Thursday 15 May 2008
Montalcino: Carlo Macchi mette il dito nella piaga, i fondi comunitari
Sulla questione Brunello taroccato si, Brunello taroccato no, si è detto tutto e il contrario di tutto. Dopo due mesi di continui dibattiti, ipotesi, dubbi, riflessioni, articoli, alcuni scandalistici, estremi e pericolosi, altri più corretti, intenzionati a informare su quanto sta avvenendo in questo prezioso fazzoletto di terra dove nasce uno dei più noti vini al mondo, il Brunello di Montalcino, arriva come un macigno, praticamente in contemporanea con la comunicazione inviata dal Consorzio agli organi di stampa (riportata anche su Vino al vino), un articolo di Winesurf a firma del giornalista di Poggibonsi Carlo Macchi, dove finalmente, lasciatemelo dire, si parla di una questione che molti sospettavano ma nessuno se l'è sentita di mettere su carta (o sul web), data la gravità del problema. Carlo Macchi riferisce che "molti dei problemi relativi agli ettari di merlot piantati pare siano di pura origine finanziaria. Oggi sembra ci sia molto di più: risulterebbe ai giudici infatti che quegli ettari “non conformi” (ma anche altri impianti) siano stati impiantati utilizzando fondi comunitari. Questi fondi dovevano essere usati per piantare Sangiovese per una precisa DOCG ed invece sono serviti per piantare Merlot, non ammesso dal disciplinare. Se questo fosse vero non si tratterebbe solo di frode in commercio ma anche di "distrazione" di fondi comunitari. Pare anche che questo non sia successo solo una volta ma "sia in voga" da diverso tempo e che il Procuratore Capo Antonino Calabrese e il Sostituto Procuratore Mario Formisano stiano indagando soprattutto in questo senso. Quindi non solo vigneti non conformi al disciplinare, ma anche piantati grazie a sovvenzioni comunitarie che dovevano servire ad altro.".
Capite bene che se tutto questo fosse vero, il Consorzio e i 93 produttori indagati per "vigneti non conformi" avranno ben altro di cui essere preoccupati e che quel comunicato rassicurante perde notevolmente di peso.
Intanto il governo statunitense vuole che si tirino fuori i nomi delle aziende indagate, mentre, a quanto riporta l'articolo di Macchi, invece di pretendere l'esame di tutti i campioni di vino indagati che accerti la totale estraneità di altri vitigni che non siano sangiovese, potrebbe anche "accontentarsi" di una dichiarazione del governo italiano che garantisca che in quei vini c'è il 100% di sangiovese. L'articolo per esteso potete leggerlo qui.
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