Esalazioni Etiliche - Amarone 2003: un esempio da non ripetere


Monday 26 February 2007


Amarone 2003: un esempio da non ripetere

Entrando nella sala dell'auditorium di Palazzo della Gran Guardia a Verona, mi domandavo cosa avrebbero potuto dire, quel pomeriggio di venerdì 9 febbraio, in una giornata decisamente calda per quel periodo, degli effetti dell'annata 2003 su quel vino rosso ottenuto da uve appassite sui graticci che conosciamo come Amarone. Ebbene, tutto mi sarei aspettato (ma forse no...) fuorché che il presidente del Consorzio di tutela dei vini della Valpolicella, amministratore delegato del Gruppo Italiano Vini (GIV) e della Bertani, l'enologo Emilio Pedron, dichiarasse che si tratta di una "grande annata"!

Capisco che la relazione dell'agronomo Paolo Fiorini appaia alquanto positiva ("al momento della raccolta le uve erano perfettamente sane e mature"), ma l'autore fa anche presente che "nei vigneti situati in terreni leggeri e molto esposti si è assistito alla defogliazione della pianta e all'appassimento dei grappoli", che "il mese di giugno è stato caratterizzato dal perdurare della siccità che ha colpito quasi tutta la Valpolicella; alla fine del mese i vigneti su terreni ghiaiosi e nelle aree collinari più esposte al sole evidenziavano i primi sintomi di stress idrico", e ancora che "all'inizio di agosto si è assistito ad un nuovo deciso aumento dei valori termici: localmente si sono superati i 39° C". In sintesi, quello che è avvenuto in Valpolicella è molto simile a quanto si è verificato in tutte le altre zone vitate italiane. La differenza l'hanno fatta i terreni migliori e l'esperienza (ma anche la fortuna) dei vignaioli. Da qui a parlare di grande annata ce ne vuole.

E la degustazione di oltre 50 Amaroni 2003 avvenuta il giorno dopo ha testimoniato, al contrario, tutti i limiti che questa annata porta inevitabilmente con sé; limiti che, nel caso dell'Amarone, si sono addirittura accentuati, proprio in virtù della tecnica dell'appassimento che, in un'annata così siccitosa, rovente, che avrebbe ustionato qualsiasi appassionato di tintarella che non avesse preso le dovute precauzioni, ha prodotto vini di gradazione alcolica elevatissima (si parte dai 15° per arrivare a sfiorare i 17° C), pesanti, con notevole residuo zuccherino (era inevitabile, altrimenti la gradazione sarebbe stata ancora più elevata!), tanto da sembrare più dei Recioto che degli Amaroni, ma senza equilibrio, acidità, con tannini piuttosto coriacei e immaturi, difficili da bere e quasi impossibili da abbinare.

Vini che sembrano nati più per un mercato che di questa terra poco o nulla conosce, che chiede ancora vini opulenti ed ha un palato quantomeno grossolano. Ora, non mi piace e non è mia abitudine dare giudizi perentori, tanto più dopo una degustazione avvenuta in un momento in cui i vini non sono ancora del tutto "formati", ma non posso fare a meno di porre il quesito: è questo il grande Amarone della Valpolicella? La risposta è sicuramente no.

Sono stati commessi errori di valutazione, poiché era inevitabile che poche aziende avrebbero potuto produrre vini bilanciati, non troppo carichi, sufficientemente freschi da vincere la pesantezza e la stucchevolezza date da alcool e zuccheri residui. Non è bastata la riduzione del periodo di appassimento, né la raccolta leggermente anticipata, ad evitare gli eccessi e gli squilibri. Sarebbe stata, invece, molto più saggia una scelta che premiasse l'ormai "disperso, vilipeso, abbandonato" buon Valpolicella, riducendo la percentuale di uve destinate all'Amarone e al Recioto (ben il 30% di tutta la produzione del 2003!). Può anche darsi che ci sarà un mercato estero compiacente o ingenuo che assorbirà i quasi 5 milioni di Amarone 2003 prodotti, ma se il consumatore americano dovesse cambiare improvvisamente gusto? Come faremo a vendere i ben 8,2 milioni di bottiglie del 2006? Tutto questo mi lascia ancora più perplesso di fronte al discorso di Emilio Peron (che quindi ne è consapevole!) che afferma che oggi c'è un ritorno ai vini piacevoli, eleganti, di territorio dopo anni di strapotere dei vini pesanti. E allora? In tutta onestà, può essere piacevole ed elegante un Amarone 2003 da 16,5 gradi?

Su Lavinium, nei prossimi giorni vi darò un resoconto dei vini (ce ne sono alcuni validi) che a mio parere meritano attenzione.

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c'ero anch'io...

{ Inviato da nellabottepiccola.blogspot.com }
C'ero anch'io in quel di Verona. E la mia impressione è che l'Amarone sia ormai un vero e proprio marchio, che spesso riesce a vendere a prescindere dall'effettiva qualità. (Ciò non toglie che ci siano per fortuna delle belle eccezioni, fatte di piccoli produttori che ci mettono l'anima!)
Come succede nel mio mondo, a Soave, per alcuni grandi nomi che "si vendono da sè", qualsiasi cosa combinino, senza troppi scrupoli di coscienza nei confronti di autenticità e territorio.

{ Ma prima che c'è? } { Pagina 271 di 493 } { E dopo cosa c'è? }

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