Tuesday 24 October 2006
I Supertuscans non piacciono più? Macché, è solo questione di prezzo!

Chi l'ha detto che i Supertuscans, i famosi rossi toscani ribattezzati con questo pessimo nome dagli americani, non piacciono più? E se fosse solo un problema di prezzo, troppo elevato, ad aver abbassato progressivamente le vendite di questi fin troppo numerosi e omologati vini?
Certamente quando Incisa della Rocchetta ha dato vita al suo Sassicaia, in quel di Bolgheri, non poteva immaginare che avrebbe fatto da apripista ad uno stile (e a una desinenza in "aia") così imitato e ormai diffuso in tutta la regione.
Sta di fatto che Sassicaia, Ornellaia, Solaia, Lupicaia, Tassinaia, Olmaia ecc., sono diventati per un certo periodo il simbolo del top wine italiano ma che di italiano avevano ben poco.
E finché sono piovuti elogi e premi, a partire da Robert Parker in poi, ogni piccola azienda che nasceva, pagava fior di quattrini un winemaker di fama e emulava questo international style, senza porsi alcuna domanda se era questo il vino che davvero voleva fare.
E i prezzi lievitavano, fino a superare ampiamente, in alcuni casi, persino l'originale, che pure aveva una storia!
Poi, come sempre accade con le mode, il mito del supertuscan si è via via ridimensionato, e molte cantine si sono trovate di fronte al problema smaltimento scorte.
Ma ieri, durante la serata organizzata da quel pirotecnico uomo d'affari che è Franco Ricci, presidente dell'A.I.S. (Associazione Italiana Sommeliers) di Roma, all'Hotel Parco dei Principi, dove era, incredibile ma vero, possibile degustare uno stuolo di rossi di grido quali Ornellaia, Siepi, Luce, Il Carbonaione, Fontalloro, Maestro Raro, Anfiteatro, Rosso di Sera, Il Futuro, Tzingana, Campaccio, Bruno di Rocca, Saffredi, Olmaia, Lupicaia, Cabreo Il Borgo ecc., TUTTI GRATUITAMENTE, gli avventori erano davvero numerosi e si assiepavano davanti ai banchi d'assaggio nel timore che questo o quel vino fosse esaurito.
E i commenti catturati durante quelle oltre due ore in cui sono stato presente, erano in gran parte di elogio, approvazione, in alcuni casi addirittura esaltazione (ho colto anche qualche critica, ma non molte a dire il vero).
Quindi, gente, detrattori e critici enogastronomici, riflettete: non è il gusto dei consumatori ad essere cambiato, ma è il prezzo ad aver fatto la differenza!
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