Tuesday 9 January 2007
Ancora sulla certificazione
Ho ancora sulla scrivania le due bottiglie semipiene che vedete nella foto, dalla sera del 31 dicembre 2006.
Le Pergole Torte 2001: quasi tutti i giorni la guardo, la ristappo, la riannuso dal collo della bottiglia sperando in un miracolo, re-impreco ogni volta, ma non c’è verso: era tappata e continua ad esserlo, ma ancora non ce la faccio a vuotare il contenuto nel lavandino ed a gettare la bottiglia.
Capita, direte. Lo so, non è la prima volta, ma perché con Le Pergole Torte e perché a capodanno ancora non mi è chiaro.
Doveva essere il principe da accompagnare alla cena di capodanno a casa mia con una coppia di amici, ma così non è stato.
A lato osserverete sempre un altro sangiovese, sempre IGT come il vicino, ma con qualche lieve differenza rispetto al capolavoro toscano dell’azienda Montevertine: è pugliese, è contenuto in una bottiglia in PET (polietilentereftalato) da 1.5 lt, costa 60 volte meno (1.32 Euro).
Comprato nel mio supermercato abituale, doveva essere una sorta di scherzo da fare agli amici convenuti: evidentemente il destino mi ha voluto punire ed il sangiovese pugliese si deve essere vendicato per la serie: “Caro enosnob dei miei stivali, tu m’hai provocato, ed ora mi ti bevi!”.
In realtà il vino in questione è stato fonte di una riflessione.
Sull’etichetta che avvolge la bottiglia dell’azienda veneta San Matteo di Creazzo (Vicenza), oltre alla data di confezionamento (05/12/06) e quella a lato della scritta: “Da consumarsi preferibilmente entro” (03/09/07), un numero verde per i consumatori e delle indicazioni organolettiche e di abbinamento del vino, si trova anche la scritta:
“AZIENDA CON SISTEMA DI QUALITACERTIFICATO DA DNV
=UNI”EN ISO 9001/2000=
DNV… se ne era già parlato nella blogsfera: su questo blog, su quello di Franco Ziliani e su Aristide circa il fatto che la Tenuta il Poggione di Sant’Angelo in Colle aveva ottenuto la certificazione dei suoi due Brunello e che serve a dimostrare che hanno: ”caratteristiche qualitative e requisiti di produzione più elevati rispetto a quelli previsti dai disciplinari di produzione. Analoga certificazione è stata rilasciata per il Rosso di Montalcino DOC”.
In questo caso di cosa si tratta? Come si evince dal sito aziendale della San Matteo: “La norma ISO 9001 contiene una serie di prescrizioni a cui deve attenersi un sistema di qualità aziendale. In particolare il sistema di qualità deve garantire una gestione controllata di tutta la documentazione, e deve fare in modo che i processi produttivi aziendali siano codificati in modo razionale e tenuti sotto controllo con periodicità al fine di migliorare la soddisfazione del cliente. La San Matteo ha un sistema integrato di gestione che tiene sotto controllo la qualità, la sicurezza, l'ambiente e l'etica.”
L’azienda possiede svariate certificazioni: oltre alla ISO 9001, ha anche la ISO 14001 (produrre nel rispetto dell’ambiente) e la SA8000 (produrre nel rispetto delle persone), tutte certificazioni DNV.
Ora, il problema è uno: come comunicare, correttamente, sulla bottiglia, su cosa, esattamente, si è ottenuta una certificazione, non solo attraverso numeri e sigle, che ai più, dicono poco, e quel poco magari anche in modo non corretto?
Il Poggione ha volontariamente voluto farsi certificare una qualità superiore rispetto a quella del disciplinare di appartenenza (aspetto che fa riflettere circa la attuale credibilità delle DOC/DOCG), in questo caso l’azienda San Matteo, che produce vini di fascia (per prezzo e qualità) diversi rispetto al Poggione, ha richiesto ed ottenuto importanti attestati di certificazione, sempre dal DNV.
Se a breve questa strada sarà percorsa anche da altre aziende, è bene, però, che venga studiato anche un modo chiaro e comprensibile ai più, circa l’ambito della certificazione, altrimenti si corre il rischio di creare confusione ed ulteriore incertezza.
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Alessandro Franceschini in
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