Tuesday 26 February 2008
Mondo del vino: un pretesto per una riflessione a 360°

Lo scandalo del metanolo del 1986 ha fatto da stimolo per la rivincita del vino italiano. Almeno questo è quanto si dice. Ma guardando la situazione attuale, di quale rivincita stiamo parlando? Certo sono passati 22 anni, che non sono pochi, le nuove generazioni che oggi si accostano all'enoico baluardo, magari non ne sanno nulla o non si pongono neanche il problema, né si domandano se tutto quello che producono deve corrispondere a quel minimo dichiarato in etichetta. D'altronde non lo fanno neanche i produttori di bevande industriali o di cibi confezionati, di oli, di frutta e verdura, sulle quali a malapena c'è l'obbligo di dichiarare la provenienza (lo Stato, ovviamente, non la località precisa né se e quali prodotti siano stati utilizzati per concimare e per combattere le malattie, quale nutrimento adottato per gli animali ecc.).
E anche fra i cosiddetti consumatori, molti fanno gli alternativi, poi ammettono che ogni tanto vanno da McDonald's. Anche Giulio Gambelli, per gli amici "bicchierino", indiscusso esperto di sangiovese dal naso infallibile, oggi ottantatreenne (ma lui dichiara con la sua consueta simpatia di averne trentotto), che è sempre stato astemio (e allora? Che c'è di strano? E' il naso che conta!), non ha problemi a pranzare con la coca-cola. Segno, quindi, che ognuno ha il proprio gusto e la propria sensibilità.
Ma non è di questo che voglio parlare, guai a pretendere di orientare forzatamente il gusto di ciascuno verso una qualità e soprattutto una sanità maggiore degli alimenti. Dio, o la natura se preferite, ci ha donato cinque sensi, un cervello, un corpo. Allora non c'erano le Clarks e i calzini, si andava a piedi nudi, rigorosamente, e la terra la sentivi direttamente. Non c'era asfalto né tartan né cacche di cani, ma solo terra, roccia e acqua. E i piedi sentivano tutto, il freddo, il caldo, la morbidezza, la durezza, e trasmettevano le sensazioni al resto del corpo. Impossibile ingannarli.
Oggi abbiamo a disposizione delle comode scarpe (solo per gli uomini, poiché le donne preferiscono soffrire anche con quelle), che ci tengono ad alcuni centimetri dal suolo, evitando il contatto con la realtà, oggi indubbiamente meno piacevole, visto che la terra e l'erba te le devi andare a cercare. Cosa c'entra tutto questo con il vino? C'entra moltissimo. Perché quel contatto che abbiamo perso si è diffuso ovunque, tanto da indurci a credere che il denaro possa sostituirsi alle emozioni, tanto da farci dimenticare che non sarebbe male porsi la domanda "perché esisto? Qual è il mio scopo?". Una domanda che in epoca lontana generava grandi filosofi, oggi appare lontana, stupida, una pura perdita di tempo. Sono altre le priorità.
Eppure, quando mi allontano dal caos, e magari incontro una persona che scopro lontana dalle folle, dai gossip, dalle auto da corsa, dagli abiti griffati, dai grandi fratelli, dal denaro fine a se stesso, da vanagloriose smanie di potere, e la vedo immersa nella sua vigna, dove spesso cammina a piedi nudi, usa le sue mani callose per lavorarla, ne conosce tutti gli aspetti, capisce quando una pianta soffre o ha bisogno di cure, tutto questo solo per amore, amore e gratitudine per ciò che la terra le dona, come premio per la sua fatica, il suo impegno quotidiano, quel vino che piacerà soprattutto a lei e che lei rispetterà sempre come la massima espressione di quel piccolo pezzo di terra dove vive, allora capisco che quella domanda è necessario, imperativo, porsela, perché siamo in troppi ad aver perso la bussola.
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