Sunday 27 April 2008
NAPOLI: "l'importanza di essere anormale!"

E' appunto la forza meravigliosa di Napoli, quella di opporsi fieramente alla mondializzazione, alla banalità delle altre grandi metropoli. Con le sue bellezze e le sue contraddizioni. Chi passa non soffre i disagi quotidiani, prende solo il meglio. Ma questo meglio è forte. Se vado a Berlino o a Londra torno uguale a come ero partito. Napoli no, talvolta ti esaspera ma non ti lascia mai indifferente. E' la strada e la sua vita che soprattutto mi attira. Ogni via di Napoli diventa spettacolo. Napoli non è solo una città. E' un concetto, una somma di valori, un modo di vivere anticonvenzionale. Oggi in Europa seguono tutti gli stessi modelli. Napoli, invece, è ancora ( e spero a lungo) un'isola filosofica fatta di noncuranza, ironia, malizia, fatalismo, acutezza, intelligenza, calore umano."
Domenique Fernandez, Accademico di Francia.
{ Inserito da fabiocimmino in uno sguardo a colori }
{ 6 commenti }
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Non disprezziamo la normalità
{ Inviato da Étranger }
Non mi piace affatto questo elogio dell'anormalità. Soprattutto se compiuto da uno che dichiara di "passare" e quindi di sfruttare il privilegio di non doversi confrontare quotidianamente con i problemi creati quotidianamente da quella anormalità. Mille volte meglio una metropoli o una città magari noiosa, ma nella quale si può vivere nella certezza del diritto, della legalità e anche dell'igiene, rispetto a una città con luci troppo abbaglianti e ombre cupe come funerali.
Caro Etranger
{ Inviato da Anonymous }
Non so se sei di Napoli o meno. Io a Napoli ci vivo, eccome. Non certo di passaggio e non certo senza disagi. Anzi, la voglia di fuggire è tanta...
Quando, però, ho letto l' intervista a Domenique Fernandez (di cui mi sono permesso di sintetizzare e riportarne il pensiero) non ho potuto fare a meno di apprezzare questo punto di vista "alternativo", per quanto sia controcorrente, a suo modo reazionario e non facile da digerire...
Posso comprendere la tua reazione ma assolutamente non posso condividere la conclusione: "Mille volte meglio una metropoli o una città magari noiosa, ma nella quale si può vivere nella certezza del diritto, della legalità e anche dell'igiene, rispetto a una città con luci troppo abbaglianti e ombre cupe come funerali."
Napoli mica è Las Vegas le luci troppo abbaglianti e le ombre cupe come funerali le avrai probabilmente viste da qualche altra parte...
Le parole di Fernandez fanno riferimento a una "diversa" umanità, all'identità forte di un popolo (nello specifico quello napoletano). Le città noiose hanno il difetto di non aver spesso traccia nè dell'una nell'altra.
ciao
Fabio Cimmino
Étranger
{ Inviato da Anonymous }
Non sono di Napoli. Capisco il tuo punto di vista, ma continuo a non condividerlo (non c'è nulla di male, non dobbiamo necessariamente parlare per convincerci: basta e avanza che le diverse posizioni siano espresse con chiarezza).
Io rimango dell'avviso che non si può pagare il calore o l'originalità del carattere con disfunzioni che fanno di Napoli una città invivibile. E quando dico "invivibile" mi riferisco soprattutto a chi (non sguazzando nell'oro) è costretto a fare i conti con situazioni di pesante disagio.
Qui dove abito (in provincia di BZ), ho recentemente conosciuto una persona di nazionalità algerina che ha vissuto per un anno a Napoli. Ogni volta che racconta la sua storia piange. A lei quell'umanità, quel calore e quella "diversità" così positiva è sembrata un incubo. Ed era (per lei) un incubo.
È venuta a vivere qui. È rinata.
