Thursday 22 March 2007
Vinitaly: a chi è indirizzato?

Tessere le lodi o fare critica sull'organizzazione e gli obiettivi del Vinitaly è un esercizio al quale ben o male tutti si prestano, sia come giornalisti che come diretti interessati, ovvero espositori. E' un terreno fertile, date le dimensioni della manifestazione e l'impatto che questa ha sugli scambi commerciali e la visibilità del vino italiano nel mondo. Ovviamente il prezzo di chi vuole uno spazio all'interno della fiera è notevole (sebbene, rapportato a quello del Merano International Wine Festival, appare tutto sommato contenuto), ma soprattutto non c'è spazio per tutti, con la conseguenza che chi non è supportato da consorzi o altre strutture si trova spesso tagliato fuori. Sono i piccoli produttori a farne principalmente le spese, non potendosi permettere di pagare cifre onerose per uno spazio spesso angusto e magari fuori dall'area della propria regione.
Ma come ho detto, la critica a certi aspetti del Vinitaly, che è sacrosanto fare, non è la ragione di questo mio post. Curiosando sui dati certificati dal noto organismo di controllo statistico tedesco F.K.M., al quale Veronafiere si appoggia, ho potuto rilevare una serie di informazioni interessanti su cui riflettere. Intanto diciamo che su una superficie di 84mila mq netti, nel 2006 sono stati ospitati oltre 4.200 espositori e i visitatori risultano oltre 144mila, di cui 33mila provenienti da 101 Paesi e oltre 2.400 giornalisti accreditati provenienti da 52 Paesi.
Ma andiamo ad analizzare il dettaglio dei visitatori provenienti dalla Comunità europea:
- Germania 38,29%
- Austria 9,47%
- Regno Unito 7,78%
- Francia 6,27%
- Belgio 5,53%
- Paesi Bassi 4,97%
- Danimarca 4,51%
- Svezia 2,96%
- Spagna 2,94%
- Repubblica Ceca 2,46%
- Polonia 2,46%
- Slovacchia 2,32%
- Slovenia 2,18%
- Ungheria 1,76%
- Finlandia 1,13%
- Lussemburgo 0,95%
- Grecia 0,92%
- Malta 0,69%
- Portogallo 0,60%
- Irlanda 0,60%
- Lituania 0,28%
- Cipro 0,21%
- Estonia 0,16%
- Lettonia 0,14%
La prima cosa che colpisce è che la distanza dal Vinitaly non è elemento discriminante, tant'è vero che l'Inghilterra si trova al terzo posto superando di oltre 1 punto e mezzo la Francia. Quello che invece mi ha colpito è la nona posizione di un Paese vinicolo come la Spagna, superata da paesi nordici quali Svezia e Danimarca. Così come mi ha colpito la scarsissima presenza di Portoghesi (0,60%), inferiore persino al Lussemburgo e a Malta. Curioso no?
E ancora più interessante è notare la forte differenza fra le tipologie di visitatori esteri e italiani:

La stragrande maggioranza dei visitatori esteri sono grossisti e importatori (63%) contro i 12% di italiani. Questo è il vero punto di forza, la molla che spinge i produttori italiani ad essere presenti al Vinitaly: i possibili contatti con gli agenti commerciali. Mentre vediamo che per quanto riguarda i sommelier e gli enotecnici, c'è un divario molto forte, a vantaggio degli italiani (16%) contro il solo 3% degli stranieri, ma questo si spiega con la presenza massiccia delle Associazioni (AIS e FISAR principalmente). Diversamente rappresentanti di enoteche/winebar sono più o meno equivalenti.
Quello che emerge da questi dati, ad esempio, è che la Fiera è indirizzata fondamentalmente agli scambi commerciali, mentre il visitatore comune è sempre più considerato elemento periferico, al quale offrire eventi alternativi. Tutto questo è imputabile più alla necessità da parte dei produttori di quagliare, portare a casa contratti o quantomeno prenotazioni, che ad una precisa volontà dell'organizzazione fieristica. Al Vinitaly il vino non è in vendita, pertanto distribuirlo in quantità enormi a visitatori occasionali non dà il giusto ritorno. Per far conoscere il proprio vino ai possibili consumatori, molte aziende preferiscono altre modalità e forme di partecipazione, come Cantine aperte o degustazioni presso enoteche e ristoranti, dove il vino può essere anche venduto direttamente. Tutto questo con buona pace di chi paga 35 euro per l'ingresso.
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