Monday 8 October 2007
Il voto al vino, fenomeno abusato o inevitabile?
Se ne parla molto, sempre più spesso. Il dibattito, che coinvolge buona parte dell'ambiente di enoappassionati e professionisti, si è sviluppato con gli anni e sembra non avere mai una reale conclusione. E' giusto dare il voto al vino? Non è più saggio parlarne, raccontarlo, delinearne le caratteristiche senza dover poi giungere ad un voto definitivo?
Una delle principali cause che hanno portato bloggers e professionisti del vino ad occuparsi di questa annosa questione è senz'altro da imputarsi alle sempre più numerose guide che ogni anno elargiscono premi e mazzate, influenzando le scelte di numerosi appassionati che non hanno certo tempo e mezzi per verificare se quanto gli viene propinato è vangelo o una semplice indicazione.
Bene, possiamo dire senz'altro che quelle poche guide ai vini che si limitano a descrivere e fornire tutti i dati e le informazioni necessarie, con un commento degustativo privo di voto, corrispondono perfettamente al nome che portano, sono realmente delle guide. Le altre hanno carattere assai diverso, perché dal momento che sanciscono e stilano graduatorie, non guidano ma determinano, stabiliscono a monte i buoni e i cattivi, favoriscono il successo di una cantina e ne vanificano quello di un'altra, tendono a creare miti, a favorire il lievitare dei prezzi, a condizionare il modo di produrre vino e le scelte aziendali. E lo sanno. Ne hanno il potere, soprattutto mediatico.
D'altro canto bisogna dire che non c'è chi controlla il controllore, né chi esamina l'esaminatore. Nessuno ha la possibilità di verificare se tutti coloro che giudicano hanno la professionalità, la tecnica, la conoscenza, la correttezza morale, l'abilità necessarie. Ti devi fidare. Nel mondo del vino, in particolare, il ruolo di valutatore viene svolto da sommelier, giornalisti, operatori del settore, semplici appassionati. Questo non garantisce che tutti abbiano alle spalle una preparazione tecnica approfondita e convalidata da esami sostenuti e superati, elemento che dovrebbe essere indispensabile per accostarsi al vino che si vuole giudicare, e che invece non è richiesto.
Ma tornando alla questione "voto", osserviamo che può essere espresso in centesimi, ventesimi, decimi, frazioni, bicchieri, chiocciole, tastevin, soli, bottiglie, papere e piripacchi, dimostrando che ognuno usa parametri e metodi di valutazione del tutto personali. Non c'è una scuola "paritaria" ma differenziata (quando c'è una scuola), in cui la correttezza dei parametri di giudizio è tutta da dimostrare. Non è un caso che confrontando le principali guide enologiche si nota regolarmente una "preferenza" di ciascuna per una certa tipologia di vino rispetto ad altre, fatto che determina delle differenze evidenti nei risultati finali, a volte macroscopiche, pur avendo esaminato gli stessi vini. Ed è proprio questa una delle cause, a mio avviso, per cui il voto sta facendo venire l'orticaria a molti.
D'altronde stabilire che un vino, in quel preciso momento vale quattro tastevin (tra 86 e 90 centesimi per Duemilavini), o due bicchieri alti (fra 85 e 89 centesimi per Vini d'Italia) lascia comunque un discreto margine di possibile cambiamento rispetto ad un voto preciso.
Personalmente sono convinto che quello del voto sia un falso problema, soprattutto pensando che è un parametro utilizzato da sempre e in tutti i settori, anche se a volte viene sostituito da un giudizio descrittivo. E infatti è proprio questo il punto: il voto fine a se stesso non ha alcun senso e non aiuta a capire quali siano le caratteristiche di quel vino, ma se è a corredo di una valutazione descrittiva ampia e chiara, diventa un riferimento che aiuta meglio a distinguere il livello qualitativo di un vino rispetto agli altri. A mio avviso non è il voto da demonizzare ma l'uso che se ne fa. Io lo considero utile, non quello assoluto intendiamoci, ma quello "elastico", non a caso su laVINIum utilizzo le chiocciole (che sono equivalenti ai tastevin), utile perché i vini sono migliaia, ogni anno, e un valore di riferimento identificativo del livello qualitativo è bene poterlo avere e anche poterlo fornire a chi ci legge.
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