Conosco anche alcuni napoletani che vengono quassù non per fare vacanza, ma per frequentare i nostri ospedali. Anche a loro, nei momenti di vero bisogno, il "calore" e l'"umanità" della loro città non sembra poi granché. Preferiscono trovare pulizia, competenza, rapidità e correttezza. Cose che qui non sono privilegio di pochi, ma a disposizione di tutti.
GRAZIE
{ Inviato da Anonymous }
Adesso mi è tutto più chiaro.
Fabio Cimmino
La mia Napoli
{ Inviato da Lilith }
Un mio amico ieri mi ha chiesto: „ Tu dove mi porteresti?“. Una domanda più impegnativa di quello che sembra in un primo momento. Ci sono diversi posti, città, paesaggi che mi sono cari, ma non mi è venuto in mente neanche uno che vorrei condividere, credendo che anche l’altro ne colga la singolarità. Allora ho preferito raccontargli di un posto particolare, ma anche in un certo senso quotidiano. Così gli ho detto che lo porterei a Napoli, in autostrada (lui adora, come me, fermarsi all’autogrill in autostrada) a bere un caffè. Gli spiegai che trovo bellissimo il momento in cui arrivi in Campagna (io ci arrivo solitamente la mattina), ti fermi appunto in un autogrill, la luce del sole ancora soffocata, scendi dalla macchina e ti arriva incontro il caldo e l’odore del mare. Entri e ti godi il primo caffè, e che caffè…
Purtroppo il mio amico non è riuscito ad immergersi nella situazione ed ha invece iniziato a raccontare la “sua” Napoli. Fatta di Camorra e altra mondezza, sostenendo che le persone avevano poca coraggio civile e che sono tutti responsabili della situazione in cui si trovano. Abbiamo discusso a lungo. Da un lato c’ero io, con la mia visione forse troppo romantica, ma la mia immagine di Napoli è composta da rumori, odori, sapori e tanta vita.
E dall’altro lato la sua versione che pure coesiste con la mia. Sono veri entrambi i punti di vista, almeno per chi come noi, è solo di passaggio.
La discussione ha avuto il suo pico quando lui mi disse che sotto sotto ero solo una persona nordica che cerca l’anima meridionale (vengo dal Sudtirolo ma ho radici anche proprio a Napoli).
Questo mi ha offeso. Ci sono vari motivi perché questa sua affermazione mi ha offeso che adesso non voglio illustrare, ma oggi ci ho riflettuto ancora molto cercando di capire. Se mi colpiva tanto il suo messaggio, qualcosa di vero doveva pur esserci.
Sono arrivata a questa conclusione: Napoli è in tutti noi. Chi non vorrebbe cercare di vivere la vita in modo più spontaneo, più disordinato, alla giornata, non rispettare sempre tutte le regole, con una certa leggerezza, piena di colori e calore, con sapori molteplici, gustandola? Certo, non è tutto così roseo, anzi e gli odori si trasformano in puzza e senza ordine è difficile riuscire a mantenersi sempre a galla. Per non parlare della Camorra. Ma ciò non toglie che la voglia di VIVERE è forte e si va avanti e a quanto pare, senza cambiare il carattere di fondo.
Ma gente “nordica” come me, non ha il coraggio di vivere sempre così, forse ci riusciamo quando nelle ferie andiamo al mare, ma difficilmente ci appropriamo di questo modo di vivere anche quando torniamo nella routine quotidiana. Ecco, parlare male di Napoli, vuol dire parlare male di questa parte di me, che vorrebbe essere più forte, vorrebbe uscire in superficie e mi è cara. In questo senso il mio amico aveva ragione, ma vuol solo dire che devo intensificare la ricerca della mia anima meridionale, della mia Napoli.
La mia Napoli
{ Inviato da lilith }
Campania, non Campagnia...sorry!
{ Ma prima che c'è? } { Pagina 53 di 493 } { E dopo cosa c'è? }
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