Tuesday 8 April 2008
Un commento su Esalazioni etiliche testimonia le conseguenze di Velenitaly
Porto alla vostra attenzione un commento, scritto nel precedente post "Velenitaly: la vergognosa copertina de L'espresso" dal signor Ciro Pirone, che è specializzato nel diffondere la conoscenza del vino italiano negli States. Un commento che deve far riflettere sul nostro modo autolesionistico e cieco di creare le condizioni per una completa mancanza di fiducia nel nostro Paese. La nostra immagine è già fortemente segnata da una politica corrotta, ora il settore agroalimentare, che è uno degli elementi trainanti dell'economia italiana, sta vivendo un momento davvero infelice. Ma c'è modo e modo di fare denuncia, il tam tam mediatico iniziato con la questione dell'immondizia, poi della mozzarella di bufala e ora delle contraffazioni sul vino, è stato fatto in modo irresponsabile, attraverso l'enfatizzazione di fughe di notizie, spesso senza verificarne la totale veridicità. Non è questo il modo di fare un servizio utile al Paese. Bisogna combattere affinché i controlli siano celeri e le pene severe, bisogna promuovere la qualità italiana che da sempre è patrimonio del miglior artigianato, bisogna piantarla di fare "numeri", di globalizzare e industrializzare tutto, la qualità è un bene prezioso e va difeso ad ogni costo, è necessario fare una politica di tutela dei prezzi, non è possibile immettere in commercio vino a meno di un euro! Così come è insensata la corsa al rialzo, ben sapendo che gran parte della popolazione ha un regime di vita che non gli consente di stare al passo. Infine, seguire pedissequamente i capricci del mercato, perché "vendere è più importante di cosa, come e a chi vendere", è un sistema senza etica né coscienza che va assolutamente cambiato. Ecco il commento:
"QUESTA E' UNA VERGOGNA! Cari Signori, vivo negli Stati Uniti e lavoro nel settore vinicolo e nello specifico sono specializzato sui vini italiani, che amo e difendo a spada tratta qui negli States. Mi ritengo un portavoce dell'Italia e del made in Italy, sicuramente quella che voglio rappresentare è un'Italia pulita e che amo, in questa confusione generale e questo bisogno dell'affossarci reciprocamente che abbiamo noi italiani rischiamo di rovinare quell'immagine che abbiamo impegnato tanti anni a guadagnarci. Da quando sono iniziate a circolare queste notizie sul Brunello, alcuni dei miei clienti e sicuramente tante altre persone cominciano a chiedersi se è sicuro comprare il vino italiano (E NON SOLO IL BRUNELLO!), io sono per il rispetto delle leggi e quindi chi imbroglia deve essere punito se si trovano le prove però allo stesso tempo dobbiamo essere cauti prima di creare un polverone che rovini l'economia del vino italiano. Io credo in tutte le persone che lavorano onestamente e cerco di rappresentare quelle aziende con le quali lavoro e raccontare la loro storia e fatica, che è cosa molto apprezzata qui negli Stati Uniti, spero che questo venga capito anche in Italia e da alcune persone che pure di fare notizia scriverebbero di tutto. Spero che questa situazione venga risolta al più presto e ritorni la tranquillità nel mondo enologico italiano. Grazie e buon lavoro ai tanti vignaioli onesti!"
{ Inserito da RoVino in ne vogliamo parlare }
{ 6 commenti }
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il signor Pirone
{ Inviato da Anonymous }
Carissimo Roberto, è tutta lì la questione. Io stesso nelle giornate del Vinitaly ho raccolto le inquietudini di più viticultori che mi dicevano della telefonata dell'importatore americano o australiano. Sono queste prime conseguenze che mi inquietano, che mi spaventano tanto quanto un'operazione giornalistica dai risvolti e dalle conseguenze ancora tutti da comprendere. Una copertina come quella de L'Espresso non ha tardato ad arrivare ovunque e la concomitanza con le giornate della fiera ha generato eco vastissima.
