Tuesday 2 January 2007
Vino al Vino: la indimenticabile lezione di Mario Soldati.
E' da quando Franco Ziliani ha aperto il suo blog "Vino al vino" che mi sono messo alla ricerca dell'omonimo libro di Mario Soldati. Ne avevo sempre sentito parlare come una sorta di bibbia per chi fa o, almeno, aspira a fare giornalismo del vino. Purtroppo non c'era altra possibilità che trovarne fortunosamente una copia presso qualche fornita biblioteca. In alternativa accontentarsi degli stralci, pur interessantissimi, pubblicati di recente nella raccolta "Da leccarsi i baffi. Memorabili viaggi in Italia alla scoperta del cibo e del vino genuino" da Derive Approdi. Poi, ad ottobre, la Mondadori ha deciso, finalmente (è il caso proprio di dire), una ristampa tra gli Oscar - Grandi Classici, la prima dopo quella nel dicembre del '81 tra gli Oscar Manuali che era, a sua volta, seguita alla pubblicazione della versione originaria ed originale tra i Libri Illustrati del 1977. "Se volete trovarvi bene in Italia dovete scoprirla per conto vostro" così scriveva Soldati rivolgendosi ad amici stranieri nelle prime righe della novella "Il vino di Carema" del 1955. In queste parole si racchiude l'essenza della sua filosofia e, altresì, del suo modo di intendere il giornalismo: per conoscere e per scoprire la vera ricchezza di un popolo bisogna necessariamete camminare e vivere il territorio. Due anni dopo il suo credo si concretizza ed arriva l'esordio televisivo con la trasmissione che lo renderà popolare "Viaggio nella Valle del Pò alla ricerca di cibi genuini", di cui un commovente estratto è stato ripetutamente trasmesso sulla Rai (sia digitale che terrestre) in questi mesi e che ci rivela un modo di fare televisione assolutamente originale per l'epoca ed impensabile ai giorni nostri: spalle alla telecamera, sigaro perennemente acceso a sfumacchiare in faccia all'intervistato di turno, pochissime, spesso banali, domande, di quelle sempilici e dirette, con tanto di microfono abbandonato alle parole degli interlocutori, lasciati liberi di esprimersi e di raccontarsi. Una forma di protagonismo realizzato senza far nulla per essere protagonista. Un uomo, uno scrittore, di grande cultura che cerca, riuscendoci, di immedesimarsi nella curiosità dello spettatore-lettore e che con la stessa naturalezza si approccia a contadini, vignaioli, artigiani del cibo ed osti di provincia. Tutto questo lo ritroviamo in "Vino al vino" resoconto dei tre viaggi che risalgono al'68, al '70 ed al '75. Il motto ispiratore è ancora una volta sempre lo stesso: "bisogna andare dal vino, non che il vino venga da te!". Basta dare uno sguardo alla cartina che riepiloga gli itinerari percorsi durante queste tre viaggi per rendersi subito conto che Soldati ha esplorato, forse, l'un per cento, e neanche, dell'universo vino eppure è stato in grado di raccogliere tanto di quel materiale da riempire circa settecento pagine di aneddoti, incontri, personaggi, storie ed "anche", perchè no, vini e produttori. In questo senso, concedetemi una piccola divagazione, mi è parso di cogliere l'ispirazione vincente dell'ultima guida pubblicata da Luciano fatta di racconti prima ancora che esaustiva di etichette e produttori. Di contro, mi vien da sorridere se penso, invece, ai vari e vani tentativi d'oggi di voler racchiudere in talune altre guide l'intero panorama enologico nazionale afffidandosi, piuttosto aridamente, ai tecnicismi di schede e punteggi. Soldati lo fa dichiarando, innanzitutto, proprio il rifiuto di ogni schematismo. Scava nei suoi ricordi e parte alla scoperta del vino italiano come farebbe un esploratore in procinto di avventurarsi per un safari nella giungla: con lo stesso entusiasmo, la stessa passione e la stessa curiosità. Cerca di comprendere e decifrare il vino attraverso il riflesso della realtà locale, vuole leggere il liquido che gli viene versato nel bicchiere attraverso la personalità di chi li produce, di chi lo vende e di chi lo consuma: un "territorio umano" fatto di persone che il vino lo fanno, lo bevono, lo vivono. Scrive in un passaggio particolarmente illuminato ed illuminante: "non esiste il vino in sé, ma il vino nella vita, nel ricordo, nella fantasia... Un vino bevuto, anche parecchi anni prima, in un momento in cui si era particolarmente felici, per esempio, innamorati e vicino alla persona amata, parrà sublime anche se è tutto il contrario: per distinguere, bisognerebbe non aver vissuto". Precursore dei tempi moderni, più avanti, afferma ed ammonisce: "una maggioranza sempre crescente, in tutto il mondo, crede che il vino sia un oggetto di consumo come tanti altri, sottoposto alle normali, note, ferree leggi della produzione industriale e della distribuzione commerciale: mentre il vino, appena superato un certo livello, davvero minimo, di qualità, appena può comunemente giudicarsi buono, sano, genuino, bevibile, è ben altro: qualcosa di più, o forse anche qualcosa di meno. Perché il vino sta in un rapporto diretto con ciascuno di noi, un rapporto momentaneo, individuale e quasi incomunicabile con gli altri". E' l'imprevedibilità di ogni singola bottiglia, di ogni singola bevuta, l'imprevedibilità che rende grande il grande vino : "un vin suivi n’est pas un vin honnete". E nelle pagine, ahimè troppo poche, che dedica alla Campania ed a Napoli in occasione del suo primo viaggio ci regala una splendida descrizione, che strappa letteralmente ai ricordi impressi nella sua memoria, di quello che lui definisce il vero vino dei napoletani, il Gragnano: "colore rosso rubino carico, che tirava allo scuro; profumo vinoso e campestre,frizzantino, e quando giovane addirittura spumoso, non spumante, di una spuma che calava subito e subito spariva per sempre; pastoso, denso ma allo stesso tempo scivoloso; come un lambrusco di più corpo, come una barbera di meno corpo: e con un aroma, un retrogusto gradevolissimo di affumicato". Ed ancora sul fiano: "acidulo, fresco, con uno strano retrogusto di nocciola tostata". La poesia dell'Asprinio: "fresco di grotta , acidulo, pallidissimo, fra il color paglia e il verdolino. Non c’è bianco al mondo così assolutamente secco come l'Asprinio: nessuno." I vini di Capri di Ettore Patrizi e l'incontro col professor Rocco Cassano all'Istituo Tecnico De Santis d'Avellino per bere il prmo bicchiere di Aglianico della sua vita che subito riconosce come un vino di prima classe: un "grand vin". Insomma un libro da leggere e da rileggere, mai come in questo caso mi viene da parafrasare un celebre slogan pubblicitario: "un libro è per sempre". Se volete farvi un bel regalo, anche se Natale è già passato, sono sicuro che non rimarrete delusi. Voglio congedarmi con questi bellissimi versi dedicati al Gragnano dello zio Canonico, versi in cui Soldati intuisce la bellezza e la contraddizione stessa del vino, di ogni vino vero, creatura vivente e viva:
"O vino e'zì Canonico.
Pace: pe'll'anema squiieta.
Smania: pe'chi'impace vo'stà.
Suonn:pe'chi s'avota areto, e n'ato suonno ancora vo'sunnà".
VINO AL VINO
Mario Soldati
Oscar Mondadori - Grandi Classici
€ 15.80
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fabiocimmino in
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