il consumo) di questi animali, sia per garantirne la ripopolazione sia per autogestire la nostra salute (non penserete mica di delegare il vostro benessere a qualcun'altro!).
Ma forse questo è un falso problema, o meglio, è un tassello di un problema più grande. Mai come in questi anni si è puntato molto a incentivare il consumo alimentare, sono fioccate decine e decine di riviste che descrivono ristoranti e ricette da sogno, sono nati miriadi di blog a tema culinario, associazioni cultural-gastronomiche, trasmissioni televisive a quiz e chi più ne ha più ne metta. Ma, di contro, l'informazione su ciò che mangiamo è ancora farraginosa, si discute se mettere in etichetta questa o quella sostanza, poco o nulla si fa per arrestare il processo inquinante che sta distruggendo l'ambiente. Insomma, come sempre, si dibatte su come risollevare l'economia dimenticando che la salute è un bene necessario affinché tutto il resto possa avere rilevanza. L'economia è in crisi perché gestita da gente affamata di denaro, si produce più di quello che serve e si cerca di convincere a consumare di più, altrimenti i conti non tornano. Così è perfettamente normale che ci sia gente che cambia il cellulare più volte l'anno, si indebita per avere il megaschermo a casa per godersi i mondiali, acquista indumenti e scarpe con il 99 finale nel prezzo (vergognoso!) illudendosi di aver speso di meno e, soprattutto, di poterselo permettere! In un contesto del genere, dove la distrazione è l'elemento disorientante per non farci prendere coscienza, si può dare importanza al tonno in scatola inquinato?
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Friday 12 May 2006
I trucioli ve li ciucciate voi!

Cari signori, non siamo certo noi a decidere cosa mettere nel nostro stomaco, anche se a volte ci illudiamo di poterlo fare. Non c'è giorno che non si venga a sapere di qualche sostanza dannosa negli alimenti che girano sulle nostre tavole. Abbiamo avuto nel lontano (si fa per dire) 1986 lo scandalo del metanolo nel vino, che ha provocato morti e gravi conseguenze per i numerosi malcapitati che hanno inconsapevolmente bevuto da quelle dannate bottiglie. Tutti i giorni dobbiamo lottare per ottenere maggiori garanzie, etichette più precise e dettagliate.
Ma il vero problema è che chi decide sono le multinazionali, che sotto l'egida del WTO e ora della UE, possono permettersi di utilizzare negli alimenti sostanze i cui effetti nel tempo, sull'organismo umano, non sono mai stati testati con assoluta sicurezza. Non sono bastate le mucche pazze o i polli influenzati a far rinsavire coloro che utilizzano in modo dissennato tutte le pratiche possibili per aumentare i loro guadagni. Si continuano ad autorizzare metodi e sostanze che danneggiano l'uomo e l'ambiente, semplicemente perché il meccanismo non si può arrestare né controllare. Non prendiamo con leggerezza la questione dei trucioli tostati destinati a dare sentore di legno nel vino (ma chi lo ha mai chiesto?) : un conto è contenere centinaia di litri dentro una botte e un conto è mettere direttamente del legno tostato dentro al vino in affinamento. Il liquido non si limiterà ad assorbire gli "aromi" del legno, ma ci sarà un passaggio di sostanze, di cellule, dal legno al vino, SENZA CHE NESSUNO SI PREOCCUPI DI VALUTARNE I RISCHI PER LA SALUTE! Ma come! Ci hanno detto che il fumo prodotto dal fuoco del camino è altamente inquinante e tossico per la salute e poi ci propinano il vino al gusto di truciolo tostato??? Una persona che abitualmente beve vino durante i pasti principali, consuma almeno mezza bottiglia al giorno, che in un anno, per difetto, significa almeno un centinaio di bottiglie (ovvero 75 litri). Quali test sono stati fatti in America prima di consentire l'uso dei trucioli nel vino? Ma non vi preoccupate, vi diranno che non c'è alcun pericolo, quei simpatici legnetti non sono cancerogeni, siamo tutti coibentati, nulla ci può più danneggiare ormai. E se ci viene il cancro, c'è la medicina che, grazie al progresso scientifico e tecnologico, ci guarirà senza problemi. Ah già, c'è chi i trucioli li usa da tempo, anche in Italia, perché allora, come è buon costume da noi, non lo consentiamo legalmente, così si può fare tutto alla luce del sole? Certo "il vino di qualità non si fa con i trucioli"! E' vero, almeno per ora, ma è proprio il vino più economico quello più consumato; nessuna famiglia comune può permettersi ogni giorno una bottiglia da 30 euro (e il prezzo elevato non è una garanzia di qualità degli ingredienti)! Bene, l'Ue autorizzi pure quello che vuole, ma per una volta, dico almeno per una volta, vogliamo essere autonomi e ragionare con la nostra testa?
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Thursday 13 April 2006
Pizza da asporto: attenzione ai contenitori di cartone!

