Monday 4 December 2006
Taurasi 2003: un'annata che ha saputo difendersi bene dagli effetti della canicola

Questo mio post è un'anticipazione del resoconto definitivo sull'Anteprima Taurasi 2003, svoltasi sabato 2 dicembre nel bellissimo Castello del comune omonimo, che pubblicherò a breve su laVINIum. Come tutti sanno il 2003 è stato uno degli anni più torridi e siccitosi dell'ultimo ventennio: temperature al di sopra della media in tutta Europa che hanno portato non pochi problemi all'agricoltura, per non parlare della salute di bambini e anziani.
Nel campo del vino italiano la quasi totalità delle zone vitate ha sofferto non poco, fatte poche eccezioni. Per quanto riguarda i grandi vini rossi, abbiamo visto la prova dei Barbaresco, che pur contando su un vitigno di primordine come il nebbiolo, hanno mostrato inesorabilmente i loro limiti: annata certamente non negativa ma non da ricordare, i vini (salvo come sempre le dovute eccezioni) presentavano un'alcolicità elevata, tannini verdi, aggressivi, sentori surmaturi, una scompostezza generale e una complessità inferiore alle loro potenzialità, pur rimanendo in molti casi vini di tutto rispetto.
Era quindi lecito aspettarsi dai Taurasi 2003, risultati molto simili. L'aglianico di Taurasi però è un vitigno in un certo senso abituato a sopportare il caldo, è nel suo DNA, tant'è vero che raggiunge la sua maturità ottimale molto tardi, mediamente fra la fine di ottobre e l'inizio di novembre. Inoltre le vigne sono collocate in un'area favorevolmente ventilata e ad un'altitudine che in alcuni casi sfiora i 700 metri slm. Questo significa, in poche parole, maggiori garanzie di una buona escursione termica, che favorisce acidità e aromaticità, e consente alla pianta una buona ripresa della fotosintesi, che a temperature troppo elevate tende inesorabilmente ad arrestarsi.
Insomma è andata mediamente meglio, pur non nascondendo i limiti e le caratteristiche di quest'annata: meno slancio espressivo, complessità più contenuta (ma tutta da verificare con il tempo), alcolicità elevata (e qui qualche arresto della fermentazione anticipato per impedire la totale trasformazione degli zuccheri in alcoli, è stato in alcuni casi provvidenziale), persistenza gustativa piuttosto breve, minore differenziazione tra una sottozona e l'altra, mentre al contrario delle altre realtà vinicole, e questo è un fatto assolutamente positivo, quasi nessun segno di surmaturazione.
I risultati sono stati quindi mediamente buoni, tanto da meritare a furor di popolo (erano presenti una quarantina di giornalisti provenienti da più parti del mondo) le 3 stelle piene (corrispondenti in una scala che va da 1 a 5, al valore "buono"). Si tratta ovviamente di un giudizio medio, perché ci sono stati vini che hanno offerto una prestazione di assoluto valore e altri inferiori alle aspettative. E' lecito aspettarsi una evoluzione media dei vini, la maggior parte dei quali offriranno una piacevolezza e una facilità di beva in tempi più brevi ma a tutto vantaggio di chi non ama o non può permettersi di dimenticare le bottiglie in cantina per aprirle dopo molti anni.
Nella mattina dedicata alla degustazione, sono state valutate 7 IGT Aglianico 2005, 2004 e 2003, 34 Taurasi Docg 2003, un Taurasi Riserva 2001 e un Riserva 2000.
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