Monday 14 April 2008
Quando il Dolcetto supera il tempo: Dolcetto d'Alba Tre Vigne 2001 di Vietti
Chi l'avrebbe mai detto. Un Dolcetto che dopo sette, dico sette anni, non solo è ancora buono, ma addirittura ha una ricchezza espressiva che non ti immagineresti mai. Certo Vietti non è un'azienda qualsiasi, Luca Currado e Mario Cordero hanno la grande fortuna di trovarsi a Castiglione Falletto, uno dei comuni dove si produce il grande Barolo, che qui riesce magistralmente ad esprimere l'eleganza e una trama mai austera o aggressiva, bensì giocata sulla finezza, sulle sfumature. Però in questo caso parliamo di un Dolcetto, un vino che, almeno secondo la concezione classica, è tradizionalmente vino che si apprezza per la sua fragranza, per i profumi freschi e vinosi, per una generosa aromaticità che si esalta nel primo anno di vita. Certo, oggi, fra le numerose denominazioni piemontesi che prevedono l'utilizzo di quest'uva a bacca nera, vi sono produttori che hanno deciso di puntare (vedi Dogliani in particolare) a Dolcetti di grande struttura e alcolicità, potenti, rotondi, per seguire un gusto internazionale che ormai sembra, invece, in progressivo mutamento.
Ma il Dolcetto d'Alba Tre Vigne 2001 di Vietti, non ha nulla a che vedere con questi vini, i suoi 12,5 gradi ne sono la testimonianza, 6 giorni di fermentazione in acciaio a 24 °C, con diversi "delastages" per l'estrazione del colore, numerosi rimontaggi giornalieri e svinatura quando il mosto è ancora leggermente dolce. Travasi frequenti per una naturale chiarifica, imbottigliato senza filtrazione. I vigneti si trovano a Monforte d'Alba, Novello e Castiglione Falletto con densità media di 4500 viti ha. e un'età attorno ai 30 anni. Assaggiarlo la sera di venerdì 11 aprile, all'ottimo ristorante L'Anatra Grassa di Capena, un piccolo comune in provincia di Roma, è stata una vera rivelazione. L'etichetta era tutta rosicchiata perché la bottiglia aveva sostato nella cantina del ristorante, che si è rivelata molto umida ma non tanto da rovinare i vini, almeno in questo caso. Il tappo era in perfette condizioni di tenuta, nessun odore sospetto, la sommelier ha provveduto a scaraffare il vino con delicatezza per non far cadere eventuali depositi e, nel frattempo, consentirgli una buona ossigenazione. Confesso che ero abbastanza preoccupato, ma sono stato rassicurato che se la bottiglia aveva problemi l'avrebbero sostituita immediatamente. Qualcuno si domanderà come mai ho chiesto un Dolcetto vecchio di sette anni. Giusto. Io non l'ho chiesto, sulla carta non era scritta l'annata. La verità è che questo ristorante ha aperto da circa un anno e conserva ancora in cantina le bottiglie che appartenevano al ristorante precedente, "Dona Flor". Infatti la sommelier mi ha chiesto se mi faceva piacere provare questo vino altrimenti me ne avrebbe dato un più recente. La tentazione è stata troppo forte e debbo dire che sono stato ampiamente ripagato della scelta. Forse per chi ha più esperienza di me in fatto di Dolcetto non sarà una cosa così stupefacente, ma per me è stata la prima volta che ne ho degustato uno di ben sette anni in condizioni eccellenti. Il colore era ancora vivo sebbene, ovviamente, rpivo di quelle sfumature purpuree che lo caratterizzano in gioventù, si trattava di un bel granato netto, ma di bella intensità e omogeneità senza cedimenti aranciati evidenti. Il profumo era incredibilmente complesso per un vino del genere, con note che richiamavano il sottobosco, i tartufi, i funghi, le foglie secche, note di ciliegia matura e prugna, sfumature di tabacco, china, cose che normalmente trovi in un buon Barolo con un po' di anni sulle spalle. Al palato era ancora fresco, con un tannino levigatissimo eppure perfettamente precepibile, una fruttosità morbida, non marmellatosa, ma priva di spigoli, un fondo appena sapido nel finale, la cui lunghezza mi ha permesso di abbinarlo magnificamente all'anatra in agrodolce che avevo ordinato. La cifra era indubbiamente elevata per un Dolcetto (28 euro), ma debbo dire che in questo caso li valeva proprio tutti.
