Esalazioni Etiliche


Wednesday 28 May 2008


Di verticale in verticale, prima tappa Il Molino di Grace

Tutto ha avuto inizio da un'idea di Stefania Vinciguerra (autrice della rivista enoica Euposia), che in occasione di una delle tante kermesse dedicate al vino mi ha proposto di partecipare ad una serie di incontri presso aziende toscane selezionate mano a mano, per fare delle interessanti verticali dei loro migliori vini.
Non potevo certo esimermi da una sì allettante proposta, soprattutto quando ho saputo che la prima azienda era Il Molino di Grace, in località Il Volano, a meno di un km da Panzano in Chianti.
Si tratta di una delle realtà più interessanti degli ultimi anni, nata dal colpo di fulmine ricevuto dall'imprenditore Frank Grace, innamoratosi della tenuta di Panzano, che secondo lui racchiude in sé la possibilità di riunire la tradizione del mondo antico con l'innovazione del mondo moderno. L'occasione di poter degustare sei annate di Chianti Classico Il Margone Riserva ('99, '00, '01, '03, '04 e '05) e cinque del Gratius ('01, '03, '04, '05 e '06), ambedue ottenuti esclusivamente da sangiovese era davvero ghiotta e non me la sono lasciata sfuggire.

L'incontro è avvenuto proprio ieri, alle 11, con il direttore dell'azienda Gerhard Hirmer (nella foto), che ha contribuito fortemente alla realizzazione dell'attuale proprietà, che dispone oggi di oltre 25 ettari vitati, insieme a Tiziano Vannoni (manager aziendale) ed agli altri giornalisti invitati, Andrea Cappelli, Riccardo Gabriele, Giuseppe Poli, Magnus Saccone, Luca Bonci e naturalmente Stefania Vinciguerra.
Le impressioni che ho avuto da questi vini sono state a dir poco esaltanti, è stato molto interessante rilevare un denominatore comune, una marcata impronta del territorio e una grandissima espressione del sangiovese. La differenza principale è data proprio dall'andamento delle annate, questo grazie anche al fatto che viene volutamente evitato quel contributo del 17%, ammesso dal disciplinare, di altre annate che porterebbero inevitabilmente ad appiattire le differenze.
Si, ma come sono andati questi vini? Eh no, per questo dovrete aspettare, ogni cosa a suo tempo...

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Monday 26 May 2008


Sassicaia, Ornellaia, Masseto, Guado al Tasso e gli altri, sono ancora all'altezza della loro fama?

Erano un paio d'anni che non partecipavo all'anteprima organizzata dal Consorzio per la Tutela dei Vini Bolgheri Doc, dove sfilano le nuove annate, ma soprattutto quelle che stanno entrando in commercio di questa denominazione la cui storia, lo sanno anche i meno addetti ai lavori, deve praticamente tutto al marchese Mario Incisa della Rocchetta, grande appassionato di cavalli e di vino, che agli inizi degli anni '60 decise di piantare una vigna a cabernet sauvignon con l'intento di dare vita ad un vino che si avvicinasse il più possibile ai grandi vini bordolesi che lui tanto amava.

Nel 1968, con l'aiuto dei marchesi Antinori, riuscì a commercializzare le prime 3.000 bottiglie. Fondamentale l'interessamento entusiastico di Luigi Veronelli a questo nuovo straordinario vino. Nel 1974 il suo articolo fu pubblicato da Panorama e il Sassicaia inizio la scalata verso il successo mondiale, sigillato nel 1978, quando il grande giornalista ed enologo Hugh Johnson, della prestigiosa rivista inglese Decanter, decise di inserire il Sassicaia 1972 in una degustazione alla cieca dei 32 migliori Cabernet Sauvignon del mondo. Nonostante il 1972 non fosse una grande annata per via delle numerose piogge, il rosso bolgherese sbaragliò tutti i concorrenti tra cui i più famosi Châteaux bordolesi.



Nacque così una nuova era, nella quale quelli che furono poi battezzati dagli americani "Super Tuscan", ovvero i grandi rossi Igt e da tavola toscani che, uscendo dalle denominazioni di origine a quel tempo piuttosto poco valorizzanti, divennero un vero e proprio punto di riferimento e rappresentarono un investimento economico altamente remunerativo.

