Monday 3 March 2008
Bresaola della Valtellina? Si ma con carne di zebù
Che la bresaola della Valtellina, forse il prodotto alimentare più noto di questa bellissima zona dell'alta Lombardia, fosse da molti anni ottenuta in grandissima parte dalla lavorazione di carne brasiliana, ovvero dello zebù, è cosa ormai risaputa, ma certamente non resa pubblica e chiara ai consumatori. A partire dalle campagne pubblicitarie del prodotto, che sono sempre state orientate a indicarlo come espressione massima dei "sapori della Valtellina". Difficile immaginare come la sola lavorazione di questa carne la trasformi in una pietanza che dovrebbe richiamare il gusto, gli aromi, il terroir valtellinese, visto che questi animali vengono nutriti e allevati in tutt'altro Paese. Ma tant'è, le aziende produttrici sono molte così come è enorme la richiesta, non c'è supermercato che non la venda, era quindi logico pensare che non fosse possibile utilizzare le sole vacche valtellinesi. Così il Ministro De Castro, stimolato, anzi allarmato, da una lettere dell'Uniceb, l'unione importatori di carne, che evidenziava nello zebù l'unica possibilità di continuare a produrre la bresaola, poiché i nostri animali non hanno le carni sufficientemente magre per poter essere destinate alla produzione di questo alimento (sarebbe interessante approfondire il perché, visto che inizialmente le vacche valtellinesi andavano benissimo e, tuttora, alcuni produttori locali continuano ad utilizzarle producendo la migliore e più vera bresaola in circolazione), ha lavorato alacremente per ottenere il via libera dall'UE, che nel frattempo aveva bloccato l'importazione di carne di zebù in quanto la maggior parte degli allevatori brasiliani non rispettavano le norme di rintracciabilità e sicurezza alimentare. Nonostante la forte opposizione della Coldiretti, De Castro è riuscito nell'intento, grazie anche al fatto che l'UE ha imposto agli allevatori di rispettare i controlli previsti in Europa.
Ha fatto bene De Castro? Se pensiamo alle numerose aziende che lavorano la bresaola e ai lavoratori che grazie a questo hanno un impiego, certamente si. Nessuno si augura, tanto più in un Italia davvero mal ridotta, che quelle aziende chiudano, ma almeno evitiamo di prendere in giro chi compra, dichiariamo le cose come stanno, consentiamo ai consumatori di scegliere se acquistare un prodotto lavorato in Italia ma la cui materia prima è di tutt'altro paese, evitiamo pubblicità ingannevoli che mostrano paesaggi e animali che pascolano in Valtellina facendo credere che siano quegli elementi a caratterizzare il prodotto finale. Mi domando però, qual'è il valore aggiunto di una Indicazione Geografica Protetta (IGP) se l'unica garanzia che offre è la lavorazione locale?
{ Inserito da RoVino in ne vogliamo parlare }
{ 11 commenti }
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{ Inviato da Tommaso Farina }
Caro Roberto, tutto sta nella propria concezione dell'industria.
Io sono un grande sostenitore dell'industria. Non di quella alimentare però. Non si può produrre l'alimentazione umana come se si trattasse di bulloni o di cuscinetti a sfera. Non è la stessa cosa.
siamo troppi!!!una gastronomia artigianale non ce la farebbe...
{ Inviato da Anonymous }
grande tommaso farina sono d'accordo con te ma l'alimetazione non idustriale non sfamerebbe i tanti che vivono sul pianeta quindi occorre insistere che questa industria almeno non ci prendi per cretini e che sia a servizio della qualità e che sia soggetta a controlli seri e dignitosi per la salute del cittadino
saluti dal marmiton marco
www.chefmarco.splinder.com
UN PO' DI CONFUSIONE
Scusate Tommaso e Marco ma chi ha detto che dovrebbe essere l'artigianato a sfamare milioni di persone? E' ovvio che è impossibile. Qui il problema è un altro, ovvero che chi produce, artigiano o industriale che sia, spaccia per valtellinese un prodotto che valtellinese è solo nella lavorazione ma non nella materia prima. Questo non è ammissibile e rende inutile e di nessuna garanzia l'IGP.
appunto!!!
