Thursday 28 December 2006
Vino dei Blogger #3: uno spumante italiano a buon prezzo_2
Cesare Pillon, in un recente articolo/intervento sull'ultimo numero del bimensile "Il Sommelier Italiano" (n° 72), rivista ufficiale dell'Associazione Italiana Sommeliers, a proposito della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) e del suo rapporto con il vino, afferma: "...l'offerta del vino nella grande distribuzione è quasi sempre indifferenziata, priva di una strategia nei confronti del consumatore, che si trova a vagare smarrito tra scaffali in cui, quando va bene, i bianchi sono distinti dai rossi. E il peggio è che non ricevono stimoli ed informazioni: sono solleticati da qualche offerta speciale a prezzo scontato, che metterà poi in crisi il vino usato come prodotto civetta quando ritornerà sullo scaffale a prezzo pieno (neretto mio)".
L'interessante articolo in realtà è molto più lungo ed articolato e prende in analisi il ruolo della GDO come ineluttabile destino per i produttori, anche e soprattutto di qualità, senza gridare allo scandalo, ma guardando semplicemente i numeri che sembrerebbero dire che il futuro, anche per il vino, è solo e soltanto ad appannaggio di supermercati, ipermercati, megastore e via discorrendo.
Prezzo civetta si diceva: chi di noi non ha mai comprato un prodotto perché scontato, ribassato, messo in offerta speciale, indipendentemente dalla sua presunta qualità? Pochi, pochissimi, anche i più incalliti cultori del "piccolo, caro, ma buono" prima o poi ci cascano. Io ci casco da tempo e dormo comunque sonni tranquilli anche se sostenitore del "piccolo, caro, ma buono".
Il vino dei blogger n°3, che aveva come tema "spumanti italiani a buon prezzo, massimo 10€ per la grande distribuzione e 15€ per l'enoteca" è stata l'occasione per acquistare una bottiglia di spumante italiano brut, trentino, metodo classico, millesimato 2004, con sboccatura 2006 (se non ho interpretato male il numero del lotto stampato in retroetichetta) che a prezzo pieno costerebbe 9,49€, ma che per i gaudenti possessori della carta Fidaty, me compreso, della nota catena Esselunga (praticamente tutti i suoi clienti, almeno credo, dato che è gratis), viene via alla cifra di 5.69€, con un sconto quindi del 40% pari a 3,80€.
Il vino, dell'azienda Cesarini Sforza, non è né da demonizzare come scadente interpretazione del rinomato méthode champenoise, né da esaltare come gioiello degno di nota, considerando poi il prezzo a cui viene (s)venduto in questo periodo. Giallo paglierino di buona brillantezza e perlage fluente, costante e dalla trama fine (almeno questo ha detto il mio bicchiere: non ho mai creduto troppo nell'importanza del numero di bollicine, della sua trama e della sua durata, ma i sacri testi dicono che sia parametro da analizzare con dovizia di particolari). Mela verde ed agrumi al naso, abbastanza magro e piatto in bocca, di sufficiente persistenza e corretta acidità. Diamo pure i numeri ed affibiamogli un onesto e decoroso 77/100.
Riprendo le parole di Pillon: quando il vino ritornerà a prezzo pieno cosa succede? Semplice: non verrà più esposto nelle cosiddette "testate" oppure nelle celeberrime "gondole" in mezzo alle corsie o peggio ancora brutalmente accatastato sui bancali con i quali è stato trasportato ed esposto all'entrata del supermercato, ma, dopo aver svolto il suo duro e sporco lavoro di "ammazza panettone", ritornerà sullo scaffale di ordinanza ed avrà molto probabilmente la bassa rotazione che aveva prima, o certo non quella che presumibilmente avrà avuto in questo periodo, considerate le festività ed il prezzo. Questo indipendentemente dalla qualità del prodotto in questione, ma considerando semplicemente l'andamento delle vendite delle bollicine, metodo classico o meno, in Italia, che hanno un picco incredibile tra la seconda metà di novembre ed i primi di gennaio e poi un grafico da encefalogramma piatto durante il resto dell'anno, con le dovute eccezioni di zona e di prodotto.
Ancora Pillon: "La grande distribuzione non può sprecare la propria forza unicamente per abbassare i prezzi riducendo i margini dei produttori. E' una strada molto pericolosa: imboccandola si corre il rischio di ricreare la situazione che generò la tragedia del metanolo...non può continuare a vendere bottiglie come fossero saponette, deve permearsi di cultura del vino, deve porsi il problema di come esso va presentato e raccontato...".
Non sono addentro i meccanismi della GDO in modo tale da fare previsioni circa l'etica di acquisto dei bayer delle varie catene di ipermercati: sono un cliente di questa tipologia di negozi, ne sono stato anche un dipendente, anni or sono, durante gli studi, ma non nutro particolare ottimismo circa un cambiamento di rotta da parte della GDO e non vedo neanche perché dovrebbe.
I produttori che vendono direttamente ai supermercati, o attraverso intermediari, non credo non sappiamo delle offerte, o in alcuni casi, dello "svaccamento" vero e proprio, come in questo caso, a cui vengono sottoposti i loro prodotti. Il potere di acquisto di costoro è notevole, i quantitativi che ritirano non indifferenti, i prezzi di partenza che strappano molto interessanti ed una volta entrati in questo circolo, se si desidera continuare ad avere rapporti commerciali con loro o si sta a questo gioco o si esce. Prendere o lasciare. I produttori sono liberi di decidere. Pillon parla espressamente di etica, cioè la GDO dovrebbe "affermare la propria leadership non solo sul piano commerciale, ma anche su quello etico, promuovendo la cultura della genuinità e della qualità".
Ma perché? Conviene loro? Non più di tanto credo o, almeno, credo che quello che invoca Pillon è e rimarrà sempre una nicchia per la grande distribuzione, presente, ma nulla più, che ciclicamente verrà "svaccata" nel prezzo come o di più dello spumante in questione, con buona pace della cultura e dell'eticità del bere bene.
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Alessandro Franceschini in
dégustations à la volée }
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