Wednesday 23 April 2008
Brunellopoli: i primi commenti di alcuni produttori che rompono il silenzio su Benvenutobrunello.blog
Il lungo e inspiegabile silenzio perpetrato dal Consorzio del Brunello di Montalcino ma, soprattutto, dalle decine di produttori ilcinesi che si sono visti coinvolti, giocoforza, in una bufera mediatica che ha trovato il suo picco negativo nell'ormai arcinoto servizio pubblicato su L'espresso dall'allarmante titolo "Benvenuti a Velenitaly", si è rotto grazie ad una serie di interviste effettuate dal giornalista Guelfo Magrini, autore fra l'altro del libro "Il Brunello di Montalcino" pubblicato da Morganti Editore nel 2004, e pubblicate su Benvenutobrunello.blog, di cui è proprietario e gestore.
I protagonisti di questa interessante testimonianza sono Filippo Fedriani dell'azienda Marchesato degli Aleramici (9 ettari vitati destinati al Brunello di Montalcino), Gemma e Giancarlo Marcucci di SanCarlo (2,36 ettari) e Paola Gloder di Poggio Antico (28 ettari).
Non si tratta certo di commenti che entrano nello specifico delle indagini che si stanno effettuando, ma alcuni passi sono a mio avviso interessanti e meritano un'attenta lettura.
In particolare voglio soffermarmi sulle dichiarazioni di Fedriani, che nel suo intervento afferma concetti in gran parte condivisibili mettendo in rapporto il Brunello di Montalcino con il mare rappresentato dagli altri vini: "Tanti vini seguono le correnti perché i consumatori sono al loro interno e quindi i vini devono seguire queste correnti per poter essere venduti, per poter fare del fatturato, per poter incassare. Un risultato è quindi quello di fare un vino che sia piacevole per tutti"; perfettamente d'accordo, anche se una parte della realtà ilcinese è sicuramente confluita proprio in questa corrente, a discapito di chi invece ha sempre cercato di esaltare il patrimonio storico e territoriale di questo grande vino.
Filippo Fedriani continua: "noi siamo come un isolotto che non ha necessità di andare alla deriva ma semmai di rimanere ancorato, unico e inalterato perché almeno di tutti questi nuotatori che sono all'interno di questo mare qualcuno alzi la testa e cominci a nuotare verso la nostra isola. Non dobbiamo derivare nelle correnti ma far nuotare verso di noi, come isola particolare, quei pochi che hanno interesse per vini più complessi, particolari, unici. Però questa complessità, particolarità, unicità, dobbiamo saperle mantenere e per mantenerle bisogna aver chiare le fondamenta della tradizione di Montalcino. Sangiovese in purezza e non solo, perché il Sangiovese secondo me può essere elaborato in tante "qualità", in tanti modi". E anche qui mi sento di essere pienamente d'accordo con quanto esprime il produttore del Marchesato degli Aleramici, non basta il sangiovese (grosso, ovvero "brunello"), ma è sicuramente elemento indispensabile, non a caso ha dato il nome al vino. Fedriani si riferisce ovviamente alle pratiche enologiche che si possono effettuare in cantina e che diversificano non poco, fino in alcuni casi ad alterare fortemente, le caratteristiche espressive del Brunello di Montalcino.
"Si può arrivare a fare un ottimo Sangiovese che non rispecchia la reale qualità del Brunello, intesa non solo come qualità intrinseca ma come qualità legata al territorio e alle tante piccole sfumature di questo vino; è necessario comunque mantenersi all'interno di quella linea tradizionale, termine molto ampio che in questo caso può intendere una certa resa per ettaro non eccessiva, una vinificazione non troppo aggressiva, un invecchiamento comunque al di sopra dei due anni. C'è una modulazione da seguire, con invecchiamento in botti grandi, giovani all'inizio e poi sempre più vecchie, impostazioni che dovrebbero essere seguite da tutti, poi certamente ognuno può metterci del suo, ma la base è questa: il Brunello è unico".
Niente da aggiungere se non che questa filosofia assolutamente condivisibile è meno facile da attuare quando si ha la proprietà di centinaia di ettari vitati a Brunello, centinaia di migliaia se non milioni di bottiglie che devono essere vendute. La qualità non può essere così elevata perché non tutte le zone sono ad alta vocazione e forniscono risultati di qualità elevata. L'errore, in questo caso, è a monte. Troppi terreni convertiti a vigna senza verificarne l'effettiva qualità, troppa crescita in pochi anni, un territorio che si è allargato a dismisura raggiungendo confini sempre più ampi. Oggi i produttori sono 250, una cifra enorme, come possono tutti garantire un vino degno di meritare la docg e in grado di rappresentare pienamente le caratteristiche fondamentali che onorano un grande marchio storico?
