Esalazioni Etiliche - Brunello di Montalcino: disciplinare si, disciplinare no. Cosa si può fare oggi?


Thursday 26 June 2008


Brunello di Montalcino: disciplinare si, disciplinare no. Cosa si può fare oggi?

Già, cosa si può fare oggi, tenendo conto che i produttori di Brunello di Montalcino sono ormai oltre 250?
Non c'è blog o forum enoico che non si sia posto il problema, che non abbia attivato dibattiti accesi sul tema. Ci sono gli irriducibili che trovano assurdo e insensato andare a ritoccare il disciplinare per consentire la possibilità di produrre legalmente questo vino storico con una ipotetica percentuale di altre uve (leggasi merlot, cabernet, petit verdot, syrah ecc.), modifica che fra l'altro verrebbe interpretata, alla luce delle attuali indagini, come un'ammissione di colpa e un atto di debolezza che rimarcherebbe il fatto che non si può fare un grande vino senza di esse.
Ci sono quelli che ritengono altrettanto assurdo pretendere che si produca un vino con un disciplinare rigido, voluto in passato dagli stessi produttori, quando si è dimostrato ampiamente che al mercato estero, dove va a finire oltre il 60% della produzione, piace più un Brunello morbido, colorato, con una buona potenza e dolcezza, vino che si può ottenere quasi escusivamente con pratiche di cantina e l'eventuale aggiunta di altri uve.

Ma il vero problema, secondo me, è che non è ipotizzabile un ritorno sui propri passi. Nel 1975 erano solo 25 le aziende di Brunello, nel 1995 sono passati a 120 con 3.500.000 di bottiglie prodotte. Oggi siamo ad oltre 250 aziende e una produzione annua che si avvicina sempre più agli 8 milioni di bottiglie. Nulla di male, visto sul piano dello sviluppo locale. Montalcino ha avuto un passato di miseria, scarsità di lavoro, riduzione della popolazione; ritrovarsi oggi come uno dei più fiorenti comuni della Toscana, grazie al vino, è un fatto che non può che farci piacere. Ma oltre 2.000 ettari vitati a sangiovese da Brunello sono davvero tanti, e nessuno si è preso la briga di fare una zonazione seria, mappature, analisi, verifiche dei terreni che meritano davvero di entrare nei confini della Docg. E' proprio qui il nodo della situazione. Quanti vigneti sono davvero così vocati da poter produrre un Brunello di Montalcino degno della sua fama con il solo sangiovese grosso? Certamente non 2.000. E allora, cosa fare oggi per evitare una retrocessione che produrrebbe non pochi danni a quei produttori che hanno investito tutto su questo vino sulla scia dell'enorme successo conquistato nel mondo? E come si può modificare un disciplinare nel quale numerose aziende hanno davvero creduto, accettandone fino in fondo le regole, a vantaggio di altre che sanno di non possedere le carte per fare un vino di alto lignaggio rispettando l'attuale disciplinare?

Siamo in Italia, non dimentichiamocelo, basta vedere come si sta affrontando il problema dell'immondizia, per renderci conto che anche nel vino non ci possiamo fare troppe illusioni. L'immagine del vignaiolo che fa il vino perché ama la terra e i suoi frutti, che conosce il giusto e la misura, che non ha bramosia di crescere a dismisura per guadagnare sempre di più a scapito della qualità, appare oggi come schiacciata da un mondo che non sente emozioni ma fa conti e fatturati, detta regole di mercato necessarie a garantire ricchezza, non qualità. Se una regola sta stretta si allenta, lo si fa con l'inquinamento aumentando i livelli massimi di tolleranza, perché non si dovrebbe fare anche con il vino?

{ Inserito da RoVino in ne vogliamo parlare } { 3 commenti }

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altitudine

{ Inviato da Andrea Pagliantini }
Si, è lo stesso identico problema che si pone qui nella zona del Chianti Classico.
I terreni coltivati a vigna sono esondati negli ultimi anni e si vedono vigne lungo i fiumi e nelle pianure, con facili problemi di maturazione e di sanità delle uve.
Dato che è stato consentito l'impanto di questi vigneti e dato che l'altitudine e tante posizioni non sono delle migliori per la produzione del sangiovese, il problema si risolve molto facilmente.
Impiantando vitigni con una maturazione più precoce stile merlot e coloranti.
Giusto da un punto di vista agronomico, giusto per una sanità e qualità delle uve, ma sulla carta sarà come è la realtà?
Mi spiego meglio, quei vigneti, sulla carta saranno di sangiovese mentre in pratica sono altro?
E i contributi comunitari per l'espianto e l'impianto, saranno stati dati per vigneti a sangiovese o per impianto di vitigni diversi?
Girando e guardando panorami, mi sembra che ci siano troppe foglie strane in giro, specie di autunno.
Ricordo che il sangiovese ha foglia chiara, con del verde che sconfina nel giallo, tanti riflessi rossi, chissà che roba saranno!!!!!!!

ESATTO

{ Inviato da RoVino }
E' per questo che mi domando se ci può essere una reale via d'uscita, visto che il problema è molto più radicato di quanto si immagini.

brunello e non

{ Inviato da Anonymous }
Il discipinare del Brunello prevede Sangiovese 100%, da qui sono partiti i pionieri e qui sono giunti i produttori corretti.
Chi ha piantato vitigni di Sangiovese in aree non adatte alla giusta maturazione di queste uve ha due alternative o fa un Brunello mediocre e il mercato lo taglierà fuori, oppure lo sposeranno con il merlot che hanno piantato e lo chiameranno in altro modo (suggerisco "figlio di....) e sarà senz'altro un buon vino, come lo è adesso, e magari il mercato gli darà ragione.
Guadagneranno meno ma, grazie al traino di Montalcino, sempre di più di un vignaiolo dei "Colli Bolognesi" o dei "Colli Euganei".
Praticamente usando un francesismo triestino: chi ha fatto il furbo se ciave.

{ Ma prima che c'è? } { Pagina 15 di 493 } { E dopo cosa c'è? }

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