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Friday 28 March 2008
Mentre i rumors su Montalcino continuano, io stappo un buon Brunello 2003
Non è certo un bel momento per l'area ilcinese, ormai la notizia si è diffusa su più canali, web e stampa locale e nazionale, non sono dei semplici "sentito dire", non lo sono mai stati. Che a Montalcino qualcosa non va sono in molti a saperlo, ma nessuno ha le prove certe per poterlo dire, a meno che i nasi di noi degustatori non siano considerabili una prova infallibile. Ovviamente non può essere possibile, semplicemente perché le nostre sensazioni non hanno nulla di scientifico, ma sono frutto solo di esperienza, di continui assaggi, di chicchi d'uva assaporati in vigna, non siamo macchine e non misuriamo percentuali d'uva. Quindi, anche se alcuni di noi si sono fatti un'idea piuttosto precisa di certi Brunello, è cosa ben diversa dalle indagini che da un certo tempo stanno effettuando in loco le autorità preposte. Saranno loro a stabilire se e dove c'è la frode, se e quanti filari di uve non sangiovese grosso (specifichiamo, perché c'è sangiovese e sangiovese) sono stati trovati fra i vari vigneti iscritti all'albo Docg, se e quanti vini non ben identificati sono stati trovati in alcune cantine. Molti chiedono i nomi. Questa è una cosa assolutamente sbagliata. Non si fanno nomi fino a che la frode non sia stata dimostrata.
Nel frattempo io mi stappo una bottiglia di Brunello di Montalcino 2003 di una piccola azienda situata nella frazione Torrenieri, Podere Paganico, di Anna Maria Buzdon, per la quale nutro una mia personalissima fiducia e i cui vini ho assaggiato in più occasioni. Il colore è un rubino-granato di buona intensità e compattezza, mentre il bouquet denuncia profumi in parte dolci e maturi di amarene e ciliegie, di fiori appassiti, in parte una interessante speziatura che ricorda la cannella, il ginepro, una delicata nota di liquirizia. Al palato sembra comportarsi più che bene, tenendo conto dell'annata certamente difficile: il frutto è ben espresso, morbido, maturo ma non "cotto", c'è un buon apporto di freschezza e il tannino è fine e misurato, con quel mordente che sa tanto sangiovese, deciso ma mai eccessivo nell'astringenza. L'affinamento avviene in botti di Allier, ma da 20 e 30 ettolitri, infatti il vino mantiene integre le sue caratteristiche senza aggiunte vanigliate o tostate. Solo 7000 bottiglie di questo Brunello fatto con passione, ricavato da vigneti allevati con grande cura, senza usare fertilizzanti chimici ma adottando la tecnica del "sovescio", che prevede l'arricchimento del terreno con un metodo naturale che consiste nel seminare tra i filari piante leguminose, che vengono reinterrate al momento della fioritura.
Azienda Agricola Podere Paganico Torrenieri - 53028 Montalcino (Siena) Tel. e Fax +39 (0)577 834 606 info@poderepaganico.it
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Monday 10 March 2008
Nobile di Montepulciano 2005: tanta nebbia ma c'è chi lavora bene
Potrebbe apparire fin troppo facile e scontato, e in parte anche scorretto, citare ancora una volta la Cantina Crociani, visto che Susanna ha scelto da anni di non presentare il proprio Nobile all'anteprima che ogni anno il Consorzio organizza a Montepulciano. Ma per me che trovo la massima motivazione nel parlarvi di vino proprio quando ho occasione di degustare certe bottiglie e di incontrare persone che lasciano in me ricordi e sensazioni che vanno ben al di là di qualsiasi formale approccio produttore-giornalista, ho sufficienti ragioni per sentirmi nel pieno diritto di raccontare ciò che di meglio ho raccolto dalle mie esperienze enovaganti.