Fedriani chiarisce bene la sua visione in questo passaggio: "Bisognerebbe uniformare l'attività dei produttori, sono standard che secondo me sono la base a cui ritornare. Il Brunello è diventato grande non certo negli ultimi 10 anni, ma perché chi ha fondato il consorzio e chi ha creduto decine di anni fa in questo vino, all'inizio ha tirato la cinghia, ha sofferto, ha creato un disciplinare ferreo che ha portato negli anni, grazie anche a personaggi locali e non locali che hanno promosso il vino ad alto livello, con delle basi che erano uniche per tutti: botti grandi, quantità regolata, basi che tutti adottavano."
E infatti uno dei motivi per cui tante cose sono cambiate, e non in meglio, è dovuto al fatto che tanti produttori di Brunello non sono ilcinesi e molti neanche toscani.
Infatti: "Oggi c'è una competizione perché Montalcino è stato sempre più appetibile negli ultimi anni: tante aziende, importanti e non, hanno voluto arrivare qui e le logiche d'investimento hanno portato a cercare di fare un Brunello con le caratteristiche del Brunello (ne siamo proprio sicuri? ndr), ma cercando di avvicinarsi più ai palati della gente, del mercato, per avere un reddito di ritorno più veloce quindi rischiare meno investendo meno nella rigida tradizione ilcinese cercando vie più "moderne" per avere vini più piacevoli, più immediati. Il Brunello è senz'altro un vino piacevole, però bisogna avere una coscienza ed una conoscenza per riuscire a capirlo; il Brunello non può essere capito da tutti, non deve essere capito da tutti".
Direi ineccepibile e rafforzato dal passo seguente: "Alla fine, questa linea di avere più in fretta possibile una redditività dall'investimento a Montalcino non funziona perché alla lunga porta un danno alla comunità e non un aumento d'immagine."
E finalmente Fedriani accenna all'argomento caldo: "Quello di cui si parla, se le verifiche in corso lo confermassero, andrebbe valutato come un approccio mal riuscito di aziende che hanno voluto ancora di più avvicinarsi a questi mercati per essere più facili, più immediati e soprattutto più visibili dal punto di vista giornalistico e dei media; per essere sempre presenti tra i primi per poter esser sempre venduti perché purtroppo in questo mondo del vino come in tanti altri mercati economici il giornalismo fa la differenza: e quindi aver scritto che il vino è buono e tra i migliori può veicolare meglio le vendite rendendo più appetibile l'azienda nel contesto del mercato e quindi nell'acquisto da parte degli importatori e dei consumatori".
Vero, ma non bisogna neanche mettersi nelle mani di giornalisti ed enologi che spingono verso un tipo di vino che con la natura di queste terre e di quest'uva non c'entra nulla! Né si può, in virtù di un momento economicamente vantaggioso, aggiungere vigneti su vigneti rischiando di abbassare la qualità e l'immagine del Brunello, o addirittura arrivare ad operazioni che non sono consentite dal disciplinare e dalle norme vitivinicole nazionali.
Mi piacerebbe che tutti, ma proprio tutti i produttori di Montalcino avessero ben chiaro e condividessero quanto scritto da Fedriani qui di seguito: "Questa vicenda non sarà positiva nel breve termine, però nel lungo termine potrebbe avere effetti non negativi in assoluto; in generale questa evoluzione della ricerca di una modernità eccessiva sul Brunello di Montalcino ha portato ad uno stravolgimento del riconoscimento da parte dei consumatori di un vero Brunello anche dal punto di vista della degustazione tecnica fatta dalle camere di Commercio: anche chi oggi produce un Brunello identificabile col termine di "moderno", "innovativo", non ha secondo me ben chiara la visione di quello che realmente è il Brunello stesso".
Peccato che se queste stesse parole sono giornalisti meno opportunisti e furbetti a dirle, persone che nel vero Brunello hanno sempre creduto (non solo il sottoscritto), che spingono affinché chi inganna senza scrupoli i consumatori e arreca danno all'intera comunità perseguendo il solo interesse economico personale venga messo alla berlina, improvvisamente diventano nemici del Brunello, soggetti che vogliono rovinarne l'immagine inventando storie inesistenti...
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