Tuesday 11 March 2008
PROFUMI FRANCESI
Non ho eccessive simpatie per i parigini ed i francesi più in generale eppure ogni volta che sono qui per lavoro non posso proprio resistere al fascino di questa straordinaria capitale, ai suoi bistrot, alla cucina come ai vini, ai locali notturni, ai mercatini di quartiere, ai personaggi stravaganti, ai monumenti e alla sua storia che, come un po' da noi a Napoli, si respira in ogni angolo di strada.
Trascorro quasi sempre il mio unico pomeriggio libero in giro tra enoteche, sempre di sabato. Quanto sarebbe bello che anche da noi fosse così. Uomini e donne di tutte le età entrano ed escono freneticamente da queste piccole "caves" che in un arrondissement come il 13°, quello di Place d'Italie per intenderci, pur non avendo quasi mai un numero particolarmente nutrito di referenze puntano tutto sull'originalità della propria selezione cercando di privilegiare le etichette dal rapporto qualità-prezzo più interessante. Se la devono vedere con un certo "Nicolas" franchising con punti vendita praticamente ovunque che pratica una concorrenza ed una politica di vendite decisamente molto aggressiva.
Il sabato sera anche per chi non esce e decide di rimanere tranquillamente a casa rimane un giorno speciale, rito da celebrare con la famiglia oppure con gli amici. La scelta del vino(o dei vini, perchè no) diventa così, insieme a quella del cibo, un passaggio fondamentale nonchè piacevole del trascorrere il pomeriggio. In queste piccole botteghe i vini sono solitamente esposti a vista con cartelli scritti a mano dagli stessi gestori che non si limitano ad una breve, sintetica ma efficace, descrizione organolettica ma svela spesso le preferenze stesse del "caviste" oppure racconta talvolta come è nata la scelta proprio di quella determinata etichetta. Cose semplici, semplici almeno da queste parti.
Infatti quando ci sono contemporaneamente più persone in enoteca diventa difficile parlare con tutti soprattutto con chi ha, semmai, più fretta. Per chi, invece, ha voglia di intrattenersi le spiegazioni sono dettagliate, precise e complete sia sui vini che sui produttori e c'è sempre un calice pronto ad essere offerto in degustazione per ingannare l'attesa o rendere la conversazione ancora più gradevole. La mia preferita è il Coté Celliere dell'Avant-Gout che di fronte, sulla stessa strada (rue Bobillot) è anche uno dei miei ristoranti preferiti.
Il gentilissimo e flemmatico Pascal mi intrattiene ed intrattiene gli avventori con una capacità comunicativa unica per eleganza e sensibilità. I suoi modi sono sussurrati e mai invadenti, ascolta cercando la giusta bottiglia non secondo lui ma secondo il gusto che percepisce dal cliente, cosa che si può fare solo se si sa ascoltare veramente e solo se, cosa assolutamente non trascurabile, si conoscono bene tutte le etichette che si vendono (ecco un motivo in più per averne poche ma buone).
Una divagazione finale su una delle bottiglie che bevo, di rito, in uno dei bistrot, sempre in zona, "Le Deci". Bugey-Cerdon è una denominazione che dirà poco o nulla anche agli appassionati più smaliziati di vini francesi. Appellation minore solo quanto a fama ma non per la qualità e l'originalità della sua produzione. E prezzi più che accessibili, vini petillant (frizzanti), dal colore cerasuolo, rifermentati naturalmenete col cosiddetto "methode ancestrale" (aggiunta di mosto). Le migliori etichette non hanno nulla da invidiare persino a taluni champagne rosé. Conoscevo solo quella del mitico Renardat-Fache adesso posso consigliarvi con la stessa enfasi anche gli altri produttori a testimonianza di una tradizione ed una denominazione solide. Anche in questo caso è, naturalmente, una questione di saper cercare e ascoltare...
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