Questo mio scritto, però, ha un intento più ampio, perché ritengo che, nonostante la tutt'altro che appassionante degustazione dei 40 Nobili 2005, avvenuta il recente 21 febbraio e di cui vi ha ampiamente parlato l'amico Alessandro Franceschini in questo approfondito e condivisibile articolo, ci siano realtà che meritano attenzione e di cui valga la pena prendere nota. Mi soffermo, quindi, prima su Susanna Crociani, che oggi porta avanti l'azienda con fatica doppia, da astemia qual è, per la recente scomparsa del fratellone Giorgio, con impegno, sacrificio, sudore, coraggio e un pizzico di incoscienza, desiderosa di mantenere viva la tradizione iniziata da babbo Arnaldo. L'ammirazione e la stima che nutro per lei non mi impediscono di essere obiettivo sui suoi vini che, sin da quando ci siamo conosciuti (tre anni fa), mi hanno colpito per la straordinaria purezza. Gli assaggi effettuati in cantina confermano l'ottima salute della Riserva 2001, ancora fresca, equilibratissima e fedele interprete di quell'eleganza, di quella setosità che il prugnolo gentile, quando lavorato rispettandone le caratteristiche, sa esprimere sulle colline di Montepulciano. La Riserva 2003 è una delle più buone e gustose mai assaggiate di questo difficile millesimo, capace di sfoggiare note di giaggiolo impensabili per la maggior parte dei Nobili di quest'annata, una ciliegia succosa, tanta fresca vitalità e una persistenza lunga e pulitissima. La Riserva 2004 si è presentata più chiusa, meno generosa, con qualche sfumatura animale, ma la materia prima evidenziata all'assaggio non lascia dubbi sulle sue potenzialità. Il Nobile 2005, invece, ha subito sbaragliato il campo rispetto agli avversari, proponendo una complessità fatta di note di alloro, menta, prugna, liquirizia, ciliegia, con un tannino tutto sangiovese, che attacca deciso e non molla ma non sottrae nulla al gusto, chiedendo solo tempo per amalgamarsi alla perfezione con il resto degli ingredienti che compongono questo piacevolissimo nettare.
Della giornata passata nella tensostruttura appositamente allestita nella bellissima Piazza Grande di Montepulciano, ci sono stati alcuni vini che mi hanno offerto momenti di piacere e riacceso l'interesse. Fra questi merita assoluta attenzione il Nobile 2005 (90% prugnolo gentile, 10% canaiolo nero, fermentazione malolattica spontanea, affinamento parte in rovere di Slavonia e parte in barrique) a firma Poggio alla Sala, di proprietà della famiglia Gattavecchi, eccellente nella sua trama floreale, con una deliziosa gamma di frutti di bosco ad arricchire l'elegante bouquet, mentre al palato appare sapientemente morbido eppure sostenuto da un bel nerbo acido, tannino molto fine e un finale che promette evoluzioni ampiamente speziate. Un rosso col carattere squisitamente toscano, che può dare grandi soddisfazioni anche a tavola. Ho assaggiato al volo al banco del produttore presente in sala, la Riserva 2004 che mi è parsa molto simile nel carattere al base ma con una ricchezza e una personalità ancora pià spiccate. Sono quei vini che chi ama la migliore espressione di un territorio, senza ammiccamenti verso questa o quella moda, non deve assolutamente lasciarsi sfuggire.
