Tuesday 11 September 2007
Piacere, Barbaresco: e Monsù Gaja è il grande assente

Ebbene si, alla fine, in un modo o nell'altro ho avuto modo di partecipare alla prima edizione di "Piacere, Barbaresco", manifestazione nata dalla volonta di alcuni produttori della prestigiosa denominazione vinicola piemontese e sostenuta e organizzata dall'Enoteca Regionale del Barbaresco. L'evento si è svolto dal 7 al 10 settembre 2007 nel Salone delle Feste del Centro Mezzocolle di Neive, una bella palazzina del 1930 recentemente ristrutturata. A parte alcune piccole falle nello svolgimento della manifestazione, come l'aver scelto di far degustare ai giornalisti presenti le annate di Barbaresco 2003 e 2004 di una settantina di produttori non, come sarebbe stato auspicabile, a tavolino con la possibilità di usare il computer, bensì ai banchi di assaggio, in piedi con servizio sommelier; nulla di grave, esistono anche i taccuini e la buona volontà non ci manca, anche se è chiaro che avere a disposizione 6 calici con 6 vini versati (magari in degustazione cieca) alla volta, permette di risentire e riassaggiare, confrontare, esaminare con più calma.
Dicevo una settantina di vini, presentati ai banchi di assaggio in presenza della maggior parte dei produttori. Mancava il Barbaresco di Angelo Gaja. Perbacco. Strano, visto che la manifestazione è nata proprio con l'intento di diffondere, allargare, approfondire la conoscenza di questo grande vino che ha ingiustamente sofferto della presenza del vicino Barolo. La sera di venerdì, però, si è svolta la cena di gala, che ha visto come autori del menu, gli chef di 5 ristoranti stellati della zona: Maurizio Quaranta, del Ristorante "La Locanda del Pilone" di Alba, Maurilio Garola del "La Ciau del Tornavento" di Treiso, Enrico Crippa del "Piazza Duomo" di Alba, Andrea Marino del ristorante "Antiné" di Barbaresco e Flavio Scaiola del "Vecchio Tre Stelle" di Barbaresco. E, per l'importante occasione di presentazione, sono stati selezionati i vini di tre produttori assolutamente rappresentativi: Pio Cesare, Bruno Giacosa e...Angelo Gaja! Ed il vino di quest'ultimo era un Barbaresco 1964 straordinario sin dal colore, assolutamente vivo, giovane, cristallino, impensabile per un vino con 43 anni sulle spalle. Profumi affascinanti e un gusto fresco e vibrante avrebbero messo in difficoltà chiunque nell'indovinarne l'annata. Un gran bell'omaggio. Ma perché il grande Angelo Gaja non si è degnato di presentarsi? E perché se, come è probabile, era oberato di impegni, non ha mandato in sua rappresentanza il suo bravissimo enologo Guido Rivella o almeno un famigliare?
Erano presenti giornalisti giapponesi, americani, europei, la sua presenza avrebbe dato maggior lustro alla manifestazione, soprattutto perché al di là della sua fama rimane il produttore che più di chiunque altro ha contribuito a rendere importante e conosciuta nel mondo la denominazione. Un'assenza inspiegabile, tanto più in una manifestazione, la prima in assoluto, che vuole far conoscere in modo indipendente questo grande vino e la sua storia, un volo libero sui vigneti spettacolari che circondano le terre di Neive, Barbaresco, Treiso e San Rocco Seno d'Elvio.
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