Friday 13 October 2006
Ristorante Le Ninfe a Roma: il suo punto di forza è il prezzo
Non è mia abitudine esprimere un parere sulla qualità di un ristorante partendo dall'elemento finale, il prezzo, ma in questo caso mi viene naturale considerarlo elemento fondamentale di giudizio.
Sto parlando di Le Ninfe, il locale gestito dal simpatico Massimo Daniele in via Giulio Antamoro, 65, nel quartiere Montesacro Alto a Roma. Premetto, ma questo solo per avvisare chi volesse andarci, che nello stesso locale risiede anche il Daniel's Cocktail Bar, scritto in modo molto più evidente, tanto che si fatica a credere di aver raggiunto il posto giusto. La mia visita risale a martedì 10 ottobre, su invito di Daniela, una delle poche foodblogger alla quale ho potuto finalmente dare un volto (ma fra qualche giorno ce ne saranno molte di più!).
Ci siamo presentati al ristorante un po' in anticipo, non erano neanche le 20, infatti eravamo i primi, ma questo non è stato un problema, siamo stati subito accolti con cortesia.
Il locale è molto semplice, pulito e a mio avviso adatto alla zona. Nonostante il menu ci offrisse numerose opportunità di scelta, ci siamo trovati incredibilmente in sintonia, orientati verso il pesce.

Ed eccoci al primo piatto, involtini di lardo di Arnad e mazzancolle su zuppa di ceci e farro; dal punto di vista estetico è piuttosto scarno, potrebbe subire qualche "abbellimento", ma al gusto se la cava bene, è equilibrato e ceci e farro risultano cotti à point, molto interessante l'accostamento fra il lardo e la mazzancolle. A mio avviso il piatto migliore della serata (p. 6,5).

La seconda portata era un saltimbocca di baccalà su crema di cannellini e spinaci, esteticamente più interessante, ma al gusto meno equilibrato, poiché il baccalà risultava piuttosto dominante e il piatto a lungo andare stancava (6).
Comunque encomiabile la scelta di Massimo di proporre piatti originali in un quartiere che non vanta locali di particolare pregio gastronomico.
La mia capacità di assimilazione del cibo è purtroppo limitata, pertanto ho evitato l'accostamento (che non serviva) di eventuali contorni, e preferito puntare al dolce:

tre variazioni sulla Sacher, che sinceramente mi hanno lasciato piuttosto perplesso, a parte il tortino che si avvicinava maggiormente all'originale. Nelle altre due variazioni mancava lo slancio, i toni amari del cioccolato sovrastavano gli altri ingredienti, in quasi totale assenza di sensazioni dolci (5).
Il vino che ci siamo fatti portare (ovviamente per accompagnare i primi due piatti) era un Verdicchio dei Castelli di Jesi Classico Riserva Villa Bucci 2000 (26 euro), incredibilmente ancora giovane e fresco, sebbene il legno si facesse sentire un po' troppo.
Una nota di merito va alla carta dei vini, non bella esteticamente ma davvero ricca e variegata, praticamente un tomo.
E veniamo al prezzo vino escluso (comprensivo di un decaffeinato e dell'acqua): 42 euro. Ora, per quanto la cucina dimostrasse qualche pecca, complessivamente è risultata piacevole e interessante, soprattutto per l'indubbia qualità degli ingredienti e la ricerca di uno stile personale. E' chiaro, quindi, che di fronte ad una spesa individuale di 21 euro, si chiude volentieri un occhio sulle piccole defaillances di Massimo. Fra l'altro è mia abitudine, prima di dare un parere definitivo, concedere sempre una seconda possibilità, anche perché il menu offriva molti altri piatti interessanti.
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