Un'altra azienda che, a mio avviso, ha fatto centro (l'avevo apprezzata anche negli anni passati) è Le Bèrne, di proprietà della famiglia Natalini, che ha sede e vigneti nei pressi di Cervognano, facilmente raggiungibile per chi come me passa per Chianciano, seguendo le indicazioni per Acquaviva. L'azienda ha quasi 50 anni sulle spalle, e produce un Nobile di Montepulciano ottenuto per il 97% da prugnolo gentile e per il restante da colorino (mentre per la riserva la presenza di colorino sale al 10%), che nella versione 2005 mi ha davvero colpito: attacco molto floreale e ampio, ciliegia, sfumature pepate che poi si ritrovano al gusto, un bel richiamo di liquirizia. All'assaggio è molto corrispondente, intenso e vibrante, legno praticamente impercettibile, tannino nitido ma già fuso con la massa, piacevole speziatura fine, lungo e pulito nel finale. Più imponente la riserva 2004, che pur nella preziosa ricchezza e sontuosità lascia intuire una necessità evolutiva maggiore, rimandando le impressioni definitive ad un prossimo futuro.
Altri vini meritano una segnalazione, in parte già fatta da Alessandro, come il Nobile 2005 dell'azienda Godiolo, di proprietà di Franco Fiorini, che mi ha fatto un'ottima impressione, bellissimo colore, intenso ma non esagerato, naso di viola, lampone, ciliegia, in bocca si espande bene, ha un bel profilo, freschezza, complessità, una beva non indifferente che mi ha suscitato un certo entusiasmo. Diametralmente opposto è lo stile dell'azienda Contucci, la cui presenza a Montepulciano ha radici antichissime, di cui ho potuto apprezzare una interessantissima mini-verticale (annate 2003-1993-1983). Qui il Nobile ha una veste decisamente tradizionale, che richiede un tempo indubbiamente maggiore rispetto agli altri vini di Montepulciano per essere apprezzato nella sua indubbia qualità espressiva. Infatti la versione 2005 appare ancora scorbutica, con profumi non del tutto nitidi sebbene se ne percepisca la stoffa. La verticale ha evidenziato questo aspetto, tanto che l'annata 1983, quindi quella con più anni sulle spalle, ha dimostrato di essere di gran lunga superiore alle altre due presentate. Infine, ma anche questa non è per me una novità, desidero segnalarvi l'azienda Gracciano della Seta, della famiglia Mazzucchelli Della Seta, fondata nel lontano 1800, settanta ettari di proprietà di cui 17,5 a vigneto e una produzione annua di 55 mila bottiglie. Il Nobile 2005 si è presentato fresco e caratteristico, profumato di viola mammola e frutti di bosco (con un maggiore richiamo alla mora), di taglio leggermente più moderno rispetto a quelli che vi ho presentato, ma ben fatto e preciso nella personalità.
Sempre validissimo e uno dei punti di riferimento di tutta l'area montepulcianese, il Nobile di Poderi Boscarelli, dei Marchesi De Ferrari Corradi, altra azienda nei pressi di Cervognano, che nella versione 2005 si offre di bella struttura, sapido, elegante, con spiccate note di liquirizia e frutti di bosco, una prestazione "alta". Appena inferiore alle aspettative, ma sempre validissimo, il Nobile di Salcheto, un'altra azienda che mi è sempre piaciuta molto e alla quale ho dedicato ampio spazio in questa scheda. Il suo 2005 si è ben espresso nella trama gusto-olfattiva, l'unico piccolo neo che ho rilevato è nel tannino che mi è parso piuttosto verde, immaturo, ma sono sensazioni che potrebbero scomparire con il tempo.
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Thursday 3 January 2008
Recioto della Valpolicella Classico 2005 di Antolini: un brivido lungo la schiena
Gentili signore. Volete che vostro marito non appaia più ai vostri occhi con quella voluminosa pancia molle che soffoca l'ombelico fino a farlo scomparire? Desiderate che in un batter d'occhio quell'uomo, che ha trascorso questi lunghi anni di matrimonio a non curarsi più del suo aspetto, ad evitare ogni forma di attività fisica e a nutrirsi ininterrottamente, si trasformi in uno straordinario e affascinante giovanotto? Inebriatevi con un sorso (ne basta uno, vi assicuro!) di Recioto della Valpolicella 2005 di Pierpaolo e Stefano Antolini, una valanga di emozioni, un fiume di frutta succosa, di spezie altamente erotizzanti, un turbinio di sensazioni che ininterrottamente vi porteranno all'estasi...e tutto vi apparirà diverso e meraviglioso, persino lui! Credetemi, questo non è un vino, è un miracolo!