{ Inviato da Anonymous }
intendevo quello che tu dici una industria che fa la trufaldina e alora chi deve agire? la politica forse noi che informati ci dobbiamo rifiutare di mangiare queste truffe gastronomiche
poi ci ripenso come i cornuti!!!
{ Inviato da Anonymous }
ma nell'etichetta della confezione c'è descritta che la bresaola è prodotto da carne di zebu? c'è correttezza nelle indicazioni?
chiedo scusa
{ Inviato da Anonymous }
gli ultimi due commenti sono i miei
marco
www.chefmarco.splinder.com
E' davvero terribile
{ Inviato da Papero Pazzo }
Avevo letto giorni fa la notizia e mi aveva lasciato veramene di sasso. E' paradossale che un ingrediente che con la valtellina ha ben poco a che vedere faccia si che la bresaola possa essere quel prodotto venduto in tutto il mondo.
Mi è venuto subito in mente ai giri fatti quando, girando per la provincia di Sondrio mi sono fatto consigliare per trovare un produttore artigianale.
Accidenti oramai non si sta più sicuri neanche su quello che si mangia.
Mozzarelle casertane, bresaola, olio pugliese e altri prodotti oramai taroccati non fanno altro che farci pensare due volte prima di acquistarli!
PS: Ciao Rob.
zebù e maiale
{ Inviato da Anonymous }
Gli allevatori brsiliani dovrebbero regalare ai valtellinsi un monumento allo zebù, come hanno fatto gli olandesi con il monumento al maiale, regalato al comune di Castelnuovo Rangone (MO).
Per celebrare l'italianissimo zampone.
IN ETICHETTA? ASSOLUTAMENTE NO
Perché dovrebbe essere scritto? Le IGP non prevedono l'obbligo di utilizzare le materie prime locali, quella è caratteristica esclusiva delle Dop.
L'IGP è un compromesso per consentire grandi produzioni, a scapito della correttezza d'informazione. Ecco perché è possibile trovare il lardo di Colonnata in quasi tutte le regioni italiane: nonostante debba essere prodotto solo a Colonnata e Carrara, le carni provengono da ben dieci regioni diverse, e non è scritto in etichetta.
Questo è un paradosso, visto che per prodotti non Igp come l'ortofrutta generica e le carni rosse scrivere la provenienza è obbligatorio.
Commento senza titolo
{ Inviato da Anonymous }
In un programma TV, un pezzo grosso della Bresaola si lamentava, perche la carne di Zebù è perfetta, e senza di quella non verra garantita la qualità della Bresaola in futuro.....
Non ho parole.
Max Pigiamini Perbellini
il povero zebù
{ Inviato da Anonymous }
suvvia! la possibilità di sfamare la popolazione mondiale non dipende dall'industria e nemmeno dall'all'artigianato alimentari e tantomeno dalla bresaola. ritengo un pò una cazzata la favola dei marchietti d.o.p. e i.g.p. se mi dessero garanzie e certificazioni sufficienti sulla carne di zebù brasiliana e invece di bresaola si chiamasse BRESU' in sapore
un pò SAMBA, e avesse un prezzo adeguato non avrei problemi, ma cosi non è. Se poi volessimo parlare del rapporto tra la fame nel mondo e una corretta alimentazione che preveda meno uso di carne ,ad esempio, e qualitativamente migliore,
credo che di problematiche ne sorgerebbero non poche, a cominciare dal chiedersi se vale di più la salute e un paio di scarpe buone(di pelle di zebù) o il profitto( Marxianamente inteso, si, proprio quello) degli industriali del settore alimentare. Gli evetuali problemi occupazionali del settore? Comunque non gliene puo fregare a nessuno! Ma se aumentassimo gli occupati nel settore di chi dovrebbe effettuare i controlli?
{ Ma prima che c'è? } { Pagina 93 di 493 } { E dopo cosa c'è? }
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