Non si può mai stare tranquilli. L'amata pizza, che a volte fa piacere portarsi a casa per mangiarla in compagnia senza doversi preoccupare di preparare la cena, rischia di essere indirettamente dannosa per la salute a causa dei contenitori di cartone in cui viene riposta. E' mia abitudine rifuggire qualsiasi allarmismo del quale non sia data prova certa, anche se in questo caso appare proprio certo, sulla base di analisi effettuate ripetutamente dal centro di ricerca alimentare dell'Università degli Studi di Milano e da un laboratorio di Pavia, che in alcuni cartoni utilizzati per la pizza da asporto ci siano composti vietati perché altamente dannosi, fra cui gli ftalati, i naftaleni e i benzeni.
Sembra che sia sufficiente una temperatura di 60° (facilmente superabile con una pizza appena cotta) perché questi composti si liberino andando a contaminare i cibi. Il problema si è presentato in quei cartoni che sono stati ottenuti con materiali di riciclo, che sono vietati per uso alimentare. Non è difficile trovare in rete numerosi articoli sull'argomento, fra cui quelli di Il Salvagente (dove vengono mostrate le prove della migrazione all'alimento), Lega Consumatori Toscana, Foodchem, Greenplanet, Universo On Line, ProntoConsumatore.
N.B. L'immagine presentata in questo post ha solo la funzione di mostrare un modello di contenitore per pizza, non c'è alcuna attinenza con le problematiche di cui ho trattato.
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Friday 24 March 2006
Cancro alla prostata? Con l'habañera passa tutto!

Eh si, non si finisce mai di imparare. E' cosa risaputa che il peperoncino ha delle straordinarie capacità salutari grazie alle numerose vitamine di cui è composto. E' in grado, ad esempio, di migliorare e stimolare la circolazione grazie alla sua azione vasodilatatoria, dovuta in gran parte alla presenza di vitamina PP, che protegge l’elasticità dei capillari e di vitamina E che accresce la capacità di ossigenazione del sangue. La presenza di vitamina K favorisce la coagulazione del sangue; il notevole quantitativo di vitamina C lo rende un indispensabile compagno nell'alimentazione quitidiana. Ma in questo eccezionale prodotto della natura c'è anche un'altra sostanza, la capsaicina (o capsicina): questo alcaloide (vabbé, stiamo parlando del pepe di cayenna) è, ad esempio, in grado di riattivare i fattori di crescita delle cellule dello strato basale della cute e svolge un'azione stimolante e decongestionante, riducendo anche l'edema del cuoio capelluto (usato in quantità minime, altrimenti diventa irritante); in alcuni casi può essere utilizzato anche come analgesico.
Ma le ultime ricerche, effettuate come sempre grazie ai numerosi topini che tanto spaventano molte signorine (e non solo), e che non sono mai stati interpellati se la cosa li aggrada o meno, sembrano dimostrare che un uso costante di peperoncino della varietà habañera, che ha il più elevato contenuto di capsaicina, (secondo la scala di Scoville, che valuta il grado di piccantezza, il peperoncino comune ha un punteggio di 5.000 unità, quello calabrese di 15.000, quello di cayenna 50.000 e l'habañera può superare le 300.000!), è in grado di innescare un processo di autodistruzione delle cellule tumorali della prostata. Ora il punto è che difficilmente una persona di 80 chili, per quanto abituata a mangiare peperoncino, possa permettersi di mangiarne almeno 4-6 al giorno della varietà habañera (questo è il quantitativo indispensabile per raggiungere più o meno 380 milligrammi di capsaicina necessari ad ottenere un effetto concreto su un soggetto di questo peso), senza dover ricorrere all'intervento dei vigili del fuoco...
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