Tuesday 13 May 2008
Brunello di Montalcino: il sogno di un disciplinare che non lasci dubbi
Durante il viaggio di ritorno da Alba Wines Exhibition, manifestazione che, nonostante le sempre maggiori e inspiegabili assenze di aziende di rilievo, rimane un punto di riferimento per l'altissimo livello organizzativo, riflettevo su quanto è accaduto e sta verificandosi a Montalcino. I numerosi articoli, alcuni dei quali scandalosi e dannosi per l'immagine falsata data al prodotto made in Italy - perché non si sono scagliati in modo raffazzonato e violento solo sul vino, mettendo sullo stesso piano un ipotetico caso di grave sofisticazione a danno della salute (rivelatosi del tutto falso) con il mancato rispetto da parte di alcune aziende ilcinesi del disciplinare del Brunello di Montalcino, ma anche sull'olio, sul pane, sulle mozzarelle ecc., provocando allarme in tutto il mondo con conseguenti reazioni del mercato che ben sappiamo - sono serviti prevalentemente a creare una grande confusione e una nuova sfiducia nel rispetto delle regole da parte nostra. Rimane il fatto, però, che una delle due più importanti denominazioni vinicole italiane si trova oggi a dover fare i conti con le indagini che vedono coinvolte alcune delle più grandi aziende produttrici, conosciute in tutto il mondo, sufficienti da sole a mettere in crisi l'intero comparto.
Ora, alla vigilia dell'assemblea, anticipata di due settimane (il 14 maggio anziché il 30) e indetta dal presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino Francesco Marone Cinzano, che vedrà coinvolti non solo i produttori ilcinesi ma con tutta probabilità anche le più importanti rappresentanze sindacali e le organizzazioni agricole, è lecito fare alcune riflessioni e sperare in una decisione ferma e intelligente sulle scelte future per garantire realmente l'affidabilità e il rispetto del disciplinare da parte di tutti i produttori. Certo non c'è da farsi molte illusioni, come ha puntualmente sottolineato l'amico e sempre attento Franco Ziliani sul suo blog Vino al vino "I boatos riferiscono di "soluzioni" troppo incredibili, prive di raziocinio, per essere vere, di "scorciatoie" che verrebbero disinvoltamente prese nell'interesse esclusivo di pochi e non certo nell'interesse, che deve essere prevalente, di una collettività che comprende una denominazione ed i suoi protagonisti, i produttori.". Né ci si può aspettare che l'attuale disciplinare, del quale appare quasi certo verrà proposta una modifica, possa divenire più ferreo al fine di renderlo inattaccabile e quindi davvero "garantito".
Se il Consorzio e i 250 produttori associati fossero convinti di perseguire questa strada, ci sono alcuni punti fondamentali che andrebbero definiti senza lasciare nessuna incertezza nel disciplinare della Denominazione di Origine Controllata e Garantita Brunello di Montalcino: attualmente, non essendo indicato, è possibile effettuare operazioni di arricchimento durante la fase di vinificazione e fermentazione con mosto concentrato e/o mosto concentrato rettificato. Di questa questione si sono lungamente interessati nel forum del Gambero Rosso, con interessanti interventi anche di Daniele Cernilli. Questione sulla quale, a mio avviso, si è un po' esagerato, ponendola come possibile scoglio legale da parte dei difensori delle aziende indagate poiché l'MCR (mosto concentrato rettificato) può essere ottenuto liberamente con qualsiasi uva, pertanto vanificherebbe la possibile accusa che nel Brunello di Montalcino ci sia presenza di altri vitigni non autorizzati. La questione è assai poco credibile visto che l'MCR è "un prodotto privato di tutte quelle sostanze naturali, diverse dallo zucchero e dall'acqua, che potrebbero apportare modifiche organolettiche al mosto a cui viene addizionato", pertanto la sua presenza non è assolutamente determinante, fra l'altro è una pratica che a Montalcino, e in particolar modo con l'annata 2003 (quella sequestrata), non viene utilizzata. Quindi, sarebbe opportuno specificare nel disciplinare che "non è consentita alcuna pratica di arricchimento", al solo scopo di togliere qualsiasi dubbio o supposizione.
