Tuesday 7 November 2006
Mehldau esalta il pubblico della Sala Sinopoli e gli regala cinque bis

Che sarebbe stato un gran concerto lo avevo preannunciato, sebbene non avessi ancora avuto il piacere di ascoltare Brad Mehldau dal vivo. Nato in Florida trentasei anni fa, Brad sta dimostrando di meritare la sua crescente fama di pianista virtuoso, capace di giocare con naturalezza straordinari disegni sonori che difficilmente, soprattutto quando suona da solo, possono essere catalogati in uno specifico genere musicale.
Il concerto di ieri sera alla Sala Sinopoli dell'Auditorium Parco della Musica di Roma, ha evidenziato bene questo suo aspetto. Parlando con Laura le facevo notare come chi approda oggi al jazz (nella sua più ampia accezione) gode del vantaggio di poter apprendere dai grandi del passato, e nel pianismo di Mehldau, sebbene originalissimo, se ne avvertono davvero molti, a partire da Art Tatum e Thelonius Monk, per finire a Bill Evans, Ahmad Jamal e Keith Jarrett.
La condizione di grazia dell'artista, che ha concesso un sorriso abbozzato solo alla fine del concerto, è apparsa evidente nei numerosi brani eseguiti, fra i quali ho riconosciuto una straordinaria interpretazione di My Favourite Things, riscritta 45 anni fa dal grande John Coltrane (gli autori originali sono Richard Rodgers e Oscar Hammerstein), davvero sublime e piena di pathos. Vedere quelle mani scorrere e intrecciarsi sulla tastiera, sempre con dolcezza ma senza esitazioni, è stato davvero gratificante. Eccezionale il suo lavoro con la mano sinistra, spesso protagonista nel canto come negli aspetti squisitamente ritmici, a lui molto congeniali (e qui Jarrett ha dato un bel contributo).
Se è stato parco nel sorridere (ad ogni applauso si inchinava rimanendo seduto, cosa assai curiosa e divertente), non lo è stato nel concedersi alla tastiera, offrendo ad un pubblico che non voleva mandarlo via ben cinque splendidi bis, segno della sua grande disponibilità e voglia di suonare.
Questa sera tocca al quartetto del grande sassofonista Wayne Shorter, formato nel 2000 e quindi ben collaudato. Lo accompagnano tre musicisti d'eccezione: Danilo Perez al piano, John Patitucci al basso e Brian Blade alla batteria. La grandezza di Shorter si può comprendere dalle numerose pietre miliari che ha lasciato nel suo lungo percorso musicale, che lo ha visto coinvolto anche in imprese non squisitamente legate all'ambiente jazzistico, a partire dal jazz-rock dell'ultimo Miles Davis e di quello straordinario gruppo che è stato Weather Report, fino agli incontri con Pino Daniele, Joni Mitchell e Carlos Santana, per citarne alcuni. Mi aspetto un concerto altrettanto stimolante.
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