Oggi le cose sono cambiate, la storia ci insegna che non si può andare sempre e solo in salita, in crescita, altrimenti si rischia di trovarsi improvvisamente in stallo o addirittura in precipitosa caduta. Il vino italiano è cresciuto qualitativamente un po' ovunque, soprattutto nelle zone storiche, e con esso sono cresciuti i prezzi, fino a raggiungere livelli in molti casi decisamente fuori misura.
Se alcuni vini, che godono ancora della fama conquistata in passato, riescono tuttora a sopravvivere è soprattutto grazie al mercato estero, americano in particolare.
Ma questi supertuscan, non solo i più noti e costosi come Sassicaia, Ornellaia, Masseto, Lupicaia, Solaia ecc., sono ancora all'altezza della loro fama? Difficile stabilirlo, soprattutto tenendo conto del fatto che il livello qualitativo degli altri vini è migliorato enormemente. E poi "supertuscan" ha un significato ormai troppo vago, perché parte di questi vini è confluita nelle denominazioni di origine.

Comunque, venerdì scorso, 23 maggio, ho avuto modo di riassaggiare alla cieca una buona parte dei rossi bolgheresi e mi sono concesso il piacere di degustare anche i rosati, una tipologia che a mio avviso è stata fin troppo sottovalutata e che, soprattutto oggi, merita invece grande attenzione. Le mie impressioni le saprete molto presto su laVINIum, datemi solo il tempo di "assemblare" le schede, poiché nel fine settimana ho dato priorità alla mia dolce metà, che con il tempo, lei sicuramente, acquista sempre più fascino.

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Saturday 10 May 2008


Mai tanti Barolo di Serralunga 2004 così straordinari e commoventi

Serralunga Wines Exhibition, così sarebbe da ribattezzare scherzosamente la manifestazione che si svolge ad Alba, che oggi ha visto sfilare i Barolo di Monforte e Serralunga. Una mattinata che rimarrà ben impressa nella mia memoria, grazie alla incredibile sequenza di vini eccellenti, eleganti, davvero belli, tanto da adombrare i Barolo di Monforte, che pur avendo dalla loro qualche ottima prestazione, hanno presentato un andamento più altalenante, discontinuo. Mai come in questa occasione avevo riscontrato tanti vini di livello altissimo, anche da aziende che solitamente non mi avevano convinto. Persino l'eleganza che ha sempre contraddistinto i Barolo di Castiglione Falletto, almeno a mio personalissimo gusto, non è in grado di confrontarsi con una simile ricchezza espressiva, freschezza, vitalità, carattere.
Mi spiace molto per La Morra, che è apparsa decisamente sotto tono e poco convincente, con una serie di vini fin troppo ampia che non sembra essersi giovata di un'annata di notevole qualità come la 2004; certamente ci sono le eccezioni, ma anche i migliori sono ben lontani dal raggiungere il livello qualitativo di Serralunga. Fra questi ce ne sono comunque di meritevoli e convincenti, come i Rocche dell'Annunziata di Rocche Costamagna e di Mario Gagliasso (ottimo anche il Torriglione anche se in questo momento non ha trovato ancora la sua migliore espressione), il Vigna Arborina e il Vigna Gattera di Gianfranco Bovio, il sempre valido Rocche di Aurelio Settimo, il Serre di Gianni Gagliardo, il Vigna San Giacomo di Oreste Stroppiana, il Vigna Conca e in misura minore il Vigna Gancia di Mauro Molino, il Cerequio di Michele Chiarlo, il Marcenasco di Renato Ratti, il Brunate di Vietti.

Ma tornando a Serralunga, la lista è davvero lunga con numerosi vini che, a mio gusto, superano senza fatica la soglia dell'eccellenza (quella che in mero dato numerico corrisponde a 90 punti su 100), come lo straordinario Barolo Sorano di Giacomo Ascheri (l'altro vino, il Sorano Coste & Bricco, è di poco inferiore), l'Arione di Gigi Rosso, il Cerrati di Cascina Cucco (ma anche il Vigna Cucco è piacevolissimo), il Badarina Vigna Regnola di Bruna Grimaldi, il Vigna Margheria di Luigi Pira, eccellenti i due Barolo di Palladino, il Vigna Broglio e il Serralunga, il Serralunga di Paolo Manzone, il Cà Mia di Brovia (una vera sicurezza), il Baudana di Luigi Baudana, magnifici il Vigna S.Caterina e il Vigna Lazzairasco di Guido Porro (per me una rivelazione), ottimo anche il Cerretta di Ettore Germano, seguiti con pochi punti di scarto dal Prapò sempre di Germano, il Serralunga di Giovanni Rosso, il San Rocco di Eredi di Virginia Ferrero, il La Rosa di Fontanafredda, il Giulin di Rivetto, il Prapò di Mauro Sebaste, il Meriame di Paolo Manzone, il Vigna Cerretta di Cà Romè, il Sorano di Claudio Alario.