Recioto della Valpolicella Classico 2005 - Antolini Sito Marano di Valpolicella (VR) Varietà utilizzate: corvina, rondinella, corvinone Prezzo in enoteca 14 € (bott. da 500 ml)
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Thursday 6 December 2007
Curticella Caballi Regis: le bollicine alternative di fine anno
Parliamoci chiaro, in Franciacorta e in Trentino nascono alcuni fra i migliori Metodo Classico d'Italia, e su questo non ci piove. E' altrettanto chiaro che nella nota zona spumatistica lombarda, con tutta la buona volontà, si fatica a trovare le condizioni di terreno e clima ideali per fornire alle uve destinate al Franciacorta, una consistente acidità. Ebbene, nell'Alto Piemonte, nella zona delle Colline Novaresi dove nasce il Boca Doc, l'acidità non manca, è sicuramente fra le più elevate dello stivale, sebbene i recenti mutamenti climatici stiano progressivamente riducendola anche da queste parti.
Perché allora non tentare di elaborare un Metodo Classico dall'uva bianca tipica, ovvero il greco novarese altrimenti detto erbaluce? Ci ha pensato Sergio Barbaglia, produttore dell'azienda storica Antico Borgo dei Cavalli, di Cavallirio, uno dei cinque comuni vocati alla produzione del Boca (gli altri sono Boca, Grignasco, Maggiora e Prato Sesia). Sergio è una persona squisita, da sempre appassionato della sua terra e di vino, instancabile sperimentatore, metodico, attento, puntiglioso fino all'inverosimile, basta visitare la sua cantina per rendersene conto. Ebbene, chi meglio di lui poteva cimentarsi nella produzione di un vino spumante? Nasce così l'Erbaluce Metodo Classico Curticella Caballi Regis, che è stato presentato dal fiduciario di Slow Food Valsesia Giovanni Iacolino, mercoledì 5 dicembre in anteprima all'agriturismo La Capuccina, a Cureggio, ma che io e il mio amico e collega Alessandro Franceschini abbiamo avuto modo di degustare in cantina.
A nostro avviso si tratta di un esperimento perfettamente riuscito, perché il greco novarese si presta molto bene a questo metodo di vinificazione, sia per l'acidità sostenuta che per le proprietà aromatiche varietali; le sensazioni olfattive erano ampie e suggestive, manifestate dapprima con le classiche note erbacee e di fieno, per poi aprirsi alla mandorla e al pompelmo su un delicato sottofondo floreale. Spuma perfetta, perlage fitto e continuo, persistenza lunga e piacevolissima. Il prezzo in cantina dovrebbe aggirarsi tra i 16 e i 18 euro. Uno spumante freschissimo e giovane, che potrebbe stupirvi per le sue capacità evolutive nei prossimi anni. Trattandosi della prima annata (in etichetta non c'è perché esce come vino da tavola, in quanto la tipologia non è prevista nelle Doc e in Piemonte non esiste l'Igt), il numero di bottiglie è limitato, vi consigliamo quindi di affrettarvi a contattare l'azienda via mail o telefonando al numero 0163/80115. Potrebbe essere l'occasione ideale per un saluto all'anno nuovo con qualcosa di assolutamente originale!
Se poi non vi fidate del nostro giudizio e volete provare personalmente il vino, non dovete fare altro che andare in azienda venerdì 7 (ore 18-21), sabato 8 (ore 10-12/15-21) o domenica 9 (ore 10-12/15-21).
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