Altra questione è quella della possibilità di aggiungere fino al 15% di Brunello di Montalcino più giovane a Brunello di Montalcino più vecchio e viceversa, pratica che pone, volenti o nolenti, non poche perplessità dal punto di vista organolettico, tanto da lasciare spesso di stucco nel rilevare alcuni vini di annate minori, "stranamente" freschi e vitali rispetto ad altri della stessa annata. Come è accaduto proprio con la 2003. Anche qui, non sarebbe male, che si decidesse di rivedere il disciplinare una volta per tutte e definire che l'annata riportata in etichetta deve corrispondere al 100% al vino contenuto nella bottiglia. Qualcuno potrebbe dire che questo metterebbe in difficoltà i vini prodotti in annate difficili, ma il Brunello di Montalcino è un vino di vertice, è il massimo che ci si possa aspettare, è l'apice assoluto dell'enologia italiana (insieme a Barolo e Barbaresco), è per questo che esiste la Doc di ricaduta Rosso di Montalcino, proprio per garantire ai produttori la possibilità di vendere comunque anche in annate difficili. Certamente il prezzo è diverso, ma non è forse più corretto nei confronti dei consumatori? Che senso ha, altrimenti, valutare le annate se poi queste vengono "ritoccate" con altre migliori?
Infine, si paventa l'ipotesi di una modifica del disciplinare che consenta l'utilizzo di altre uve con il sangiovese grosso. E' evidente che, se venisse fatta un'operazione del genere, agli occhi del mondo sarebbe come dichiarare che il Brunello di Montalcino è stato davvero taroccato, e sappiamo bene come gli americani tollerano tutto ma non essere ingannati. Cerchiamo di non diventare ridicoli ed evitiamo assurdi colpi di spugna che affosserebbero non solo il Brunello di Montalcino, ma l'immagine intera del vino italiano e la sua credibilità. E questa volta, temo, sarebbe davvero un danno definitivo e irrecuperabile.
{ Inserito da RoVino in ne vogliamo parlare }
{ 2 commenti }
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sono nauseato
Ti dirò, Roberto, che sono abbastanza, anzi, totalmente, nauseato dall'affaire Brunello. Non ho idea di cosa succederà dopo la riunione di domani, mi aspetto di tutto a dire il vero. Mi nausea il fatto che molti cerchino di deviare dal ragionare dell'unico fatto rilevante: che, se le indagini si trasformeranno definitivamente in accuse comprovate da fatti accertati, qualcuno ha truffato. Questo il fatto grave, indipendentemente dal motivo per il quale l'ha fatto. Stop. Che poi certa stampa, ma sopratutto quella inchiesta dell'Espresso, abbia avuto l'unico effetto di creare confusione e di mischiare due indagini che nulla hanno in comune, è vero ed è stata un'occasione persa per trattare questo argomento, cioè il possibile taroccamento dei vini docg con altre uve, in modo finalmente serio e propositivo. Un'occasione persa perchè ha dato la possibilità di spostare il problema, che esiste, del taroccamento del disciplinare, su altri temi. Comunque aspettiamo le decisioni di domani: certo che se balenasse a qualcuno di modificare veramente il disciplinare non nella direzione che tu e Franco avete espresso, ma in altre, dal mio punto di vista, deplorevoli, sarebbe un'autogol bestiale, con conseguenze penso pesanti proprio sui quei mercati (USA) che consentono al Brunello di essere quello che è.
Modificato da alececco il giorno 13 May 2008 alle ore 12:29 PM
brunello
{ Inviato da Andrea Pagliantini }
Speriamo prevalga il buonsenso di non modificare il disciplinare di produzione in questo momento, che sapebbe troppo di beffa e di burla per il consumatore e potrebbe dare il via ad una sanatoria del peccato di chi o coloro che hanno aggiuto altri vitigni al sangiovese grosso.Sarebbe importante non venisse mai intaccato il concetto di sangiovese grosso 100%.
Spero non arrivino a modificare come è stato fatto per il Chianti Classico, i sapori ed uno stile che hanno reso Montalcino famosa nel mondo.
{ Ma prima che c'è? } { Pagina 43 di 493 } { E dopo cosa c'è? }
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