La cosa straordinaria dei Barolo 2004 di Serralunga è che, in molti casi, hanno mostrato una materia prima eccellente e dei tannini assai meno coriacei del solito; e poi, con le dovute differenze di personalità, in molti era evidente il carattere del territorio, tanta freschezza, note floreali, minerali, tanta liquirizia, terrosità, eleganza a non finire, pienezza di sapore, persistenza. Tutti vini che varrebbe la pena acquistare e mettere da parte per goderseli ancora meglio fra qualche anno. Quando tornerò scriverò una serie di articoli più dettagliati su queste giornate passate in Langa e arricchite da numerose verticali di grandi vini come il fantastico Barolo Bricco Boschis Vigna San Giuseppe dei Fratelli Cavallotto.

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Friday 9 May 2008


Che la Langa sia con voi!

Non c'è niente da fare, quando ci si trova di fronte al signor nebbiolo, che lo si chiami nebieul, chiavennasca (Valtellina), picoutener (Valle d'Aosta) o spanna (Alto Piemonte), non si può fare a meno di discuterne, di dibattere in modo acceso, perché è un vitigno che smuove l'anima, ha la capacità di stimolare l'adrenalina, la voglia di capire, approfondire, conoscere. Se poi al nebbiolo, aggiungiamo l'atmosfera incantata dei bricchi vitati delle Langhe, è facile osservare strani soggetti aggirarsi in uno strano atteggiamento di beatitudine. Per forza, dirà qualcuno, se vi sciroccate quasi cento vini al giorno, la vostra condizione è molto, molto, eterea!

Già, si passa dalle degustazioni mattutine alle visite in azienda, con relativi assaggi, per finire con le cene nei ristoranti più noti della zona, dove il vino è ancora protagonista, nonostante i numerosi e gustosi piatti proposti. Ed è in questi momenti conviviali che ci si confronta, che si afferma la propria visione del mondo, che si scoprono condivisioni o contrasti, a volte anche accesi. Di certo la noia non si sente, c'è molto da imparare, sempre, tanta gente diversa con cui dialogare, siano essi giornalisti o produttori, chef o sommelier, cameriere d'albergo o autisti, l'atmosfera è del tutto particolare, e in Langa assume toni quasi romantici, o umoristici, scanzonati, goliardici (secondo l'ora e la percentuale di alcol immagazzinata). Intanto sfilano le bottiglie, rigorosamente coperte, i sommelier AIS di Alba si impegnano e seguono con precisione il ritmo dei 50 degustatori; cinque calici che si riempiono per poco più di un dito (orizzontale, non fate i maligni!), per poi svuotarsi nella sputacchiera pochi minuti dopo, mentre le sensazioni vengono annotate o sul portatile o sul taccuino, o ancora sul blackberry. Nelle sale si aggirano fotografi a caccia di qualche espressione che testimoni le varie fasi della degustazione, c'è anche chi ha il ruolo meno piacevole di portare via le sputacchiere e le salviette zuppe di vino, ma il meccanismo è ben oliato e senza cedimenti, i vini si assaggiano a temperatura perfetta, l'atmosfera è silenziosa, interrotta solo occasionalmente da qualche cellulare dal suono bizzarro, come quello che fa il verso del gufo e di altri leggiadri uccelli, o quello con la voce registrata del proprio figliolo.

La sera, stanchi, ci si lascia portare all'albergo dal pullman, certamente più sicuro, qualcuno cede durante il percorso e crolla in un sonno profondo, altri hanno lo sguardo perso nel vuoto, i più tenaci riescono a trovare ancora stimoli per fare battute piccanti o commentare gli assaggi effettuati. A mezzanotte inoltrata tutti a nanna, i più fortunati si addormentano in un attimo, io invece ci metto un po', preferisco prima leggere un libro o sentire le ultime notizie in televisione. Alle 7 di nuovo in piedi, e il tour ricomincia fino all'esaurimento...

