Thursday 5 June 2008
La musica sveglia il tempo: Daniel Barenboim e la corrispondenza fra musica e vita
Chi mi conosce sa che fra i miei grandi amori c'è la musica, che almeno in gioventù è stata parte attiva della mia vita, sebbene per un breve periodo.
Ma non sto scrivendo questo post per parlare di questo pur fantastico argomento, bensì per proporvi un breve passaggio tratto dall'interessantissimo saggio edito da Feltrinelli "La musica sveglia il tempo", del grande pianista e direttore d'orchestra argentino Daniel Barenboim. Mi rendo conto che non è un nome noto a tutti, senz'altro lo è per gli appassionati di musica classica (termine convenzionale ormai assai poco significativo). Per chi ama Bach, consiglio assolutamente la versione di Barenboim delle Variazioni Goldberg, esegita dal vivo in occasione del 40° anniversario del suo primo concerto al Teatro Colòn di Buenos Aires, di fronte ad oltre 3000 persone. Un'interpretazione strepitosa, frutto di un lavoro durato oltre 25 anni, vi pasti pensare che i 32 brani sono stati eseguiti in circa 80 minuti, un tempo più che doppio rispetto alla velocissima esecuzione giovanile di Glenn Gould. La casa editrice del cd è la Erato.
La musica sveglia il tempo è un saggio bellissimo, di grande profondità, dove la musica rappresenta solo parte di un contesto più ampio e generale, intrecciandosi a temi politici e sociali, in uno spaccato di sorprendente e profondo realismo.
Desidero incentrare l'attenzione su un significativo passaggio del pensiero di questo grande musicista: "La democrazia è un'idea nata in Grecia migliaia di anni fa. Nel corso dei secoli, l'idea originaria è andata perduta, come dimostrano le forme contemporanee del processo democratico. Nella Grecia antica, solo i saggi potevano votare e determinare il corso dell'azione di governo per il bene pubblico. Oggi il diritto al voto è accessibile a tutti, com'è giusto che sia, ma abbiamo negato agli elettori l'opportunità di un'istruzione completa. Oggi il mondo politico è moderno solo nelle sue manifestazioni esteriori; la tecnologia ha reso le comunicazioni molto più efficienti, il che sfortunatamente ha portato allo sfruttamento e alla manipolazione di quanti non hanno ricevuto un'istruzione. L'elettore medio nella nostra società non ha una buona conoscenza di alcuna arte o scienza - così essenziali, secondo il pensiero greco antico, per l'intelligenza del governo - ed è incapace di andare con il pensiero al di là del presente e dell'immediato futuro e quindi di comprendere appieno le conseguenze dell'azione politica. Il risultato è una società doppiamente inadeguata, in cui i politici, per riuscire a rimanere al potere un tempo sufficiente a realizzare qualche cambiamento, sono costretti a un'azione tattica anziché strategica, mentre la gente viene manipolata e mantenuta nell'ignoranza per quanto riguarda le questioni di maggior rilievo.".
Niente di nuovo, qualcuno dirà, ce ne siamo accorti tutti che le cose stanno così. E' vero, ma la cosa tragica è che abbiamo accettato questo assunto, non solo, ma chi volesse davvero "istruirsi" trova sempre maggiori difficoltà a reperire informazioni reali, non distorte, manipolate o addirittura nascoste dai vari poteri che controllano stampa, televisione e quant'altro preposto a fornirci i mezzi per formare la nostra cultura e le nostre opinioni.
Ormai la democrazia è chiusa da tempo in un cassetto a doppia mandata e la chiave è stata buttata. Anche la storia viene manipolata, è molto facile farlo, basta modificare alcune parole, accenti, spostare il peso nei contenuti e il gioco è fatto. Così gli studenti si formeranno su una conoscenza della realtà apparente, mentre i fatti andranno persi nel tempo e difficilmente potranno essere recuperati. E' un processo che funziona, sempre.
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