Poi, scusa se approfitto di questo spazio per uno sfogo più personale ma comunque indicativo del clima, dopo alcuni miei interventi di ieri su Vino al vino mi arrivano due distinte telefonate in cui mi si dice che certi giornalisti (io evidentemente e chi altro ha preso una certa posizione, tu pure, allora) adesso vorrebbero coprire le nefandezze del sistema vino. Simili considerazioni rilevano il livello culturale di barbarie in cui siamo: l'assuefazione agli urlacci di media che imbastiscono una cronaca che non è cronaca, la disposizione ad uno spettacolo crudele che ha rinunciato all'approfondimento, al dialogo, alla costruzione. Inaccettabile. Stiamo perdendo la bussola, la critica -anche accesa, lo ammetto- di un metodo di giornalismo terrorista mi si ritorce come condiscendenza ad un'omertà della cronaca... Ed intanto ai più sfugge che a pochi giorni dalle politiche l'informazione converge su altre notizie. Non si parla di programmi politici (il meno possibile), non si sottolineano le distinzioni (se vi fossero), ci si accapiglia per la grafica delle schede elettorali, i due maggiori partiti si scambiano cartoline di cordiali saluti, le tribune politiche vedono sfilare soggetti bizzarri la cui visibilità ed il consenso non farà che rafforzare le due grandi coalizioni. Così, mentre ad oriente rifiutano la mozzarella alla diossina, cosa facciamo?, al carico a bastoni rispondiamo col carico a denari, perchè, come giustamente hai scritto tu, dobbiamo farci ancora del male. l'economia è in crisi? massacriamo pure il settore agroalimentare . Dove siamo? Dove stiamo andando?
PierLuigi Gorgoni
@Pierluigi
Amico mio,
inutile dire che sono perfettamente d'accordo con te. Fra l'altro è difficilissimo farsi comprendere, lo dimostrano le telefonate che hai ricevuto e l'intervento di Ettore che critica il fatto che lavinium abbia attaccato in un modo che non gli è consueto la copertina de L'espresso.
Beh, in questo momento si cerca di far sapere cosa non va, ma affermando sempre con decisione che si tratta di fenomeni circoscritti che sono inevitabili in qualsiasi luogo e tempo, poiché dove si fa commercio ci sono sempre le frodi.
Forse che quando hanno sequestrato alcune partite di prosciutto San Daniele e Parma perché false e ottenute con carni di bassa qualità la gente ha smesso di comrare il prosciutto? No, perché a quella notizia non è stata data una risonanza terroristica, anzi, è servita a dimostrare che i NAS lavorano bene e noi siamo garantiti.
Questo è quanto doveva essere fatto nel mondo del vino, così come per le mozzarelle. Invece qualcuno ha capito che frutta molto di più sparare a zero e creare paura nella gente.
Modificato da RoVino il giorno 8 April 2008 alle ore 10:48 AM
germania
{ Inviato da andrea gori }
vi riporto alcune preoccupazioni dalla germania...http://vinodaburde.simplicissimus.it/2008/
04/08/velenitaly_visto_dai_tedeschi_winzerblog_vuole
_sapere_da_noi_/ così finiamo il giro delle figuracce internazionali...Loro pensavano di averci ben affossati con la copertina di Der Spiegel con la pistola sugli spaghetti ma si sono resi conto che le sappiamo fare meglio da noi
Modificato da RoVino il giorno 8 April 2008 alle ore 10:57 AM
Commento senza titolo
Ieri sera, ad un corso che sto tenendo, a richiesta, ho dovuto cercare di specificare cosa stava succedendo, cercando di fare chiarezza tra le due cose (Velenitaly e Brunellopoli), brandendo in mano la copertina dell'Espresso in questione (che mi ero prontamente portato). Per fortuna il pubblico ha capito la differenza tra le due inchieste, anche se non è semplice poi parlare di denominazioni e di terroir, specie a chi si avvicina a questo settore per la prima volta con curiosità e voglia di orientarsi un po' di più.
Alessandro Franceschini
Avvelenitaly
{ Inviato da Anonymous }
Bella l'immagine scelta per il post...mi fa venire in mente un altro problema di cui nessuno parla...
Posso? Linko:
http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1178&writeComment=yes#Commenti
concordo
{ Inviato da Michelangelo's Place }
Mi sembra che i post degli ultimi giorni chiariscano in maniera definitiva la questione.
Davvero mi infastidisce la superficialità di un certo giornalismo strumentale che punta alla polemica piuttosto che all'informazione.
{ Ma prima che c'è? } { Pagina 68 di 493 } { E dopo cosa c'è? }
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