Monday 28 April 2008
Il sogno di Franco Ziliani: un popolo di Montalcino illuminato
Come non sentirsi vicini ad un sogno tanto diritto e onesto che metterrebbe in seria difficoltà persino un grande esperto come Sigmund Freud! Franco, non lo ha mai nascosto, e anche se volesse nessuno gli crederebbe, la sua passione per "l'artigianato" enogastronomico, ovvero per il lavoro dell'uomo non assoggettato alle leggi e ai capricci del mercato, ma intriso di passione, etica, senso di appartenenza alla terra e alla storia che lo hanno forgiato poco a poco, è smisurata, tanto da insinuarsi nei più reconditi anfratti del suo io e scatenare un sogno che tutti vorremmo divenisse realtà.
Ma qual è il soggetto di questo sogno? Lo dice chiaramente il titolo del post che il mai banale giornalista ha dedicato ad uno dei temi più importanti che coinvolgono il vino italiano:
"Montalcino, I had a dream". Un sogno raccontato nei minimi particolari, in modo lucido quanto accalorato, tutto improntato sulla questione ilcinese, ma non con tono inquisitorio bensì con quel sentimento che appartiene solo a chi crede profondamente nella possibilità di un'umanità ritrovata dove "parlare, spiegare, fare chiarezza, essere trasparente, rassicurare" diventano una regola di vita, un modo retto e civile di rapportarsi agli altri, a coloro che hanno diritto alla sincerità e alla correttezza, un mondo dove il rispetto sia ancora un valore indissolubile.
E giustamente Franco, nel suo sogno, non poteva trovare migliore spunto nel discorso che quell'uomo straordinario che fu Martin Luther King, fece il 28 agosto 1963 al Lincoln Memorial di Washington. La mia speranza è che a leggere il "sogno" di Ziliani e soprattutto a trarne spunto di riflessione, siano proprio i diretti interessati, i veri destinatari di questo sincero, accalorato, onirico messaggio.
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