Friday 14 March 2008
Il vino obeso
Uno dei mali peggiori che affliggono questa società, divisa sempre più fra estrema povertà ed esagerata ricchezza, è quello dell'obesità. Figlia ovviamente proprio di questa società. Quando se ne parla, però, si punta il dito sul cibo malsano, sulle caramelle dei supermercati (vedi i recentissimi provvedimenti in Francia), sui McDonald's, sui prodotti industriali e sulla vita sedentaria. Ma assai raramente si parla delle vere cause di questo male che sta affliggendo in modo esponenziale quella parte del mondo che vive nel cosiddetto "progresso".
Si, perché se è vero che la pubblicità ha una sua influenza, se è vero che dolciumi e cibi grassi, buoni o cattivi che siano, non mancano mai, perché se ne sente un bisogno eccessivo? E perché sono proprio i bambini oggi ad avere seri problemi di peso?
Intanto diciamo che le cose buone non fanno epidemia, ma sono sempre quelle cattive a prendere il sopravvento e a fare proseliti. Infatti da una parte si lanciano anatemi, si fa propaganda per una dieta sana e una maggiore cura del corpo, per una vita più equilibrata, dall'altra si osserva un mondo che si nutre sempre più di cose inutili, di gossip, di tette finte, di cibi chimici, di auto ultraveloci e inquinanti con la benzina alle stelle e in esaurimento (e con sistemi di controllo della velocità sulle autostrade sempre più rigorosi, ennesima dimostrazione delle nostre contraddizioni), di ritrovati dell'ultima ora per essere sempre pronti a letto (ve la immaginate la scena? Lui che ha preso il ****** e lei tutta rifatta e "gommosa", quali grandi ed esaltanti piaceri li attendono...) e chi più ne ha più ne metta. E poi c'è l'immondizia, che non nasce dal nulla ma è proprio la manifestazione del nostro stile di vita: produrre sempre di più per consumare sempre di più. E non c'è governo che non imposti la propria campagna economica sulla produttività, non su una migliore qualità della vita.
Tutto questo sa di miseria umana, di svuotamento di qualsiasi valore, di appiattimento delle menti, di scarsa capacità di reazione. Si subisce e a volte si desidera l'indesiderabile. Il buon Gaber diceva: "I bisogni sono furbetti, si insinuano, si fingono veri" e anche "Gli oggetti ci scelgono in base al nostro reddito".
Insomma abbiamo perso la bussola, e il fenomeno sembra davvero inarrestabile.
E il vino cosa c'entra in tutta questa storia? Rispecchia perfettamente questo stato di cose. Tutti voglioni ingrandirsi, espandersi, essere presenti nel mercato mondiale, e si fanno i vini con questo obiettivo. E in una società degli eccessi, anche il vino diventa obeso, concentra in sé tutte le peggiori caratteristiche di questo mondo, allontanandosi sempre più dal suo scopo iniziale, quello della convivialità.
Certo non è tutto così, ma questo processo che ha alimentato un certo modo di fare vino non si è affatto arrestato, anzi, sta diventando più istituzionalizzato. Questo è il vero cambiamento, e non certo in meglio.
Se prima era il singolo produttore che prendeva una certa strada commerciale, prendendosi la responsabilità di uscire dalle regole e dai limiti delle denominazioni di origine, ora sono le denominazioni ad adeguarsi, ad allargare le maglie, a favorire un comportamento sempre più lontano dal contesto originario.
Così assistiamo al paradosso che chi fa il vino di territorio, come lo aveva sempre fatto, si trova ad essere quello "fuori", non in regola.
Il vino tarocco, la bomba enologica, l'oggetto fatto su misura per essere venduto in mercati senza coscienza né intelligenza non è affatto morto, al massimo si trasforma, si adegua, ma il principio rimane ben saldo, inamovibile. E' lo specchio dei nostri tempi, difficile poter cambiare questa realtà se ognuno di noi la alimenta con le proprie scelte quotidiane.
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