Tuesday 9 October 2007
Addio al Tocai? Macché, era tutto uno scherzo!
Per anni, anzi decenni, abbiamo tenuto il fiato sospeso sulla querelle nata da una richiesta dell'Ungheria di vietare l'utilizzo del termine "tocai" (che per noi identifica un vitigno e il vino che da esso si ottiene) poiché ne vantava la paternità. Infatti produce il famoso vino Tokaij, ottenuto però da ben altre varietà, furmint, hárslevelü e muscat lunel. Ne abbiamo parlato tanto tempo fa qui e più recentemente qui.
Bene, sembrava ormai tutto deciso, dal 31 marzo di quest'anno non sarebbe più stato possibile utilizzare la menzione Tocai Friulano, infatti sulla Gazzetta Ufficiale n. 182 del 7 agosto 2007 è stato pubblicato il Decreto del 31 luglio che riprtava in un articolo unico le "Disposizioni transitorie per l'uso del sinonimo "Friulano", della varietà di vite "Tocai friulano", nella designazione e presentazione della relativa tipologia di vino a denominazione di origine della regione Friuli-Venezia Giulia". Articolo unico che sentenziava:
1. In via transitoria, a decorrere dall'inizio della campagna vendemmiale 2007/2008, sino al pronunciamento della Corte di giustizia dell'Unione europea: a) il Registro nazionale delle varietà di vite, aggiornato da ultimo con il decreto ministeriale 9 gennaio 2007, è integrato come segue: "all'allegato 1, sezione I - vitigni ad uve da vino - al codice 235 - varietà TOCAI FRIULANO B. - è' inserito, nell'apposita colonna, il sinonimo "FRIULANO", con la seguente annotazione: "Ai soli fini della designazione dei V.Q.P.R.D. provenienti dalle uve raccolte nella regione Friuli-Venezia Giulia"."; b) nei disciplinari di produzione dei vini a denominazione di origine della regione Friuli-Venezia Giulia: "Colli Orientali del Friuli", "Collio Goriziano" o "Collio", "Friuli Annia", "Friuli Aquileia", "Friuli Grave", "Friuli Isonzo" o "Isonzo del Friuli" e "Friuli Latisana", il riferimento al vitigno "Tocai friulano", per la relativa tipologia di vino, è sostituito dal sinonimo "Friulano"; c) nell'elenco dei codici dei vini di cui all'allegato 4 del decreto ministeriale 28 dicembre 2006, per le denominazioni di origine di cui alla lettera b), il riferimento al vitigno "Tocai friulano", per la relativa tipologia di vino, è sostituito dal sinonimo "Friulano".
Chiaro no? Tanto chiaro che già dall'anno passato si è lavorato alacremente per pubblicizzare e informare il mondo del nuovo, anzi del vecchio nome "amputato". Bene, dopo lotte dure, appelli e controappelli, a giochi fatti e, apparentemente, irrimediabile conclusione, ecco spuntare un cavillino, una di quelle cose suscettibili di diverse interpretazioni, nell'articolo 24, paragrafo 6 dell'accordo di diritto internazionale che attribuisce agli Stati firmatari la facoltà di riconoscere le omonimie tra vini nazionali e denominazioni geografiche di altri Stati. Questa possibilità è consentita anche alle Regioni in quanto competenti esclusive in materia di agricoltura, e quindi anche in eventuale concorrenza con lo Stato, nei rapporti internazionali e con l'Unione europea. Grazie a questo cavillo il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha riabilitato il nome Tocai Friulano, esclusivamente per quanto riguarda la vendita del vino in territorio italiano.
Ci sono voluti vent'anni per accorgersene. Così ora avremo in Italia il Tocai Friulano di Pippo mentre all'estero lo stesso vino si chiamerà solo Friulano. E ai poveri produttori, già oberati dal problema della descrizione dei solfiti in più lingue, che dovranno da ora in poi farsi stampare due diverse etichette con relativo aumento dei costi e necessità di separare le bottiglie destinate all'estero dalle altre, non ci pensa nessuno? Fossi in loro, per ripicca, ci metterei "Friulano" una volta per tutte e tanti saluti, perbacco!
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