Friday 25 May 2007
Rosso di Montalcino 2004 - Poggio di Sotto: quando il sangiovese diventa grande
Sulla irresistibile ascesa di Piero ed Elisabeth Palmucci, che da quasi 20 anni hanno dato vita a Poggio di Sotto, splendida fattoria situata in Castelnuovo dell'Abate, si è detto di tutto e di più. E qual'è la chiave di un sì meritato successo, in un periodo in cui a Montalcino c'è un'indubbia confusione, poche cose davvero superlative, troppi vigneti e troppi enologi di grido pronti con la formula stracollaudata del vino potente, colorato, dolce, marmellatoso, rigorosamente in barriques nuove, eccetera eccetera? Molto semplice: i vini di casa Palmucci sono frutto di una volontà premeditata di ottenere il meglio non disgiunto da una filosofia quasi "pura", scevra da banali standardizzazioni di metodo e da facili scorciatoie, con il vantaggio di poter contare sulla sensibilità e l'esperienza ineguagliabile del grande Giulio "bicchierino" Gambelli, e della collaborazione dell'Università di Milano e del prof. Attilio Scienza per tutta la fase di ricerca svolta in quindici anni.
Selezionare i cloni più adatti a quel terroir, valutare la fittezza d'impianto ottimale, operare potature più o meno drastiche in vigna per meglio distribuire le risorse e le energie di ciascuna pianta, dotarsi di strumenti moderni di cantina per mantenere le uve nel perfetto stato in cui sono state raccolte, lasciare che la fermentazione avvenga spontaneamente con l'uso di lieviti indigeni. Tutte operazioni che oggi, qualcuno potrebbe dire, fanno parte di un sistema ormai acquisito dalla maggior parte delle cantine, ma questo è vero solo in parte. E' la misura che fa la differenza, è lo stile, l'unicità del terroir, la "mano leggera" di chi opera in cantina e la diversa filosofia per raggiungere il proprio obiettivo. C'è chi produce vino cercando di assecondare i capricci del mercato, manipolando la materia prima e a volte espropriandone tutte le caratteristiche per sostituirle con una formula costruita a tavolino.
A Poggio di Sotto le idee sono altre, frutto dell'amore di questa terra straordinaria, collocata proprio in quell'area a sud di Montalcino dove possono nascere vini di grande eleganza e finezza, di quelli che si esauriscono a tavola, magari leccando di nascosto l'ultima goccia incerta sul bordo del calice.
Il Rosso di Montalcino 2004 è un perfetto esempio di quello che si può fare quando natura e uomo imparano a convivere senza contrapporsi, trovando in questo connubio uno slancio diverso, una comunicazione diretta frutto di un linguaggio imparato sul campo, tanto schietto quanto vero e concreto. I nostri sensi vengono rapiti dal bellissimo profumo di viola mammola, di ciliegia e lampone, note terrose e sapide, minerali, premessa di un palato succoso, armonioso e vibrante, dove acidità, tannino, sapidità, si intersecano formando una massa voluttuosa eppure docile, fine, giocata su sottigliezze che fanno la differenza. Un gran bel bere questo sangiovese, da non perdere.
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