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Wednesday 7 May 2008


Alba Wines Exhibition: prime impressioni su Roero e Barbaresco

Come vi avevo preannunciato, questa mattina è iniziata la nuova avventura di Alba Wines Exhibition, manifestazione giunta alla sua tredicesima edizione che ha lo scopo di presentare alla stampa e agli operatori di settore le nuove annate di Roero, Barbaresco e Barolo.
Quest'anno sono di scena il Roero e il Barbaresco 2005, il Barolo 2004.
La mattinata di oggi abbiamo iniziato con 11 Roero, poi 3 Barbaresco di Alba (San Rocco Seno d'Elvio), 23 Barbaresco del comune omonimo, 3 provenienti da vigneti situati a Barbaresco, Neive e Treiso, 26 interamente da Neive, per un totale di 65 campioni.
Come sempre la degustazione si è svolta bene, senza intoppi, in condizioni di luce ottimali (nell'ideale collocazione del Palazzo Mostre e Congressi di Alba) e con un servizio sommelier efficiente.

L'annata 2005 ha avuto un andamento piuttosto irregolare e differenziato da zona a zona, soprattutto nel periodo estivo che ha prodotto risultati di forte siccità in alcune aree e violenti temporali in altre. Settembre in particolare è stato caratterizzato da un inizio piovoso e poi da un clima favorevole con notevoli escursioni termiche, mentre ottobre, che è il mese in cui inizia la raccolta del nebbiolo, ha avuto un inizio decisamente piovoso, che ha prodotto qualche problema per coloro che non avevano ancora raccolto l'uva.

Roero 2005
Risultati piuttosto deludenti per questo vino che non riesce ancora a trovare una propria misura espressiva; la versione 2005 ha evidenziato numerosi squilibri fra note piuttosto vegetali e accenti di surmaturazione, materia prima piuttosto scarsa con tannini immaturi e acidità che non trovano il supprto del frutto. Degli undici campioni assaggiati vi segnalo il Roero di Cornarea, a mio avviso il migliore, seguito dal Montespinato di Cascina Chicco e dal Bric Paradis di Renato Buganza.

Barbaresco 2005
I 3 vini provenienti dall'area del comune di Alba si sono dimostrati tutti validi, con una personale preferenza per il Sorì Fratin di Armando Piazzo e per il Sanadaive di Marco e Vittorio Adriano.
L'aria migliore si è respirata con i Barbaresco del comune omonimo, che registrano una qualità decisamente migliore rispetto a quelli di Neive (e qui probabilmente gioca molto la differente fase di raccolta fra i due comuni, Barbaresco prima della pioggia ottobrina e buona parte di Neive dopo). Per quanto riguarda i primi ci sono varie aziende da segnalare, almeno cinque collocate nella fascia degli eccellenti, ovvero il Barbaresco Morassino di Cascina Morassino, lo stupendo Asili di Michele Chiarlo, l'altro Asili di Cascina Vallegranda Cà del Baio, il sempre ottimo Roncaglie di Poderi Colla e il Maria di Brun di Cà Romè. Di poco inferiori il Rabajà del Castello di Verduno, il Martinenga dei Marchesi di Gresy, il Rabajà di Cascina Luisin, il Rio Sordo di Cascina delle Rose; seguono il Vigneto Loreto di Albino Rocca, il Vitalotti di Carlo Boffa. Sempre valido il Barbaresco dei Produttori del Barbaresco (proveniente anche da vigneti di Neive), riuscito La Casa in Collina di Terre da Vino. Meno travolgenti ma comunque degni di interesse l'Ovello sempre di Cascina Morassino e il Palazzina di Montaribaldi.
Storia completamente diversa per i Barbaresco di Neive, decisamente sotto tono, con munerosi campioni che presentano acidità e tannini sovrabbondanti rispetto a una massa scarsa che lascia poche speranze per un assestamento futuro.
Vale comunque la pena segnalare la buona riuscita del Serraboella dei Fratelli Barale, del Vigneto 'L Ciaciaret Gallina di Antichi Poderi dei Gallina, del Gallina di Oddero, del Campo Quadro di Punset, del Vigna San Cristoforo di Pietro Rinaldi. Meno convincenti rispetto ad annate precedenti, ma pur sempre interessanti, il Froi di Massimo Rivetti, il Canova di Fabrizio Ressia e il Basarin di Romano Bonino.

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